Il disagio della tecnologia – primi abbinamenti

Com’è andato questo nostro gioco letterario?
A mio parere, molto bene: qualità ottima dei testi, argomento ben sviscerato e armonia tra i partecipanti. Cos’altro desiderare?
Io mi dichiaro molto soddisfatta e vi ringrazio tutti di nuovo.
Mi scuso per la mia poca presenza nell’ultima settimana, ma la Spagna mi chiamava 😉

Faccio il punto della situazione:
Carlo Sirotti è l’autore di Stronzo, come indicato da Gaetano, da Fausto e non ricordo da chi. Stronzo è un bel racconto, e l’argomento è quello che mi attirava da subito. Tra l’altro, Carlo si è lasciato suggestionare dall’immagine che avevo usato nel post di presentazione ed è partito proprio da lì, per descrivere i sentimenti del suo protagonista, che non è l’autore dei fatti ma che, agli occhi di Valentina, e anche dei nostri, appare uno ‘stronzo’ vero.

Stefano Mina è l’autore di La congiura di Innocenzo, e Carloesse l’ha beccato subito quando ha scritto “Un indizio: sono uno a cui girano un bel po’”. Il racconto di Stefano è divertente e tutti noi ci siamo immedesimati nel ‘povero’ Innocenzo, disturbato a tutte le ore dalle telefonate dei call center. La tecnologia in questi settori ha causato molto disturbo, il famoso ‘disagio’ di cui ci siamo occupati. Quindi, ben centrato qui l’argomento, in questo come negli altri racconti a sfondo ironico e leggero.

Cristina Bove è l’autrice di L’appuntamento, e un po’ si poteva comprendere da subito: riferimenti importanti, clima delicato e atmosfera avvincente, chiusa poetica, dovevano suggerire subito la penna/pennello di Cristina. Infatti, prima Fausto e poi Gaetano hanno capito. Il racconto è molto bello, ben organizzato e scritto con accuratezza. All’inizio pensavo non contenesse il ‘disagio’, poi ho ampliato ancora la mia visuale. Naturalmente tutti noi capiamo che il disagio non nasce dalla tecnologia (se non nel momento della sua invadenza nelle nostre vite, della sua troppa presenza e della sua astrusità, come abbiamo letto in altri racconti), ma può esserne amplificato.

Marco Freccero/Morena Fanti hanno scritto Debolezza, come suggerito da Daniela Giorgini. Un disagio creato da false occasioni, e anche da false personalità, è uno degli argomenti della cronaca, e questo non potevamo farcelo scappare, anche se potrebbe sembrare troppo ovvio. Quando ho detto al mio socio “Ma è troppo semplice, non c’è tragedia”, lui mi ha risposto: “Come no? Questo si perde la moglie, la famiglia, la casa. Cosa volevi di più per dire che è una tragedia?”

E Freccero/Fanti sono anche gli autori di Chicca2004, come scoperto da Carloesse. Ho voluto io questo racconto, per supplire alla poca tragedia del primo. Ho scritto l’inizio e l’ho mandato a Marco, così a sorpresa. E poi l’abbiamo scritto. Questo assomiglia ancora di più alla mia idea di ‘disagio’.

Fausto Marchetti ha indovinato che Luciana Ortu e Sara Talloru sono le autrici di Disagio e (in)visibilità, bel racconto a tema cyberbullismo, uno dei temi a me cari, dove il disagio è ben rappresentato dalla violenza verbale messa in atto sul web e trasmessa con chat di gruppo e video condivisi. Sara ha dato l’idea e ha raccontato un po’ della scuola che vede, tra bulli e professori che non capiscono la portata dei danni che certi situazioni possono fare.

E, sempre Fausto, è stato uno dei primi a intuire che Vivo fosse di Carlo Bramanti. La scrittura di Bramanti è sempre molto attenta ai giovani, agli adolescenti, e alle famiglie. La tragedia si annuncia e si sfiora, poi si chiude con la poesia di chi sa vedere l’anima delle cose e delle persone.

