Come sta andando L’ultimo giro di valzer [romanzo a quattro mani]

 

Sono passati quattro mesi (proprio come le mani occorse per la scrittura del romanzo) dalla pubblicazione di L’ultimo giro di valzer.
Cosa è successo in questi quattro mesi? Nulla, questo è ovvio. La pubblicazione di un romanzo non cambia niente nella propria vita. E nemmeno nel proprio portafogli.
Le vendite sono state buone, dove per ‘buone’ si intende un numero che va da trenta a cinquanta copie, tra ebook e cartaceo. Continua a leggere “Come sta andando L’ultimo giro di valzer [romanzo a quattro mani]”

Il disagio della tecnologia – primi abbinamenti

Com’è andato questo nostro gioco letterario?
A mio parere, molto bene: qualità ottima dei testi, argomento ben sviscerato e armonia tra i partecipanti. Cos’altro desiderare?
Io mi dichiaro molto soddisfatta e vi ringrazio tutti di nuovo.
Mi scuso per la mia poca presenza nell’ultima settimana, ma la Spagna mi chiamava 😉

Faccio il punto della situazione:
Carlo Sirotti è l’autore di Stronzo, come indicato da Gaetano, da Fausto e non ricordo da chi. Stronzo è un bel racconto, e l’argomento è quello che mi attirava da subito. Tra l’altro, Carlo si è lasciato suggestionare dall’immagine che avevo usato nel post di presentazione ed è partito proprio da lì, per descrivere i sentimenti del suo protagonista, che non è l’autore dei fatti ma che, agli occhi di Valentina, e anche dei nostri, appare uno ‘stronzo’ vero. Continua a leggere “Il disagio della tecnologia – primi abbinamenti”

Il disagio della tecnologia – toto autore

Ieri è terminata la pubblicazione dei racconti del “disagio della tecnologia”.
I racconti sono stati pubblicati in forma anonima (lo dico per chi arriva qui ora) e si è deciso di lasciare qualche giorno di tempo ai partecipanti per fare un gioco nel gioco, e cioè l’indovina autore.

I titoli dei racconti (linkati così potete rileggerveli) sono questi:. Continua a leggere “Il disagio della tecnologia – toto autore”

Speriamo sia solo una bufala – sedicesimo racconto

Era stata una buona giornata.
L’ingegner Carlo Urbani si diresse fischiettando verso il mercato. Aveva fatto un buon lavoro: il rubinetto di ottone che aveva montato nel lavello della signora Rossi faceva una splendida figura e si intonava perfettamente con i mobili retrò della sua cucina. Certo, se fosse stato in plastivetro sarebbe andato molto meglio, ma per quello ci sarebbe stato bisogno del suo computer e della sua stampante 3D che da circa due anni stavano a prendere polvere in un angolo del suo laboratorio; avrebbe potuto liberarsene, come avevano fatto in tanti, ma sentiva una certa ritrosia a sbarazzarsi di cose che avevano fatto parte della sua vita.
Non che l’attuale stato di cose gli dispiacesse, tutt’altro: sporcarsi le mani per aggiustare ciò che era rotto e farlo tornare nuovo e funzionante era stato in passato un piacevole hobby, e ora che era diventato il suo nuovo lavoro si sentiva molto più soddisfatto di quando passava le giornate a guardare un monitor, prima di tornarsene a casa a fare la stessa cosa. E guadagnava bene anche: oggi per esempio aveva strappato alla signora Rossi, che aveva un negozio di alimentari, la promessa di una fornitura giornaliera di pane fresco per otto mesi. Dato che alla sua famiglia il cibo non mancava, avrebbe probabilmente barattato quella promessa con qualcosa di più utile – stava pensando ad una nuova macchina per cucire per Franca, la sua compagna – e la consapevolezza di poterselo permettere gli dava una calda sensazione di sicurezza. Continua a leggere “Speriamo sia solo una bufala – sedicesimo racconto”

