Un terribile Natale – seconda parte

qui la prima parte

Silenzio. Si era spostata verso il muro da dove proveniva il rumore in sottofondo. Incredulo guardò dentro al baule. Solo stracci, forse un tempo vestiti, macchiati e sporchi, prossima merce per la carriola. Indifferenziato.
Infilò con curiosità le mani dentro per frugare, e sotto i primi strati sentì qualcosa di duro. Il rumore intanto diventava sempre più forte mentre la strana cosa fluttuante era sparita. A crederci poteva essere passata attraverso il muro entrando in casa, chissà magari dopo anni in un luogo chiuso aveva bisogno del bagno. Rise tra sé: avrebbe trovato il vecchio a scrollarsi l’uccello.
Sollevati gli strati morbidi, una scena raccapricciante gli si presentò davanti. Le ossa di un bambino vestito, dopo chissà quanto tempo, chiuso lì dentro. Aveva scovato un morto.
Non tanto le gambe quanto lo stomaco si mise in moto, restituendo a poca distanza la colazione. Continua a leggere “Un terribile Natale – seconda parte” →

Un terribile Natale – prima parte

22 dicembre: meno tre al conto alla rovescia. Poi tutto si sarebbe sgonfiato, fino a tornare silenzioso e noioso.
I suoi passi risuonavano pesanti nel vicolo, gli scarponi stridevano contro le pietre e raccontavano la scarsa voglia che si trascinava addosso. Dove era finito il siamo tutti più buoni?
Possibile che a tre giorni dal Natale a quello sciroccato venga in mente di svuotare la cantina? Invecchiando lui perde il cervello e io ci vado di mezzo. “Tanto non lavori”, dice lei. Imparasse a starsi zitta.
Senza voglia e senza speranze si infilò nel vicolo. Faceva un freddo porco. Tutti i mulinelli gelidi si erano dati appuntamento e lo schiaffeggiavano a raffica aumentandogli il nervoso. Diede un ultimo calcio all’aria, avvicinandosi a quella sagoma in attesa.
– Eccoti, son ore che aspetto. Non c’è più la gioventù di una volta. Alla tua età avevo un lavoro e non la schiena dritta come avete voi ora, che la sera fate i leoni e poi la mattina…
La solfa delle paternali zeppe di luoghi comuni era iniziata. Come a recitare un rosario, senza sconti fino a che fossero rimasti insieme, quella voce roca non si sarebbe interrotta mai.
– Sono solo le otto di mattino non sono in ritardo.
Essere conciliante lo avrebbe convinto? No, conoscendolo no.
– …scommetto che se tua madre non insisteva eri ancora a letto. Debosciato.
Intanto il nipote che ti dà ai nervi è qui, vedi di non rompere troppo o ti lascio a metà con il lavoro.
– Cos’è quello sguardo torvo? Roba da matti, ai miei tempi… Continua a leggere “Un terribile Natale – prima parte” →