La congiura di Innocenzo – dodicesimo racconto

La congiura dei Lampugnani – Francesco Hayez, 1826

Drinnnnn!
“Accidenti!” disse Innocenzo.
Si allontanò, con un passo che contraddiceva del tutto i suoi 84 anni, dal fornello dove cuocevano briosi degli spaghetti e si diresse verso il telefono che, completamente insensibile alle sue faccende culinarie, non smetteva di trillare. Alzò la cornetta. “Pronto!” disse con quel particolare tono di chi si sente a disagio a parlare con un interlocutore senza volto. L’imbarazzo svanì appena sentì la voce dell’operatore di uno di quei call center che ci avvelenano l’esistenza. Ora, di vitale importanza, era trovare il modo, senza essere troppo scortese, di troncare quel flusso di parole impersonali sul nascere, altrimenti… “Guardi, non m’interessa, sono a posto…no, non la faccio parlare perché le ripeto che non ho alcuna intenzione… senta, non mi costringa a essere maleducato… come mi permetto? Mi scusi, sono impegn… ma che vuol dire che anche lei sta lavoran… mica l’ho chiamata io… senta, a queste cose ci pensa mio figlio arrivederci!” Chiusa la comunicazione avvertì il solito malessere, un misto di rabbia e sconforto.
“Gli spaghetti, cazzo!”. Senza neppure spegnere il fuoco afferrò la pentola e la portò sotto l’acqua fredda ma fu tutto inutile: i “vermicelli” avevano oramai l’aspetto di bulimici lombrichi, quindi, invece che nel piatto, li gettò direttamente nel bidone dell’organico che giaceva ai suoi piedi con la “bocca” spalancata, come in attesa.

“Basta!” Sentì una folle energia crescere in lui. Come in un flashback rivide le recenti situazioni in cui si era sentito impotente, a disagio, e constatò che tutte avevano a che fare con la tecnologia, sempre più invadente, spesso deteriore.
Come quando l’operatore della TCM, invece di ridurgli la tariffa, gli fece recapitare un modem di ultimissima generazione, del tutto incompatibile con il vecchio Mac di suo figlio, rara archeologia informatica. Come quando per risolvere un problema amministrativo al telefono, era quasi impazzito seguendo le indicazioni vocali: 1, 2, 5, 9, # e appena dall’altro capo si manifestava una voce pressoché umana, la linea beffardamente cadeva. Come quando, l’altra mattina, mentre passeggiava in bicicletta, una donna alla guida di un suv, che con una mano teneva il volante e con l’altra digitava “funambolescamente” sul cellulare, gli era passata così vicino da consentirgli di percepirne il profumo; per poco non era caduto. Come quando ieri, al bar, mentre stava acquistando un foulard da un simpatico pakistano per regalarlo alla sua giovane nipote, era stato“ripreso” da un individuo con il telefono puntato come una colt 45, che minacciava di denunciarlo alle autorità.
“Basta!” – Ridisse a voce alta – “Il tempo stringe più di una zuppa di carote, e se si possono ingannare gli anni anagrafici, quelli biologici li freghi meno”.
Si mise al tavolo, prese carta e penna e scrisse un piano d’azione: “Piano di resistenza e ribellione dell’anziano con le balle piene contro la teo-tecnologia”. Forse un po’ troppo lungo, pensò.
Una strana luce filtrò dalla sottile fessura tra le palpebre.

1° punto: Riunire tutti gli amici con il cervello non ancora in pappa (per anni aveva lavorato in biblioteca e di esperti di Noir, Gialli e gradazioni varie ne conosceva diversi)

2°: Contattare Occhiolungo e Martello, poliziotto e detenuto in pensione, amici inseparabili e gran lettori, per individuare sedi ed operatori di call center ma soprattutto quei gran figli di una prostata ingrossata dei loro “motivatori”. “Se avete il cuore troppo tenero questo lavoro non fa per voi perché dovete essere aggressivi” dicevano queste m…

3°: Passare all’azione: brevi sequestri dei soggetti succitati; ideale a tale scopo il casolare di quell’eremita di “Alce Nero” (soprannome dovuto non alle sue presunte origini indiane ma al ruolo di capro espiatorio perennemente incazzato che aveva a lungo sostenuto nell’azienda pubblica in cui aveva lavorato per 40 anni). Da anni viveva a Monte Sgrippone, località segnalata solo sulle cartine del CAI di fine ‘800; certamente avrebbe contribuito alla causa con grande piacere.