G.A.I.A. – quindicesimo racconto

25 febbraio 2075
Mi hanno convinto. Dicono che ormai lo utilizza il 99% della popolazione mondiale e che non potevo rimanere solo io ancora sprovvisto di questo meraviglioso programma. Si chiama G.A.I.A. – Gestione Appartamento Interamente Automatica – ed è un software che sostituisce donna delle pulizie, cameriera, maggiordomo, idraulico, elettricista e chi più ne ha, più ne metta. Si collega a tutti gli apparecchi di casa, dalla caldaia al frigorifero, al televisore e gestisce ogni cosa al momento giusto.
Quando l’abitante della casa è al lavoro, attiva lavatrice, aspirapolvere, lavavetri e, prima del rientro, microonde o forno per preparare il pranzo e la cena. Se si rompe qualcosa, chiama direttamente l’assistenza e ordina quello che manca, dai prodotti per la pulizia agli alimenti.
Come spiegano negli spot pubblicitari, ora che le relazioni interpersonali sono ridotte al minimo, per un single come me serve proprio un aiuto come questo.
Il pacchetto acquistato online è arrivato a casa in giornata e non serviva nemmeno un tecnico. Ho soltanto appeso la scatola al muro, accanto alla porta d’ingresso e ho schiacciato l’interruttore. Nel giro di cinque minuti, tutto era già stato collegato. Sono proprio curioso di vedere come funziona. Continua a leggere “G.A.I.A. – quindicesimo racconto”

Chicca2004 – quattordicesimo racconto

Mirko99 aveva scritto: l’avviso era comparso sul display. Francesca – su Instagram Chicca2004: l’immagine del suo viso, di lato, truccato come per una serata in discoteca e le labbra atteggiate al broncio, aveva attirato 782 follower in due mesi – mise la mano che conteneva il telefono sotto il tavolo, sbirciò di lato e lesse: ti voglio vedere.
Posò il telefono sotto al sedere, prese la forchetta, infilzò gli ultimi tre pezzi di pollo e guardò la madre; lei controllò il piatto e fece un cenno; il padre non si accorse di nulla. Francesca prese lo smartphone, l’ultimo modello della mela, e andò in camera. Si buttò sul letto e iniziò a digitare senza guardare i tasti.
Le frasi le uscivano senza pensarle e, tra “anch’io”, “quando” e “prestissimo”, e poi “domani”, i pollici saettavano convulsi.
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Messaggi – tredicesimo racconto

Beatrice aveva l’abitudine di camminare con lo smartphone in mano anche per strada. Era qualcosa più forte di lei. Doveva restare collegata con il mondo, essere social e, quindi, socializzare, accorrere in soccorso delle amiche che le inviavano messaggi di continuo.
Sollevò per un attimo lo sguardo dal telefono. Il semaforo per i pedoni era rosso. Due secondi dopo abbassò il capo e si fiondò di nuovo nel display, mentre caratteri e icone apparivano dal nulla. Spesso le faceva male il polso, dovevano essere i troppi messaggi scritti. La quantità spropositata che ne scambiava con dieci persone nello stesso momento, mentre le notifiche sonore e visuali si apprestavano a richiamare la sua attenzione. Attenzione che era già totalmente assorbita da quello strumento infernale, come lo chiamava sua madre.
Andava a trovarla per poi sedersi alla sedia della cucina, in silenzio, isolandosi dall’ambiente. La madre le chiedeva sempre come stava e lei le rispondeva ogni volta con la stessa frase – sto bene! – e con l’identico tono di voce indaffarato. Continuava a parlare con le amiche con una serie infinita di messaggi scritti e, a volte, anche attraverso audio messaggi. Lei preferiva quelli testuali, però. Le sue dita scorrevano in lungo e largo sul vetro per inseguire le vocali e le consonanti, gli apostrofi e le lettere accentate.
«Sforni messaggi in quantità industriale, nemmeno fossi una scrittrice professionista, Bea.» Sua madre le aveva sbottato contro l’ultima volta che era stata da lei. Continua a leggere “Messaggi – tredicesimo racconto”

La congiura di Innocenzo – dodicesimo racconto

La congiura dei Lampugnani – Francesco Hayez, 1826

Drinnnnn!
“Accidenti!” disse Innocenzo.
Si allontanò, con un passo che contraddiceva del tutto i suoi 84 anni, dal fornello dove cuocevano briosi degli spaghetti e si diresse verso il telefono che, completamente insensibile alle sue faccende culinarie, non smetteva di trillare. Alzò la cornetta. “Pronto!” disse con quel particolare tono di chi si sente a disagio a parlare con un interlocutore senza volto. L’imbarazzo svanì appena sentì la voce dell’operatore di uno di quei call center che ci avvelenano l’esistenza. Ora, di vitale importanza, era trovare il modo, senza essere troppo scortese, di troncare quel flusso di parole impersonali sul nascere, altrimenti… “Guardi, non m’interessa, sono a posto…no, non la faccio parlare perché le ripeto che non ho alcuna intenzione… senta, non mi costringa a essere maleducato… come mi permetto? Mi scusi, sono impegn… ma che vuol dire che anche lei sta lavoran… mica l’ho chiamata io… senta, a queste cose ci pensa mio figlio arrivederci!” Chiusa la comunicazione avvertì il solito malessere, un misto di rabbia e sconforto.
“Gli spaghetti, cazzo!”. Senza neppure spegnere il fuoco afferrò la pentola e la portò sotto l’acqua fredda ma fu tutto inutile: i “vermicelli” avevano oramai l’aspetto di bulimici lombrichi, quindi, invece che nel piatto, li gettò direttamente nel bidone dell’organico che giaceva ai suoi piedi con la “bocca” spalancata, come in attesa. Continua a leggere “La congiura di Innocenzo – dodicesimo racconto”

