La Storia – di Roberto Barbato

È una storia che ogni anno ritorna, che sembra sempre uguale; eppure io sento che cambia – che “mi cambia” – e si modifica, e si fa nuova ad ogni ritorno.
Come le foglie che sull’albero ritornano, e paiono sempre uguali, ma non son mica più quelle dell’anno prima! O l’acqua dentro un fiume, che sembra stare lì da sempre a compiere gli stessi ghirigori; ed invece si divide e frammenta e scorre e muta proprio sotto il nostro naso. Cose, insomma, delle quali neppure ci accorgiamo.
E così io penso al Natale. In sé non è altro che la ricorrenza di un compleanno, un tradizionale appuntamento che sta a ricordare la nascita di un uomo in un luogo sperduto dell’immenso impero romano. Credere che vi sia un di più, il ‘sentire’ cosa vi sia da festeggiare; ognuno di noi lo può percepire dentro di sé, in base a proprie convinzioni, se lo desidera.Credo però che si possa affermare che il Natale rimane una festa che permea di magia l’atmosfera di quei giorni, anche di chi ‘non crede’, di chi si ritiene troppo adulto, o troppo al di sopra di certe baggianate; eppure, in un modo o nell’altro, ne rimane affascinato, forse contagiato da quel certo non so che.
Tempo fa, il Natale manteneva più un significato tutto religioso. Tanto è vero che, la notte della vigilia, si aspettava Gesù Bambino più che il Babbo Natale moderno; e i doni li portava invece la Befana, oggi quasi del tutto sparita. Poi arrivò il consumismo, la pubblicità, il progresso… e oggi il Natale è ridotto ad una corsa affannosa verso l’acquisto di regali spesso inutili che giaceranno alfin dimenticati.
Oggi, specialmente oggi, chi come me ha passato il mezzo secolo di vita percepisce una stonatura, come se qualcosa ci fosse stato tolto; oggi, dove tutto viene consumato e divorato in brevissimo tempo, dove non esiste più il gusto dell’attesa, dove persino la pazienza viene vista come una noiosa perdita di tempo, in questi giorni frenetici del tutto e subito, viene da chiedersi: cosa rimane una volta spente le luci, tolti gli addobbi, digeriti i pranzi e i panettoni, spese le tredicesime? Cosa può significare realmente, oltre la banalità di una frase fatta, l’augurio che frettolosamente ci si scambia?
Domando a me stesso: può un ‘buon natale’ restare dentro di noi per tutto l’anno, accompagnarci nei gesti e nelle parole di ogni giorno, migliorando il rapporto tra noi stessi e gli altri?
E’ forse soltanto una storia, certo.
Ma io credo, io lo sento, che è la Storia: e anche se ogni anno, quando ritorna, sembra sempre uguale, sempre la stessa vecchia storia, io penso che invece non sia mai simile agli anni precedenti.
Natale si modifica perché siamo noi che ci modifichiamo, disponendoci ad accoglierlo o rifiutarlo a seconda dei nostri mutati umori, stati d’animo, situazioni familiari, stili di vita.
E mi piace pensare che per qualche giorno, per qualche ora, anche per un solo istante, un poco riesce a migliorarmi.
Buon Natale!

Roberto Barbato

*Anche questo testo fa parte della pagina natalizia 2017 di Scriveregiocando.
“Miglioriamoci ogni Natale che passa”: Barbato si augura  e lo augura a noi tutti. Interrogarsi sul senso di tutto, chiedersi a cosa serve ciò che facciamo, acquisire consapevolezza; queste sono le cose che dovrebbero guidarci nei gesti che facciamo. Ognuno cerca il suo senso nel Natale e nel sentimento che vive.

3 pensieri su “La Storia – di Roberto Barbato

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