Quindi, sette abbinamenti indovinati su sedici racconti.

Abbiamo ancora la frase di Nadia Banaudi, sulla quale nessuno si è pronunciato: “A mali estremi, estremi rimedi”,
questa di Fausto Marchetti: “È praticamente ovvio che esistano altri modi di scrivere un racconto”
e la frase di Daniela Giorgini:  “Breve storia di un futuro che ritorna al passato”.

Poi manca il racconto di malosmannaja e vi posso dire che è come i suoi commenti, arguto, divertente e fuori dagli schemi.
Il racconto di Gaetano Failla è così particolare, così originale, che solo lui poteva scriverlo.
Vi ricordo che c’è ancora un racconto doppio da scoprire, dove il tema tratto è meno tosto del finale (per dire).

Poi chi manca? Giovanni Venturi, Santo Cerfeda e Maurizio Orsatti.
Giovanni ha scritto un racconto forte, tema centrato e linguaggio preciso. Un racconto dal disagio a me caro 😉
Santo ha scritto di un argomento molto chiacchierato sul web, e questo vi basti, e Maurizio ha scritto un racconto che mi ha fatto aprire il vocabolario.

Aggiornamento delle 16,38: Luciana Ortu ha indovinato l’autrice di Cresciuti a pane e computer, e cioè Nadia Banaudi, un racconto ironico su ciò contro cui dobbiamo combattere ogni giorno, e l’autore di Oltre il vetro, Fausto Marchetti, un bel racconto con un fondo di poesia e perfino la filastrocca che ha tradito l’autore 😉 .

Aggiornamento del 20 luglio, ore 09,32: Luciana Ortu ha indovinato Dentrobatidi (che ho dovuto cercare su Wikipedia e ho chiesto di nuovo conferma all’autore per sapere se aveva scritto il nome ‘giusto’) di Maurizio Orsatti. Un racconto in cui la tecnologia diventa ingombrante e perfino inutile, facendoci perdere le buone vecchie usanze di chiedere informazioni prima di agire con tutto l’armamentario che è pure pesante. Io l’ho trovato divertente, anche se non fosse plausibile.

ore 10,00: Gaetano ha indovinato (spia il salnitro) Il disagio della tecnologia 3, scritto da malos (è lui che vuole la minuscola, non sono io), un bel racconto che mi fa pensare a tutte le volte che cambio un elettrodomestico e devo leggere il libretto delle istruzioni. Avete notato che più cose fanno (dicono di fare) questi elettrodomestici e meno riusciamo a dare le cose che facevamo prima in modo molto semplice? Se non è disagio questo.

E Stefano Mina ha indovinato L’appendipanni per scimmie, di Subhaga Gaetano Failla, un bel racconto ambientato in un futuro quasi prossimo e molto inquietante, ma trattato dall’autore con perizia e arguzia. L’appendipanni si merita la palma di “racconto più difficile da abbinare”: in pochi hanno tentato finora.

E, infine, Fausto Marchetti ha indovinato Messaggi di Giovanni Venturi, un racconto in cui la troppa attenzione ai messaggi in arrivo e alla digitazione delle risposte, con una bella e azzeccata intromissione di uno sconosciuto che anticipa una sua azione estrema, causa un finale tragico. Qui la tecnologia non solo crea disagio ma fa pure danni.
Sempre Fausto ha indovinato G.A.I.A. di Daniela Giorgini, un racconto in cui la casa del futuro si rivolta contro il suo utilizzatore (cosa che di certo accadrà). Un racconto dall’impronta divertente che dovrebbe farci riflettere, E ha indovinato pure Speriamo sia solo una bufala di Santo Cerfeda, racconto con cui ho scelto di chiudere la pubblicazione dei post, perché<è è un racconto di un futuro distopico al contrario che quasi ci farebbe (quasi!) augurare la Morte Nera per i nostri dispositivi troppo ingerenti.

