Pensieri sul finire dell’estate

Ho alcuni post in mente: intanto le ultime undici risposte al terzo Liebster Award ricevuto, quello di Giovanni Venturi, un post per gli aggiornamenti sul pdf del ‘disagio della tecnologia’ che, come ho anticipato su Facebook ma so che non tutti usate il mezzo, avrà un titolo leggermente diverso, il post in cui chiederò espressamente di dare il vostro impegno per la pagina natalizia prima di mettermi all’opera. Ma oggi vorrei scrivere senza pormi problemi e andare a braccio.

Ho già detto molte volte che ho questa storia iniziata da anni, dal 2001, e abbandonata in una cartella che si intitola ‘romanzo marianna’, anche se forse Marianna non ci sarà. O forse sì, mica me lo ricordo.
Ho abbandonato la storia perché la protagonista viene uccisa e io non ho ancora ben chiaro chi è l’assassino. Ma la cosa che mi preoccupa davvero – che un assassino lo troverò di certo – è che temo di fare casino sulla gestione delle indagini. Di certo so che non deve agire un ‘ispettore’, ma che occorre coinvolgere cariche più alte a cui rendere conto. E qui mi incasino. Non mi va di scrivere cazzate e fare confusione con gli incarichi.
Quindi, ho questa storia buona, con uno stile più aggressivo del solito – ma lo stile l’ho modificato qualche anno fa -, con alcuni ‘intermezzi’ particolari, che rimane a dormire da sedici anni. Non ci penso quasi mai, ma a periodi mi torna in mente. Come ora, in questo agosto in cui si dorme male e la notte ci si sveglia spesso; in questi risvegli notturni mi capita di vedere questa donna e i suoi vicini di casa, più loro che lei, e mi vengono in mente alcune situazioni possibili. La cosa curiosa è che vedo le situazioni e nel dormiveglia – a volte sono proprio addormenta – mi sento dire: “Hai visto? Finora avevi sbagliato tutto. Devi cambiare approccio”, poi mi sveglio del tutto e mi dico: “Pirla! Prova a dormire invece di sognare storie del cavolo che non scriverai mai”:
Quindi, qualche spiraglio mi si è aperto, ma ancora non capisco come potrei gestire la faccenda “scoprire chi è l’assassino”.
Ma quanto deve stare in gestazione un romanzo? Sedici anni sono ancora pochi?

***

L’immagine proviene da qui

 

 

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