Messaggi – tredicesimo racconto

Beatrice aveva l’abitudine di camminare con lo smartphone in mano anche per strada. Era qualcosa più forte di lei. Doveva restare collegata con il mondo, essere social e, quindi, socializzare, accorrere in soccorso delle amiche che le inviavano messaggi di continuo.
Sollevò per un attimo lo sguardo dal telefono. Il semaforo per i pedoni era rosso. Due secondi dopo abbassò il capo e si fiondò di nuovo nel display, mentre caratteri e icone apparivano dal nulla. Spesso le faceva male il polso, dovevano essere i troppi messaggi scritti. La quantità spropositata che ne scambiava con dieci persone nello stesso momento, mentre le notifiche sonore e visuali si apprestavano a richiamare la sua attenzione. Attenzione che era già totalmente assorbita da quello strumento infernale, come lo chiamava sua madre.
Andava a trovarla per poi sedersi alla sedia della cucina, in silenzio, isolandosi dall’ambiente. La madre le chiedeva sempre come stava e lei le rispondeva ogni volta con la stessa frase – sto bene! – e con l’identico tono di voce indaffarato. Continuava a parlare con le amiche con una serie infinita di messaggi scritti e, a volte, anche attraverso audio messaggi. Lei preferiva quelli testuali, però. Le sue dita scorrevano in lungo e largo sul vetro per inseguire le vocali e le consonanti, gli apostrofi e le lettere accentate.
«Sforni messaggi in quantità industriale, nemmeno fossi una scrittrice professionista, Bea.» Sua madre le aveva sbottato contro l’ultima volta che era stata da lei. Continue reading “Messaggi – tredicesimo racconto”

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