4°: Nella stanza di “recupero”, del tutto simile a un monolocale, installare numerosi telefoni pronti a squillare ogni volta che il soggetto si accinge a pranzare, dormire o a espletare le proprie funzioni fisiologiche. Una volta alzata la cornetta, una voce registrata ripete in maniera ossessiva assurde proposte commerciali. Es: “È a posto con il gas? Possiamo installarle gratuitamente una centralina direttamente nel wc; ogni sua flatulenza sarà trasformata in energia completamente ecologica” E così via fino alla ritrovata consapevolezza del paziente.

5°: Trattamento similare per alcuni esemplari di virtual men con il pollice in continuo movimento e il capo chino sopra il rettangolo luminoso; perennemente connessi ma completamente scollegati dalla realtà. Dopo un periodo di disintossicazione, saranno sottoposti a un graduale reinserimento nel mondo reale fino al completo recupero dei sensi: caldo, freddo, paura, ansia, ma anche gioia: Dopo qualche giorno di rieducazione i soggetti riusciranno persino a godersi un tramonto, e una folata di vento sul viso parrà un’esperienza indimenticabile.

Innocenzo depose la biro e rilesse quello che aveva appena scritto: “Solo 5 punti e quasi impossibili da realizzare, pura follia”, pensò scoraggiato.
Non c’era più Costanza a risollevargli il morale e ora neppure la sua fervida immaginazione era sufficiente a scrollargli di dosso quell’inquietudine… Mah, meglio lasci…
Drinnn!
Alzò distrattamente la cornetta del telefono: “Pronto?”
“Salve sono Gaglioffo, di nome non di fatto.” Breve risata dell’individuo. “Mi scusi, le posso chiedere che acqua beve, quella del rubinetto o si serve al supermercato… mi perdoni, quale marca? Scusi l’invadenza ma ci sarebbe un nostro agente che proprio nei prossimi…”
“Certo la cosa mi interessa eccome!” Lo interruppe Innocenzo con ritrovata energia. “Mi dica pure quando, lo aspetterò a braccia aperte”.
Una strana luce filtrò dalla sottile fessura tra le palpebre.

 

*****

Il racconto, anonimo per ora, fa parte del gioco “Il disagio della tecnologia“. Ogni commento sarà gradito, non solo dai partecipanti al gioco.

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18 pensieri su “La congiura di Innocenzo – dodicesimo racconto

  1. Divertente. Credo che un po’ tutti abbiamo e stiamo soffrendo per queste “invasioni” telefoniche e ciascuno di noi ha sviluppato il proprio codice di autodifesa contro esse. Io spesso rispondo con una lingua indecifrabile del tipo sbran slang tramalasung …e così via. Una volta con una operatrice che insisteva perché le passassi mia moglie le dissi con tono sofferto dopo una lunga pausa – è morta – dall’altro capo del telefono una lunga pausa seguita da un mi dispiace. Sono sicura che da lei non ho più ricevuto telefoniche
    Ultima cosa , non mi è piaciuta il prolungato uso del come. complimenti a chi lo ha scritto

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  2. Un racconto carino sul tema ricorrente degli anziani smarriti nel labirinto della nuova tecnologia. Il testo avrebbe bisogno forse di qualche frase più breve, per rendere il periodare fluido, e d’un ulteriore sguardo per ripulirlo da refusi e imprecisioni grafiche.

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  3. Delizioso piano d’azione di un tartassato dagli operatori dei call center. Massima comprensione per l’anziano, visto che ormai siamo bersagliati quasi ovunque di telefonate, volantini, offertissime, offertone, e le persone attorno a noi incedono come zombie con l’occhio spiritato incollato allo schermino del cellulare, che credo non si chiami più così ma fa dieci altre cose, credo anche il caffè, fa partire il boiler, il riscaldamento e l’antifurto mentre noi siamo in giro. Fotografia spiritosa ma purtroppo realistica dei tempi. L’inizio mi è sembrato più curato, verso la fine l’editing non è impeccabile, ma il contenuto è ottimo.

