Un pomeriggio sulla panchina – di Nadia Banaudi

Giacomo camminava strattonato dalla mano del nonno, le cui falcate erano ben più lunghe delle sue. Quanta fretta. A ogni vetrina riusciva a gettare uno sguardo al volo e subito era già oltre.
«Non dovevamo andare a scegliere il mio regalo di Natale?».
«Dopo, dopo».
La risposta non gli piaceva per nulla. Dopo, poteva significare tra un’ora o al ritorno, meglio di forse, non era mai.
La striscia di piastrelle del porticato stava finendo, la direzione era quella del mare dove, al limite, avrebbe trovato un’edicola e un bar. Sì, sarebbe stato dopo. Lì niente giochi.
«Facciamo una passeggiata, nonno?».
«Devo incontrare una persona, Giacomo. Riuscirai a concedermi un po’ di tregua?».
Per quello correva. Era come quando per scendere a giocare con Paolo faceva tutto di fretta.
Decise di restare in silenzio nella speranza di non innervosirlo più, così al ritorno, di buon umore, avrebbero scelto il suo regalo.
Arrivarono a una panchina vuota e si sedettero in attesa dell’appuntamento. Il nonno sembrava lui quando gli scappava la pipì, non riusciva a stare fermo.

La bicicletta forse sarebbe stato puntare troppo in alto per le tasche di Babbo Natale, ma provarci non costava nulla. Altrimenti la nuova torre dei Lego. Anche il drone, però mica male… Il filo dei pensieri gli si interruppe quando, inaspettato, lo schiocco di due baci sulle guance salutò il nonno. Chi era quella? Cosa voleva? Aveva le labbra del colore delle caramelle alla fragola e gli occhi impiastricciati di blu. Un clown femmina! Non fece in tempo a chiedere nulla ad alta voce che Liliana si presentò con un sorriso tirarughe esagerato. E poi, una lunga lista di parole lo sommerse, facendogli perdere la cognizione del tempo. Dopo, si allungò sempre di più, trasformando il pomeriggio in sera. Il cielo sempre meno azzurro e il gelato divorato a merenda ormai scomparso nell’appetito di cena. Dopo, rischiava di diventare domani. Che fregatura!
Che noiosi, quei due, a raccontarsi tutte le briciole che avevano mangiato. Ora sapeva tutto di orari, abitudini e gusti. Come quando la maestra elencava alla mamma le cose fatte a scuola.
Sbatteva le scarpe una contro l’altra sperando di interrompere la conversazione a due. I negozi avrebbero chiuso e non sarebbe riuscito a mostrare al nonno la sua richiesta per Natale: quella bici rossa era proprio fissa nei suoi pensieri.
«Il bambino si sta annoiando. Non ci siamo resi conto del tempo che passava. E’ stato anche troppo bravo».
Fortuna che Liliana se ne era accorta. Allora non era diventato trasparente nell’attesa. Le sorrise continuando a dondolare le gambe, caso mai avesse frainteso.
«È stato così piacevole questo pomeriggio, che è volato. Domani ripetiamo?». Al nonno non pareva importare di lui, invece.
«Volentieri. Però povero piccolo portagli la bicicletta, così mentre noi chiacchieriamo, lui fa un po’ di moto».
«Certo la bicicletta. Mentre torniamo a casa, ne compriamo una subito, se l’è proprio meritata.».
Liliana diventò a Giacomo di colpo simpaticissima, tanto da ricambiare entusiasta il bacio alla fragola. Avrebbe chiesto la torre dei Lego per Natale e la bici sarebbe arrivata con un mese di anticipo. Incredibile!
Alla fine quel pomeriggio, un attimo prima senza speranza, era stato produttivo.

Nadia Banaudi

*Anche questo racconto fa parte della pagina natalizia 2017 di Scriveregiocando.
Attraverso le parole di un bambino riviviamo momenti di attesa, gioia, speranza, noia, delusione e sorpresa: l’alternanza dei tanti sentimenti racchiusi nell’animo del bimbo che siamo stati e che dovremmo ricordare sempre.

4 pensieri su “Un pomeriggio sulla panchina – di Nadia Banaudi

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