Cosa manca? Ditelo voi 😉

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36 pensieri su “Il disagio della tecnologia – primi abbinamenti

      1. Ops, mi ero persa l’elenco dei titoli. Mi è venuto in mente che Speriamo sia una bufala si adatta all’indizio di Daniela Giorgini.

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  1. Provo con altri due abbinamenti:
    “Speriamo sia solo una bufala” è di Nadia Banaudi
    “Il disagio della teconologia 3” è di malosmannaja (qui dovrei essere sicuro: ho letto poco fa, alla fine del racconto, del salnitro sui muri…)

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  2. vediamo se ci sono arrivato:
    Cresciuti a pane e computer Nadia Banaudi
    Oltre il vetro Fausto Marchetti
    L’appuntamento Cristina Bove
    Questo è solo x te  Racconto doppio
    Appendipanni per scimmie  Malosmannaja o Maurizio
    Debolezza Marco e morena
    Il disagio della tecnologia 3
    Disagio e (in)visibilità Luciana e Sara
    Vivo Carlo Bramanti
    Stronzo  Carlo Sirotti
    Dentrobatidi Maurizio o Malosmannaia
    La congiura di Innocenzo Stefano Mina
    Messaggi Giovanni Venturi
    Chicca2004 Marco e Morena
    G.A.I.A. Daniela Giorgini
    Speriamo sia solo una bufala Santo Cerfeda

    però a me manca un autori o autrice e questo mi scombussola un po’

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  3. “Breve storia di un futuro che ritorna al passato” è ingannevole dato che fa indubbiamente pensare a speriamo non sia una bufala…tutta la tecnologia è andata a farsi friggere e l’uomo del futuro è costretto a ritornare al passato:-)

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  4. Eccomi scoperta!
    E’ stato bello finora vedere che da molti il mio racconto era pensato scritto da un uomo.
    Grazie ancora a tutti per i bei commenti.
    Volevo dire a Santo Cerfeda, che nel suo commento contestava il finale lasciato alla fantasia del lettore, che in realtà il racconto doveva finire alla morte del soggetto, il 27 agosto. Poi l’ho fatto leggere al mio compagno, che l’ha trovato troppo “tragico”, così l’ho modificato. Ma i 6000 caratteri remavano contro di me e quindi ognuno pensi a ciò che vuole… 😀

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    1. D’accordo sui seimila caratteri: anch’io mi sono trovato inguaiato. Suggerirei che al prossimo concorso Morena metta un limite di diecimila caratteri. Per il resto sono d’accordo con il tuo compagno (e non per solidarietà maschile, come insinua malignamente mia moglie 😇): la morte del protagonista sarebbe stato troppo. Ma, che so, scoprire per caso una nota nascosta del tecnico che aveva installato l’infernale elettrodomestico?…

