Cartolina di Natale – racconto

Quando finì di addobbare l’albero, si sedette per terra. Più che ammirarlo Rebecca aveva un groppo in gola. Sentiva la sua presenza ma non lo vedeva.
Allungò una mano e trovò l’aria. Chiuse gli occhi con la speranza che riaprendoli avrebbe visto la sua figura leggermente appesantita dall’età. La mente lo inquadrava, le orecchie sentivano la sua voce, il naso il suo profumo, la lingua le sue labbra. Solo il tatto non assolveva la sua funzione. Le dita percepivano solo il nulla.
Aprì gli occhi ma la stanza era vuota. C’era solo l’albero finto luccicante per gli addobbi, il divano sul quale amavano sedersi dopo il pranzo, la sua scrivania ordinata come tutta la mansarda. Si avvertiva l’assenza del suo disordine: i libri ammonticchiati un po’ ovunque, il computer sempre accesso, fogli e appunti volanti sparsi sulla scrivania.
Una lacrima scese sulla guancia. Si guardò attorno smarrita.
Era il primo Natale senza Riccardo e la sua risata.

Era inutile pensare che fosse solo un brutto sogno. Riccardo non sarebbe tornato mai. Doveva rassegnarsi, ma sapeva che non era facile.
Rebecca sentiva il peso della solitudine che aveva cercato esorcizzare compiendo gli stessi gesti, eseguiti per una vita.
L’albero lo facevano insieme, litigando e alzando la voce. Riccardo sbuffava, perché doveva prendere fuori dal ripostiglio gli scatoloni di Natale. Lui borbottava scocciato, perché doveva mettere sullo schermo del computer le immagine del Natale dell’anno precedente.
«Non importa rifarlo uguale» chiosava con la voce che a stento tratteneva l’insofferenza.
«Mi serve solo per ricordare» replicava Rebecca, scrollando le spalle.
Ogni anno era sempre la stessa storia. A lei non andava bene nulla ma alla fine si abbracciavano felici, contemplando l’albero addobbato.
Quest’anno lo osservava con occhio triste. Riccardo non c’era per baruffare.
«Mamma, scendi» chiamò Sofia dal basso. «Vieni che andiamo a casa mia per passare il Natale insieme».

Gian Paolo Marcolongo (newwhitebear)

Cartolina di Natale ci narra una storia delicata con sfumature malinconiche, quasi tristi. È una realtà con cui molti di noi si scontrano durante questo mese che dovrebbe essere ‘di festa’ ma che è anche foriero di pensieri mai abbastanza sopiti. Ben resa l’atmosfera dei ricordi e puntuale il richiamo alla realtà, al qui e ora che ci aiuta ad andare avanti.
Ringrazio anche Gian Paolo (trovate il link al suo blog qui sopra) per questo racconto che chiude la breve rassegna di inediti natalizi.
Proseguiremo con i testi presenti nella pagina natalizia 2017.

10 pensieri su “Cartolina di Natale – racconto

  1. I nomi son diversi ma l’emozione e’ la stessa. Il primo Natale “senza” e’sempre difficile. Penso alla mia amica Laura e al suo primo Natale “senza Arthur”. Il lavoro e gli impegni vari legati anche all’anziana madre (che Arthur seguiva amorevolmente) durante il giorno la distraggono dal dolore che emerge, forte e disperato, quando alla sera apre quella porta di casa, la stessa dove si trovava ormai senza vita il corpo di Arthur. Alla sera, quando tutto tace, il silenzio dell’assenza si fa terribile ed angosciante. Lei e’ brava, e’forte la mia amica Gin ( un nomignolo che le avevo affibbiato, diminutivo di Ginevra, moglie di Artu’ fra le sue battute e risatine), ma non riesco piu’ a farla sorridere. Il suo sguardo e’ triste. Lei che e’sempre stata di aspetto e di atteggiamento vivace come una ragazzina, non ha piu’ lo stesso sguardo. Ci vorra’del tempo. E se il Tempo e’ l’Estensione dell’Anima, come disse Sant’Agostino, allora la anima con il Tempo guarira’. Grazie. Ella Donati

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