Il disagio della tecnologia – siamo a due terzi del gioco

Un breve post per fare il punto della situazione. E anche per arrivare alla prossima settimana (in cui non sarò presente come ora, qui sul blog) con tre racconti rimanenti anziché due.
Intanto vi ringrazio tutti, partecipanti e lettori esterni, per essere sempre così presenti, per le letture e i commenti, e anche per il divertimento che avete saputo creare intorno ai racconti e alla loro pubblicazioni.
Abbiamo ancora cinque racconti da pubblicare e da leggere. Si intravedono già preferenze e scelte, e anche qualche nome autore, ma (a questo riguardo) avrete delle sorprese. Continua a leggere “Il disagio della tecnologia – siamo a due terzi del gioco”

Dentrobatidi – undicesimo racconto

Dendrobates sp.Poison frogAmazonia, Venezuela

Una voce circolava tra i laboratori: la direzione stava cercando persone per una missione strategica, e qualcuno tra i miei colleghi pensava di offrirsi volontario per guadagnare dei punti.
Sarebbe stato meglio se ce la fossimo giocata alla pagliuzza più corta, invece il Dott. Gianti mi chiamò nel suo ufficio super tecnologico con quella scrivania che praticamente è lo schermo di un megaPC. Mi aveva blandito con le solite menate: “Uno solerte come lei, preparato, puntiglioso e preciso” e intanto armeggiava strisciando le dita sulla scrivania dove apparivano immagini di foreste, di fiumi, baracche e barche.
“Il target è questo, bisogna eseguire una accurata ricerca sui Dentrobatidi, bisogna studiarne le tossine e la loro applicazione nel nuovo farmaco Calmix”.
“Scusi io credevo che il Calmix fosse pronto per la commercializzazione, non che fosse in fase di elaborazione”.
“Abbiamo avuto dei problemi sui test e effetti collaterali poco piacevoli”.
“Bene, posso mettermi al lavoro immediatamente se mi procurate il materiale necessario”.
“Appunto, lei si metterà al lavoro da questo momento, il materiale bisogna procurarselo e precisamente sarà lei a provvedere e questo materiale si trova in Amazzonia. Buongiorno”.
Uscii dall’ufficio con la mente in pieno subbuglio: io sono un ricercatore da laboratorio, la mia arma è il microscopio, le mie munizioni sono le provette e il mio lanciafiamme è il beccobunsen.
Poi, tra l’altro, che cosa sono i dentrobatidi? A quello potevo rimediare velocemente, una ricerca su Google e sicuramente le informazioni sarebbero fluite. Continua a leggere “Dentrobatidi – undicesimo racconto”

Stronzo – decimo racconto

Era seduto lì, in cima alle scalette della piscina, malconce piastrelle azzurrognole intorno a un fondo pieno solo di foglie marce, lattine, cartacce, e chissà cos’altro. Lo stanzone doveva avere avuto porte, finestre e vetri, ma lui lo ricordava già così da quando vi si era intrufolato pochi anni prima con i suoi amici, con un po’ di paura e in cerca di quel coraggio che sembrava avessero gli altri. Naturalmente era proibito. E poi non si sa mai chi si sarebbe potuto incontrare. Il posto ideale per fumare le prime sigarette, farsi qualche lattina di birra e le prime tirate a una canna, quando uno di loro riusciva a fregare un po’ di roba a un fratello più grande.
Ora però era solo, con gli occhi incollati sul telefonino, dove comparivano le immagini di Valentina, praticamente nuda, e dei suoi amici Max, Davide e Sandro con l’uccello in mano che ridevano, urlavano, le davano della troia dicendole succhiamelo, stringilo, e poi apri quelle cosce del cazzo.
Max era il leader del gruppo, anche perché era più grande ed era ripetente. Davide e Sandro lo seguivano ovunque, obbedendo sempre ai suoi ordini, sicuri che solo lui avrebbe potuto garantire il massimo delle emozioni e del divertimento.
Da poco tempo Valentina aveva cominciato a usare un trucco pesante e a vestirsi in modo che suo padre avrebbe definito “provocante”: di certo lo faceva per sembrare più grande di quello che era, perché Max le piaceva, lo avevano capito tutti e Max per primo. Continua a leggere “Stronzo – decimo racconto”