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  5. Figuratevi come ha riso mia nipote per i commenti. Tutti gli indizi che secondo i commenti erano di una vecchia insegnante o di un adulto che non conosce i ragazzi… erano suggeriti da Sara (17 anni) e da me lasciati perché ho voluto che tratteggiasse lei, il più possibile, la trama, limitandomi alla stesura e al mio stile cinematografico. E quindi… quando mi ha detto che Alice era vestita di nero, una via di mezzo tra un dark e un punk (ma lei adesso li definisce gotici) e aveva una tracolla, le ho chiesto di quale gruppo musicale e ha scelto lei i Red hot (io stupitissima, a malapena me li ricordo). La modalità del suicidio: quando ho fatto salire l’insegnante in terrazza, pensavo a un volo dall’ultimo piano, invece è Sara che ha suggerito i famosi barbiturici (che ho lasciato, per non intervenire sulla sua scelta e perché davano un tocco vintage a una storia ultramoderna, amo i contrasti e ho ceduto per amor di zia) e il filo di bava dalla bocca (e glielo ho concesso perché per una diciassettenne un tocco trash ci sta benissimo). Il finale cinematografico lo ho tratteggiato io in base alla descrizione del carattere del personaggio di Alice che mi aveva fatto Sara in fase preparatoria delle schede personaggi.
    Quindi… zia e nipote soddisfattissime della collaborazione. E la nipote ora ha preso il volo e ha iniziato a scrivere per conto suo su wattpad. Grazie di nuovo a Morena per averci dato questa opportunità di giocare insieme e incoraggiare una giovane.
    Post scriptum. Siamo sconfortate perché nessuno ha colto il nostro gioco letterario nel titolo.
    Il messaggio lo ha colto malos, ma nessuno ha notato il riferimento ai titoli della Austen (che adoriamo). Abbiamo impegnato un bel po’ di tempo a sintetizzare il titolo in due parole, sulla falsa riga di Orgoglio e Pregiudizio e Ragione e sentimento (che Jane ci perdoni l’ardire!) e al contempo nascondervi il nucleo della storia.

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  6. Sono stato contento che Morena abbia scelto il mio racconto come ultimo della raccolta: in effetti lo avevo immaginato proprio là, a conclusione di un libro che, dopo aver illustrato i disagi e disastri della tecnologia, concludesse con la distruzione della stessa e un nuovo inizio pieno di speranza.
    Devo dire che è stato un lavoro faticoso che ha richiesto ben cinque stesure e un numero notevole di limature e correzioni per stare dentro ai famosi seimila caratteri; l’idea iniziale era un racconto in prima persona che descrivesse una giornata apparentemente normale del protagonista, ma con alcune stranezze e incongruenze che si sarebbero spiegate solo alla fine. E anche il titolo è stato un problema: all’inizio volevo usare “La morte nera”, titolo tragico e incongruente con l’ariosità del racconto, che avrebbe dovuto disorientare il lettore, ma la battuta (non programmata) usata dal protagonista alla fine, prima di addormentarsi, mi è sembrata molto più adatta.

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  7. Bravo Fausto per averne indovinati(mi pare) più di tutti. E complimenti a Gaetano, dopo la piacevole scoperta che che “L’appendiabiti…” (rimasto il mio preferito) fosse proprio il suo.
    Ma soprattutto all’instancabile Morena per avere organizzato il gioco, che mi ha sinceramente divertito molto.
    Spero che possa ripetersi in futuro.
    Un saluto e un grazie a tutti i partecipanti. Il buon livello della raccolta è merito di tutti. Credo ci rivedremo almeno per l’edizione completa e definitiva che ci è stata promessa e che mi attendo sontuosa come sempre. Avremo così occasione di risalutarci e stare (almeno virtualmente) di nuovo tutti insieme: quando la tecnologia non è solo disagio……
    :-).

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  8. Grazie, Carlo, dei complimenti. Anche il tuo racconto è tra i miei preferiti insieme ad altri due-tre, e te lo dico non per semplice scambio di complimenti.
    E allora, saluto anch’io te e tutti, in attesa d’un nuovo saluto in occasione della raccolta completa dei racconti.

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  9. Buonasera
    sono rientrato proprio stasera da uno di quei viaggi e da quelle situazioni che non sembrano plausibili.
    Ho letto i vari commenti che mi hanno divertito , non conosco nessuno di voi e tanto meno le vostre professioni ma vi posso assicurare che certe situazioni non sono poi così improbabili certo non faccio il biologo ma ho girato un po’ di mondo per lavoro e vi posso assicurare che ho fatto qualche viaggio di quel tipo anche se a voi sembra strano che uno faccia tre giorni di viaggio usando i vari mezzi di locomozione per un colpo di mouse non dato ma questo lo racconterò un’altra volta.
    Grazie per i complimenti e per l’impegno per scoprire l’autore del pezzo.

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