Il disagio della tecnologia 3 – settimo racconto

 

Alfio, settantasei anni portati male, ha appena seppellito in giardino il vecchissimo TVcolor morto due giorni prima ed estratto il nuovo televisore ultra HD dal suo utero di cartone e polistirolo. Prima di adagiarlo con dolcezza sul divano color grigio topo, s’incanta ad ammirare i brevi arcobaleni che spuntano e affondano nel buio traslucido dello schermo, causati dallo specchiarsi delle luci del lampadario.

Tuttavia, un attimo prima che la moglie lo richiami all’ordine, si riscuote.

– Ok, ok, non dire niente Gina… so cosa pensi: che non riesco a farlo funzionare. Vedrai, invece…

La moglie continua a sorvegliarlo con sguardo quasi divertito: a soffermarsi sui tratti del volto si intuisce che accenna un sorriso. Alfio armeggia con il cacciavite. Dopo dieci minuti, nonostante cataratta e dita artrosiche, le vitine sono infilate al posto giusto, la base è saldamente unita allo schermo e il televisore s’erge impettito in tutta la sua maestosa eleganza sopra la madia tarlata.

Il vecchio si volta verso la moglie con piglio orgoglioso, ma subito torna al lavoro: ci sono cavi e cavetti da collegare, pile da inserire e pagine su pagine di libretto d’istruzioni da scorrere. Un piccolo ragno fa capolino da dietro alla madia per vedere che succede, per poi tornare subito a nascondersi nel buio oltre il mobile.

Alfio legge con attenzione il manualetto, cadendo molto presto in confusione. Fin dall’inizio una serie di frasi sibilline lo mandano in crisi: il televisore raffigurato nell’immagine può essere diverso da quello in uso… cioè, si chiede… o meglio, perché? Che la ditta lo abbia scritto per mettere le mani avanti pensando a possibili errori di inscatolamento del prodotto? Il vecchio studia con sospetto la televisione nuova, poi torna a fissare il libretto d’istruzioni. Boh… prosegue: • il menu OSD (On Screen Display) del TV potrebbe risultare leggermente diverso da quello mostrato in questo manuale”. E ancora: le opzioni disponibili possono essere diverse a seconda della sorgente in ingresso o del modello del prodotto utilizzati”. Insomma, stizzisce mentalmente, ma sei o non sei il manuale del mio televisore?!? Il libretto d’istruzioni non risponde.

Quando arriva alla frase • spegnere il televisore se si prevede di non guardarlo per un periodo prolungato, in tal modo si risparmierà energia elettrica tira un sospiro di sollievo: alla buon’ora, qualcosa di fin troppo ovvio!

Ma è un’euforia di breve durata: “• per un collegamento ottimale, le periferiche USB e i cavi HDMI devono essere dotati di cornici di spessore inferiore a 10 mm e larghezza inferiore a 18 mm”. D’istinto, Alfio solleva lo sguardo per chiedere conforto ai quadri appesi alla parete, due finte stampe d’epoca di scarso valore, poi torna sconsolato al manuale.

Beh, per fortuna la pagina successiva s’intitola “ISTRUZIONI RAPIDE” e il primo capitoletto è “Accendere o spegnere la TV”, che in fondo, chiosa Alfio, è l’unica cosa importante. Però il tempo passa e il vecchio è sempre meno sicuro di riuscire a far funzionare l’arnese tecnologico, o meglio, tecnoillogico. Sente su di sé lo sguardo indagatorio della moglie, ormai venato di biasimo.

– Mettiti comoda e porta pazienza. Ce la farò.

All’ipermercato, un commesso gentile si era premurato di spiegargli che ormai, in pratica, i televisori fanno tutto da soli: basta accenderli e si programmano da sé. E’ in grado di farli funzionare anche un bambino di tre anni, aveva aggiunto, assieme a un’affettuosa pacca sulla spalla, e Alfio si era rassicurato. Invece adesso lo assale il timore di restare senza TV per qualche giorno: probabilmente dovrà aspettare che il figlio venga a fargli visita, nel fine settimana.