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  4. lo trovo divertente e amaro, mi piace l’energia dell’anziano contrapposta alla “mollaccionitudine” di giovani e fruitori dii mezzi di interazione tecnologica.
    speriamo che Innocenzo riesca a convogliare altri ribelli e a realizzare i cinque punti…

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  5. Bando alle leggere imperfezioni di editing. Il racconto mi è piaciuto davvero. Ironico ma profondamente vero, e venato da una sottile melanconia dovuta all’impotenza di fronte all’invasione (una sorta di valanga, qui resa molto aderente alla nostra vita quotidiana) della tecnologia nelle nostre vite (e in quelle degli anziani maggiormente, che sono i più fragili e facili da travolgere), di una società che si snatura utilizzandola sempre di più, Non si può non provare simpatia, affetto,e profonda solidarietà verso questo arzillo Vincenzo ed al suo senso di ribellione non sopito!
    Tra i miei preferiti.

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  6. Sarà che son vecchia, sarà che anch’io ne ho piene le tasche e anche il resto, degli invadenti call-center, ma questo racconto mi è proprio piaciuto. E’ divertente, scorrevole, ironico e ben scritto (ci sono due punti, invece di un solo punto dopo “ma anche che gioia”)
    Io, una volta, avevo un Mirò e leggevo sul display i numeri dei chiamanti, avevo memorizzato quelli dei call-center e alzavo e riabbassavo la cornetta. Ora il Mirò è defunto. Ai call-center rispondo in tedesco, oppure urlo “Pronto-pronto-pronto…” come se fossi sorda e chiudo.

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  7. altro racconto dotato di un godibile piglio ironico, probabilmente scritto nel (vano) tentativo di esorcizzare il disagio tecnologico che più di ogni altro ci martirizza quotidianamente: le promozioni telefoniche. aaarghh!! la figura di Innocenzo, innocente vittima di un mondo che più non gli appartiene, è davvero *storiogenica* ed è tecnicamente impossibile non solidarizzare con lui. unico appunto, non so con quali “anziani” avete a che fare voi, ma tutti quelli che conosco mangiano la pasta scotta (convinti che sia più digeribile) e in ogni caso non butterebbero mai qualcosa di ancora commestibile (perché è “grazia di Dio” e poi, comunque, “nel terzo mondo muoiono di fame e noi facciamo peccato a buttare pure gli avanzi”).
    : )
    del racconto mi sono piaciuti l’idea di fondo e lo sviluppo della trama, come pure da incorniciare è il titolo prolisso del piano d’azione “piano di resistenza e ribellione dell’anziano con le balle piene contro la teo-tecnologia”. bello pure il contesto quasi fantozziano del tutto (il piano è palesemente irrealizzabile quanto dettagliato) che regala più di un sorriso dal retrogusto amaro, mentre mi ha convinto di meno il finale quasi-aperto (mi è sembrata una scelta di comodo quella di replicare la “luce tra le palpebre” e di chiuderla lì, quasi che l’autore si sia tirato indietro proprio dove inizia il “bello” della storia, con annessi nodi che vengono al pettine… non so se mi spiego… è come se in “Fracchia la belva umana” venisse tagliata la scena finale in cui Dio chiede il lasciapassare).

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  8. Commento in ritardo perchè sono appena tornato da un giro fuori dall’Italia, nel corso del quale non mi ero portato dietro il computer (Sì, riesco a vivere anche senza questo strumento infernale).
    Questo racconto mi è piaciuto molto, e devo dire che mi sono immedesimato con il protagonista. Non tanto per l’età (ho qualche anno di meno) ma perchè anch’io sono perseguitato dai call center di tutti i tipi. E mi è venuta spesso la tentazione di far loro qualche brutto scherzo.
    Bravo l’autore (per me è un uomo) che ha portato avanti la storia sul filo di un sottile umorismo. E mi pare che il tema sia stato perfettamente centrato.

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