L’appuntamento – terzo racconto

Trascorreva le ore davanti al pc scrivendo poesie rivelatrici di una malinconia latente, di una struggente rassegnazione alla vita e di una disperata negazione della vecchiaia incombente.
Finché nella sua vita apparve una creatura diafana, senza spessore né luogo che non fosse quello schermo luminoso in cui le sue parole prendevano vita e le davano realtà. Una di quelle rare persone che racchiudevano in sé grazia e intelligenza, cultura e vivacità di spirito: la bellezza lunare dei volti femminili di Watteau, l’intelligenza di una Simone de Beauvoir, le conoscenze scientifiche di una Margherita Hack, il fascino misterioso di un felino.
La sognava, le scriveva con riferimenti letterari che immancabilmente lei arricchiva di particolari e annotazioni.
Si stava innamorando di un’immagine, ne era consapevole, tuttavia sperava e desiderava ardentemente che alla fine prendesse corpo.

Ormai dedicava tutto il suo tempo libero a quella sorta di gioco che non smetteva mai di incuriosirlo: tastava il terreno con domande trabocchetto, nella speranza di scoprire quanto più possibile su quell’entità fatta di pixel, la cui amabilità era altrettanto seducente del suo vasto sapere e della sagace ironia.

Intanto si faceva oltremodo pressante il desiderio di conoscerla, doveva incontrarla di persona, a tutti i costi, avesse dovuto attraversare l’oceano, recarsi al polo nord, raggiungere lontane galassie.
Quindi affinò tutte le sue armi di seduzione, le fece ogni sorta di promessa, ne infranse ogni minimo dubbio.
Dopo molti tentativi la convinse a farle raccontare di sé, della sua vita, della sua quotidianità, dei suoi progetti e, infine, a farle rivelare il luogo in cui viveva.

Non stava in sé al pensiero di conoscere, realmente, quella creatura meravigliosa che lo ammaliava dallo schermo.
La città era distante, avrebbe dovuto viaggiare quasi un’intera giornata per raggiungerla.
Il treno giunse in orario e alla stazione non ebbe difficoltà a trovare un taxi.
Dando l’indirizzo all’autista gli chiese se ci fosse un negozio di fiori nelle vicinanze.
– È fortunato, signore, c’è n’è uno proprio nei dintorni – confermò il tassista che, giunti al negozio, aspettò che scendesse e attese il tempo di vederlo uscire con un magnifico mazzo di rose rosse.

Durante il tragitto fremeva, presentiva al tatto quella pelle che aveva tante volte immaginato di accarezzare, quelle labbra sensuali che di lì a poco avrebbe certamente baciato.
– Ci siamo.
La voce del tassista lo riscosse dalle conturbanti fantasie.

Il tardo pomeriggio tingeva di luci e ombre la facciata della casa. Dal cancello semiaperto scorse un vialetto di ghiaia frammista a ciuffi d’erba e vi s’incamminò.
Giunto davanti a un portoncino a vetri il cui battente si aprì con uno scatto, restò perplesso sulla soglia con il fascio di fiori tra le braccia.
– Permesso? C’è nessuno?
Non ricevendo risposta, avanzò di qualche passo e si trovò in una sala piuttosto ampia nella cui semioscurità intravide una scrivania con un computer acceso: il chiarore del monitor si rifletteva sulle pareti e sulle varie scaffalature zeppe di libri e pile di cd.

La porta intanto si era chiusa alle sue spalle e lui, con un certo imbarazzo, articolò a bassa voce quel nome che per lungo tempo aveva solo immaginato di pronunciare.
Un movimento impercettibile catturò la sua attenzione: rimase immobile, mentre, da un tendaggio sul fondo, una donna bellissima avanzava fino a fermarsi al centro della stanza.
Ne riusciva a distinguere i capelli ramati che in morbide ciocche le ricadevano sulle spalle, il corpo statuario fasciato da un vestito azzurro quasi fluorescente; gli occhi, nonostante la scarsa luce, spiccavano nel viso bellissimo con uno sguardo dolce e conturbante.
Le braccia bianche e tornite si protesero, invitanti.
Stupefatto, eccitato, lasciò cadere i fiori e le andò incontro, per stringerla a sé.
Ma le sue mani attraversarono una figura impalpabile, si protesero nel vuoto dell’insieme di puntini luminosi che formavano lo splendido ologramma.
Si ritrasse, stupito, deluso, intimorito, travolto dall’alternanza delle sconcertanti emozioni.

Fu distolto da un suono proveniente dalla semioscurità del tendaggio, sembrava un pianto sommesso, un singhiozzare soffocato.
Impulsivamente attraversò la stanza e scostò la pesante stoffa scura.
Dietro, in piedi, le braccia lungo i fianchi in posa sconsolata, un uomo dal viso rigato di lacrime lo guardava con aria supplicante.
Aveva tratti marcati, l’attaccatura dei capelli scuri bassa sulla fronte e le sopracciglia quasi unite, di corporatura tarchiata, poco più basso di lui, dimostrava una quarantina d’anni. L’uomo, con la voce arrochita dal pianto farfugliò qualcosa, ne sentì chiare solo alcune parole:
– Non avevo altro modo per farmi amare … le mail… volevo dire… ma non… coraggio…

Lui ricordò qualcuna delle conversazioni che più l’avevano sedotto, riandò con la mente alle sensazioni provate nell’attesa di ricevere la posta, la felicità di leggere e rileggere le straordinarie parole che lo avevano così appassionatamente coinvolto e… lo strinse a sé in un abbraccio.

