Christmas overpass – di Paolo Perlini

Era inverno, era freddo ed era la vigilia di Natale. Il dottor Barzetti spedì la sua ultima mail, arrestò il computer, chiuse le finestre e girò il termostato dell’ufficio. A testa bassa percorse il corridoio, con brevi cenni e saluti smorzati augurò buone feste agli ultimi rimasti: il suo capo, un sistemista, un responsabile informatico.
“Ti va di bere qualcosa con noi?” gli parve di sentire.
Non rispose, aprì la porta ed uscì.
Sopra l’auto c’era una coltre di neve alta almeno dieci centimetri. La spazzò via con le mani e usando la borsa di pelle come fosse una paletta.
“Tanto… che me ne frega se si rovina?” borbottò.
Quando riuscì a salire in macchina era accaldato, i vetri s’appannarono in fretta e per proseguire il viaggio abbassò i finestrini, fino a giungere sul viadotto, dove in genere la gente si fermava per ammirare il panorama. Una volta un tizio si era buttato appeso a degli elastici ed era rimbalzato su e giù come uno yo-yo per almeno quattro volte. Ma di solito la gente aveva l’abitudine di buttarsi da lì senza niente, piombava giù e basta, senza rimbalzare.
Spense la macchina, si avvicinò al cornicione e ripensò all’ultima mail che aveva spedito. Era indirizzata a suo figlio che non vedeva da anni, da quando lei lo aveva preso, se l’era portato via e, con delle scuse ben fabricate, aveva fatto in modo di erigere un muro legale. E poi, al riparo di quel muro, aveva raccontato al figlio la sua verità. E con lui non ci furono più natali da festeggiare.
“Forse dovevo scrivere qualche riga in più” sbiascicò alzando una gamba per superare la ringhiera del ponte. “Forse dovevo spiegargli meglio che io l’ho sempre cercato ma lei…”.
“Forse dovevi scrivere l’indirizzo corretto” sentì dire alle sue spalle. Non fece in tempo a voltarsi, due braccia lo afferrarono e lo portarono via.
“Che volevi fare, eh?”
Si sentì trascinare da due, quattro, sei braccia, che lo depositarono senza riguardi nel sedile posteriore di un’auto.
“Ma che fate? Lasciatemi stare! Che volete?”
“Siamo noi, stronzo!” disse il suo collega d’ufficio dopo aver acceso la luce della plafoniera.
“Quando spedisci le mail cerca di scrivere l’indirizzo corretto, altrimenti le intercetto tutte io” precisò il sistemista.
“E quindi…”.
“E quindi sì, ho letto la tua lettera d’addio, e come vedi ti abbiamo raggiunto appena in tempo”.
Il suo capo guidava con attenzione ma gli scappò un rimprovero: “Sei uno stronzo… proprio la vigilia di Natale! Potevi almeno chiedermi delle ferie”.
Anche il responsabile informatico disse la sua, allargando le braccia e strabuzzando gli occhi: “Insomma, dai…tutta questa scena per un computer difettoso! Ti ho detto che lo avrei cambiato il prossimo anno! ”.
Il sistemista, che era un suo vero amico, non aveva tanta voglia di scherzare.
“Non ci badare. Loro sanno essere stronzi anche a Natale. Ma tu non ci riprovare”.
Gli puntò l’indice sul petto, tanto forte fino quasi a trapassare le costole. Poi lo abbracciò.

Paolo Perlini

*Anche questo racconto fa parte della pagina natalizia 2017 di Scriveregiocando.
Un bel racconto dove la melanconia delle feste si miscela con il senso di inadeguatezza che spesso ci sovrasta. Le incomprensioni si ingigantiscono e pare che tutto sia irrimediabile, pure la vita. Ma dai gesti estremi ci può salvare l’errore, la confusione della mente. E il cuore si apre a nuove possibilità.

 

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4 pensieri su “Christmas overpass – di Paolo Perlini

  1. L’ha ribloggato su Panirlipe's Webloge ha commentato:
    Il Natale mi è scivolato fra le dita, è passato, sempre uguale e sempre diverso. Forse questa volta proprio diverso. Ma anche quest’anno non potevo mancare nella pagina Natalizia di Morena. Soprattutto in questa edizione.

    Mi piace

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