Disagi 2.0 potrebbe essere un testo scolastico

Qualche giorno fa – non farò nomi né di persone né di luoghi – una persona mi ha raccontato questo fatto che mi riempie di orgoglio e soddisfazione:
Una ragazza, una studentessa e una sportiva, si è sentita oltraggiata per qualcosa e ha scritto dei commenti in rete rivolti alle ragazze di un’altra squadra, i commenti sono stati divulgati (un video o altro) ed è nato un putiferio.
L’insegnante ha letto alcuni racconti del nostro “Disagi 2.0” e ha pensato di tenere alcune lezioni specifiche sull’uso dei social, usando i nostri racconti come spunto di discussione in classe.

Mi pare un’iniziativa molto interessante. Sono favorevole a ogni occasione che possa offrire il pretesto per la riflessione e il confronto. Credo che molti giovani – e non solo – non abbiano valutato la portata dei loro gesti sui social. Delle loro frasi scritte in un momento di rabbia, frasi che poi restano e fanno il giro del mondo in pochi giorni e minuti. Anche se si scrivono imbecillità e si cancellano, c’è sempre qualcuno che ha fatto uno screenshot e lo manda in giro. Se si pubblica un video e quello diventa virale, anche se corri a toglierlo, ci saranno già trenta benemeriti che se lo sono salvato e lo ributtano in rete. Ogni volta che si affida qualcosa alla Rete, poi la Rete te lo restituisce in centinaia e migliaia di repliche. Soprattutto se ha un contenuto che si presta ad essere usato contro di te.
Certo, se fai di video in cui racconti come si fa una torta o le tue impressioni i lettura, non ti seguirà nessuno, ma se fai un video con contenuti particolari, se proclami insulti, o mostri qualcosa che sarebbe meglio lasciare nell’intimità di una camera, allora stai tranquillo che il video rimarrà per i posteri.
I racconti sono realtà romanzata ma possono avere una forza insospettata: ascoltare un Tg ti fa sembrare le cose come lontane, impossibili per te. “A me non accadrà mai. Io sono più furba di questi qua”. E il Tg si consuma in pochi minuti. Il racconto resta, ti entra nella mente e lavora anche quando accantoni il libro. La storia si presenta come possibile e chi ascolta può comprendere che le cose accadono a tutti non solo alle persone di cui si occupa il Tg.

 

* Chi non sa nulla della nostra iniziativa può leggere qui e seguire gli altri link
*Chi non ha ancora letto Disagi 2.0 può scaricarlo qui

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4 pensieri su “Disagi 2.0 potrebbe essere un testo scolastico

  1. Meno male che ci sono insegnanti che si preoccupano dell’utilizzo dei social da parte dei minori!
    La prima regola che dovrebbe valere: quello che stai per scrivere avresti il coraggio di dirglielo in faccia? quello che hai filmato avresti il coraggio di vederlo al telegiornale e trovartelo nel curriculum da qui fino alla fine dei tuoi giorni? Ecco, questa è internet. Purtroppo i “nativi digitali” non ne sono coscienti, diversamente da noi “anziani” che abbiamo vissuto senza tecnologia e sappiamo bene quanto può far male un pettegolezzo o un’offesa.

    Mi piace

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