Questione di doni – di Subhaga Gaetano Failla

“Uff. Ogni anno il solito problema.”
“Quale?”
“Quale… I doni, cara Befy, i doni. A chi portiamo i regali?”
“Oh, che domanda. A coloro che durante l’anno sono stati buoni. E ai cattivi, cenere e carbone.”
“Già, sembra facile. Ma io ogni anno non riesco a capire con sicurezza chi siano i buoni e chi i cattivi.”
La Befana non rispose. Chinò la testa, e il naso, adunco e rinsecchito, sembrò finirle in bocca. La vecchia strega portò poi le lunghe mani sul volto e rimase in silenzio, pensierosa. Anche Babbo Natale non parlò più. Affondava le dita nella barba candida, quasi a cercare lì dentro la risposta al dilemma.
“Ti ricordi quel vecchietto strambo?” mormorò finalmente la Befana.
“Chi?”
“Quel tipo buffo che abitava tanto tempo fa ad Atene.”

“Ah, sì”, rispose Babbo Natale. “Hai una bella memoria, Befy. Ne è passato di tempo. Secoli e millenni. Ti ricordi la sbornia che ci siamo presi insieme a lui con quel vino resinoso? Mah… che brutto regalo gli hanno fatto alla fine i suoi concittadini…”
“Già.”
“Fu una magnifica serata. Avevamo bevuto davvero tanto!”
“Proprio di quella serata volevo parlarti. Ti ricordi? All’ennesimo bicchiere, quel caro vecchietto se ne uscì con una delle sue frasi filosofiche. Lo capii appena, perchè la bevuta gli aveva provocato un interminabile singhiozzo. Disse che il male è generato dall’ignoranza del bene, dall’inconsapevolezza. Ti ricordi? Tu dalle risate stavi quasi per cadere dalla sedia…”
“Oh, sì. Mi ricordo eccome!” esclamò Babbo Natale, e per non smentirsi esplose in una risata talmente fragorosa da far tremare l’enorme stanzone, pieno zeppo di regali, in cui lui e la Befana stavano confabulando.
“Bene!” urlò la strega per sovrastare la risata. “Ho un’idea.”
“Ehm…” fece Babbo Natale, ricomponendosi. “Quale?”
“La frase dell’amico ateniese mi ha fatto pensare a un regalo uguale per tutti.”
“Per tutti?”
“Sì, per tutti. Un dono preziosissimo. Per almeno un attimo, con questo regalo, tutti saranno buoni. E così non faremo nemmeno errori di scelta.”
“Uhm… Che roba sarebbe questo regalo uguale per tutti?”
“Dammi solo qualche minuto. Devo prepararlo. E devo vedere prima se va bene per me. Se il regalo funziona con me, di sicuro andrà bene per tutti.”
“Ti aspetto”, disse quieto Babbo Natale, e accese la sua grande pipa di radica.
La Befana sparì in un’altra stanza, minuscola e segreta, da dove per un’ora o forse più provennero borbottii di alambicchi e rumori simili agli scoppi di piccoli petardi.
Finalmente la strega riapparve nello stanzone. Babbo Natale, immerso nel fumo azzurro della sua pipa, riuscì soltanto a emettere un sonoro “ooh…”.
La Befana aveva sul volto un sorriso meraviglioso. Come rinata, si avvicinò a Babbo Natale, e in un sussurro, porgendogli un piccolo involto, gli disse:
“Questo è il regalo che daremo a tutti. Aprilo.”
Babbo Natale sciolse i fiocchi dei nastrini che stringevano ai due capi il dono. Poi delicatamente aprì la carta blu dell’involto. Dentro c’era un astuccio con sopra la scritta stellina della consapevolezza. E il disegno di una freccia che indicava un tappo e le parole aprire e prendere la stellina. Mugugnando qualcosa di incomprensibile, il vecchietto estrasse il tappo dall’imboccatura.
Una stellina luminosissima uscì dall’astuccio e si librò volteggiando davanti al grosso naso e agli occhi spalancati di Babbo Natale.
“Prendila, senza stringere”, bisbigliò la Befana.
Babbo Natale mosse lentamente la mano nell’aria e acciuffò, con la delicatezza di chi afferra una lucciola, la minuscola stellina.
E allora, il caro vecchietto venne illuminato da una perfetta consapevolezza. I suoi occhi si inumidirono, una lacrima brillante tremolò in equilibrio, poi rotolò sul viso e scomparve nel barbone bianco.

  Subhaga Gaetano Failla

*Anche questo racconto fa parte della pagina natalizia 2017 di Scriveregiocando.
L’unico vero regalo, quello che ci servirebbe davvero, è quello impossibile da incartare, se non nei racconti di Gaetano Failla. La ‘consapevolezza’: magari si potesse regalare; se la possedessimo tutti capiremmo cosa è importante e cosa non lo è. Sapremmo cosa siamo e dove stiamo andando. Ma non è possibile: ciò accade solo nelle migliori favole natalizie.

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