In frenetica sequenza, il vecchio apprende come selezionare la sorgente del segnale, scegliere le proporzioni, visualizzare le informazioni audio e accedere ai programmi televisivi in onda nei *sette giorni successivi* con il sistema EPG. Cioè? Si chiede perplesso, mi sembra incredibile: posso vedere adesso qualsiasi cosa verrà programmata in questa settimana? E la partita della nazionale di sabato? Come posso vederla adesso se dev’essere ancora giocata? Bah… Per un attimo, lo coglie il pensiero delirante che tutto il palinsesto televisivo, telegiornali e partite comprese, sia preconfezionato a inizio settimana, ovvero che tutto sia una macchinazione, una recita ad uso e consumo di vecchi creduloni come lui. Volta pagina e s’imbatte nel PVR per registrare i contenuti di un canale digitale e visualizzarli successivamente, nel Timeshift per guardare una trasmissione dal vivo con ritardo, nel Timed Looping per qualcosa, nel Menù Rete per qualcos’altro, nel Menù Opzioni per molto altro ancora e nella Funzione Smart per chissà cosa mai.

Si accorge che è passata più di un’ora: istruzioni *rapide* un par de ciufoli, bofonchia. Nel frattempo Gina non ha detto una parola, per non mortificare ulteriormente l’anziano marito.

Alfio sospira. Continua a schiacciare tasti su tasti del telecomando, ad aprire tendine, a smuovere freccette e a pregare che in qualche modo, l’ordigno tecnologico prenda vita e trasmetta a tutto volume Affari Tuoi o la fiction di Rai Uno. Niente da fare: silenzio di tomba. Ormai sono quasi le dieci e il vecchio sente venir meno le forze. Lancia attorno occhiate smarrite specchiandosi nei muri rosi dal salnitro della casa di campagna, che alla luce fredda dei neon appaiono più scrostati che mai.

– Non dire niente. Lo so, avevi ragione tu. Domani chiamerò Franco per sentire se può fare un salto qui prima di domenica – sospira – su, andiamo a letto.

Prende sottobraccio il portafoto con sopra l’immagine in bianco e nero di una giovane donna e sale al piano di sopra.

*****

Il racconto, anonimo per ora, fa parte del gioco “Il disagio della tecnologia“. Ogni commento sarà gradito, non solo dai partecipanti al gioco.

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25 pensieri su “Il disagio della tecnologia 3 – settimo racconto

  1. Buono. Ha colto nel segno. Si parla del disagio della tecnologia, che sulla carta non esiste perché tutto è semplicissimo e fa tutto l’apparecchio. Sino a qualche anno fa un televisore si collegava alla presa di corrente e si accendeva. Adesso bisogna “configurarlo”.

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    1. Infatti. Una vita da configurare. E più elettronica ci mettiamo, meno cose facciamo. E sempre più delicate diventano le ‘macchine’, compreso lavatrici, forni a microonde e pure le automobili.
      Una vita disagiata 😉

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  2. Anche questo è molto vero, purtroppo. L’ennesima sfumatura di disagio, declinata con un azzeccato mix di antico e ultramoderno, tecnologico, appunto. Grazie, Morena, per questa carrellata nei disagi.

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  3. Troppo bello! Mi è piaciuto davvero molto, sia come stile di scrittura che come argomento. Alfio mi ha fatto tenerezza, perché anch’io, nonostante sia più giovane, resto sempre un po’ allibita di fronte ai manuali d’istruzione, che sembrano trattati di ingegneria. Tra l’altro, pensare che adesso esistono anche per le automobili, ci fa capire quanto tecnologizzati siamo diventati.

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  4. Ora questo ha preso il primo posto, mi piace moltissimo, mi intenerisce e mi rende presente durante la narrazione. Direi che ha fatto centro. Stiamo salendo di livello, e vengono messi sempre più in rilievo gli aspetti negativi della tecnologia, mi chiedo ne resteranno di positivi?

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  5. Bello. Un racconto dolce e malinconico sulla solitudine. La chiusa mi ha ricordato, inevitabilmente, un capolavoro del secondo Novecento italiano: “Sostiene Pereira” di Tabucchi; la solitudine maschile consolata dalla foto della moglie defunta.
    Per maggiore agilità di lettura, io avrei utilizzato un numero maggiore di a capo o di capoversi. Avrei evitato inoltre tutti i grassetti, perchè evidenziano troppo; dovrebbero essere usati, secondo me, solo in casi eccezionali e con molta parsimonia.

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  6. Bello anche questo, molto bello, assieme a quello di fantascienza e a quello della ragazza che invia il video all’amico resta il mio preferito.
    Ben scritto, descrittivo, visuale, divertente, e il finale è veramente potente. Ha colto davvero un aspetto “divertente” della tecnologia. Tra l’altro è d’un vero spiazzante.
    Potrebbe essere stato scritto da Fanti/Freccero? Potrebbe essere, potrebbe non essere. Mumble…

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  7. Molto, molto bello. Ben scritto. Nessun appunto da rilevare. Piacevolmente scorrevole e godibile. Molto vero (sarà perché è vicino alla mia età?).
    Lo stacco finale mi ha commosso.

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  8. io mi riconosco, ancora per poco?, nel figlio…mio padre e mio suocero ogni tanto chiamano per la misteriosa scomparsa di un canale, per il cellulare che improvvisamente si è spento… Mi piace questo racconto vero, lievemente malinconico e senza eccessi. Gli anziani sono le vere vittime del cosiddetto progresso tecnologico

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    1. Ciao Stefano! Ho lasciato una risposta al tuo commento di ieri nel terzo racconto. E per onorare ancora questo bel racconto, aggiungo la considerazione d’un protagonista che rimane ben impresso nell’immaginazione e d’un commento grafico a corredo sempre d’alta qualità.

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  9. Giusto raccontare il disagio dei più anziani, forse il più diffuso. Sono lori infatti ad avvertire maggiormente la distanza tra il mondo in cui sono nati e cresciuti e le trasformazioni sempre più rapide e invasive di quello odierno..
    E qui tutto ci viene raccontato con particolare garbo, un velo di malinconia e un profondo affetto per i personaggi.
    Vi scorgo forse la sensibiltà del Falconiere….

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  10. Stefano Mna e Carloesse mi fate sentire proprio vecchio.chiamatemi pure Alfio perché quello che è stato scritto su di lui praticamente è il mio ritratto, se non ci fosse mio figlio rimarrei al buio per quel che riguarda la tecnologia e a volte devo chiamare mia moglie quando devo fare qualche variazione sui programmi televisivi. Dopo questa confessione non prendetemi per il culo mi raccomando. All’autore/ice faccio i miei complimenti questo oltre a divertirmi mi ha fatto anche ridere. Una sola nota (che non è per niente importante) io avrei tolto un bel po’ di virgole.

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    1. Hai ragione, Falconiere, qualche virgola in meno avrebbe giovato alla lettura. Ma il racconto è ben scritto, come detto, tenero e disarmante come Alfio. Ah, sono più giovane, ma poco tecnologica, quindi… Je suis Alfio, proprio come Falconiere

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  11. Mi sembra che in questo racconto si sia colto il vero senso del disagio che hanno certe persone a rapportarsi con ciò che i nativi digitali non prendono neanche in considerazione. Posso dire che mi è molto piaciuto

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  12. racconto scritto in modo abbastanza scorrevole, che ha come protagonista un anziano alle prese con le nuove tecnologie. forse per questo l’autrice (scommetterei su una mano femminile) ha inserito il numero “3” nel titolo, intendendo riferirsi per l’appunto alla “terza” età.
    di solito i racconti che danno voce a vecchi e malati mi colpiscono in modo particolare, per contro devo dire che in questo caso, la storia mi ha lasciato piuttosto freddo… ma partiamo da ciò che mi è piaciuto di più, per poi tornare alle cose che meno mi hanno convinto. trovo che sia buona l’idea di fondo, in particolare il disagio “ambivalente” portato dalla tecnologia, che da un lato indubbiamente respinge il vecchio Alfio, ma dall’altro è la sua unica compagna (la sola idea di restare senza televisore, più o meno tecnologico, lo getta nel panico) come a dire che forse il disagio è più dentro di noi che dentro la tecnologia in sé e per sé. vieppiù, la *foto* stessa accentua l’ambivalenza, visto che può essere senz’altro considerata anch’essa un prodotto tecnologico moderno (basti pensare che fino a qualche secolo fa e ancora oggi in alcuni luoghi del mondo la foto è vista come una diavoleria così incredibile da temere che possa rubare l’anima!!).
    però ci sono molte, troppe cose che non mi sono piaciute: la lunga teoria di istruzioni trascritte dal manualetto del televisore è noiosa e ridonante, la figura dell’anziano protagonista è “studiata” a tavolino per suscitare compassione (l’autrice dimostra mestiere, ma di certo non ha dimestichezza o ha artatamente rimosso la “fisicità” dell’uomo in “iniziale stato di decomposizione”: non sento l’alito avariato da pasta per dentiere e cibo impaludato, non sento il tanfo d’urina rafferma, e neanche traspaiono le tipiche fisime tra l’ossessivo e il capriccioso di ogni bravo vecchietto sclerotico… sì, insomma, Alfio è davvero troppo edulcorato per essere vero)… da ultimo, la cosa che mi è piaciuta di meno: il finale a effetto, un coup de théâtre piuttosto cervellotico, che accentua la sensazione di sceneggiatura da fiction di Rai Uno (peraltro infatti citata nel racconto).

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