 

*****

Il racconto, anonimo per ora, fa parte del gioco “Il disagio della tecnologia“. Ogni commento sarà gradito, non solo dai partecipanti al gioco.

Annunci

42 pensieri su “L’appuntamento – terzo racconto

  1. A me piace chi scrive in questo modo, non mi stancherei mai di leggere le sue parole e siccome sono convinto fin dalla prima frase chi sia le mando un abbraccio. Se avessi sbagliato e si trattasse di un uomo, sappia che abbraccio anche lui. Complimenti. Vorrei tanto sapere scrivere anch’io in questo modo. Qui c’è poesia.

    Liked by 1 persona

  2. Bello. Questo è un racconto (uso la parola senza virgolette 😉 ) che mi è piaciuto. C’è una trama, una storia, sentimenti positivi e una sorpresa finale inattesa dopo quella che sembrava la scontata conclusione. E c’è poesia ed equilibrio in tutto l’insieme.
    Avrebbe potuto essere più lungo e meglio articolato (e sospetto che nella prima stesura lo fosse, dato che un paragrafo comincia con un “Intanto” che non ha molto senso in quella posizione), ma mi rendo conto che con i seimila caratteri che Morena ha imposto non si possono fare miracoli, e immagino i tagli (sempre dolorosi) e le riscritture che l’autore (penso che a scriverlo sia stato un uomo) ha dovuto operare con fatica e conflitti interiori per stare entro i limiti. Ma anche così è venuto fuori un lavoro piacevole, che senz’altro merita un plauso.

    Mi piace

  3. Bello. Elegante. Estremamente sintetico ma efficace nel descrivere come le tecnologie sempre più avanzate sconvolgono quella che fino a pochi anni fa costituiva la nostra comune percezione del mondo, confondendo sempre di più virtuale e reale, spostandone sempre più avanti i confini, creando certamente disagio, ma che possono contribuire anche anche a una migliore comprensione dell’altro, del diverso (e forse anche di noi stessi).

    Tana per una certa coppia di autori (uomo + donna)?

    Liked by 1 persona

  4. Il racconto è molto molto bello, semplicemente. Il periodare è misurato, fluido, con il senso letterario del ritmo. Non c’è amarezza, ma soltanto una dolcissima tristezza. E grande compassione. Mi ricorda alcune sinuose narrazioni, perfette stilisticamente, di Henry James; e inoltre mi ricorda il finale commovente d’un magnifico racconto di Bukowski, “Il suicida”, inserito nella raccolta “Confessioni di un codardo”.
    Forse è stato scritto da un autore: l’indizio più semplice potrebbe essere l’identificazione, generalmente, dello scrittore con un io narrante maschile e della scrittrice con un io narrante femminile. Un indizio, ma non una prova, com’è ovvio. Azzardo anche un nome, ma qui la faccenda diventa ancora più ardua: in passato, nelle iniziative di Morena c’era anche, tra i “compagni di scrittura”, un pittore. E all’inizio c’è la citazione di Watteau, un pittore: ma come indizio potrebbe essere soltanto una stupidaggine: chiunque potrebbe citare un pittore, e poi quel “compagno di scrittura”, se ricordo bene, non sembra più presente in questo gruppo. Per la qualità stilistica, però, potrei fare il nome di Carlo (Carloesse: ciao, Carlo!), l’unico di questo gruppone, insieme a Morena, che ho avuto la possibilità, a proposito appunto di virtualità, di conoscere di persona. Chissà.

    Liked by 2 people

      1. Ciao Stefano! Per fortuna sono andato a dare un nuovo sguardo qui e ti ho letto. Sì, mi riferivo proprio a te come pittore! Bello incontrarsi ancora, seppur solo attraverso uno schermo. Dammi anche soltanto un cenno di risposta, se mi leggi. Io ho rischiato di lasciarmi sfuggire le tue parole.

        Mi piace

  5. Mumble mumble… Carlo… mi è tornata in mente adesso anche la tua competenza nell’arte figurativa… mumble mumble… Inoltre (elementare, Watson), Simone de Beauvoir è citata ormai, per ricchezza di retroterra culturale, da un numero esiguo di persone, e il nome scritto correttamente con il “de” minuscolo da ancor meno persone… E poi… mumble mumble… tu sai scrivere molto bene! (e io nei commenti, a proposito di tecnologia e di imbranataggine, non so ancora inserire con sicurezza le faccine!). Infine, una domanda: dov’eri nel giorno Tale all’ora Talaltra mentre il protagonista del racconto entrava nella casa di via Talaltrancora?

    Mi piace

    1. Siamo già al punto che occorre l’alibi 😉
      Mi fa piacere che abbiate ancora la stessa voglia di stare insieme e di confronto, in amicizia e divertimento. Grazie Gaetano, Carlo e Fausto (mi rivolgo a voi che siete i più ‘vecchi’ del gruppo, ma vedo che tutti si sono inseriti bene. Vi ringrazio tutti perché state partecipando con allegria.
      E naturalmente perché avete scritto dei bei racconti.

      Liked by 2 people

      1. …io c’ho l’alibi a quell’ora sono sempre all’osteria!
        Era quasi verso sera, se ero dietro stavo andando
        che si è aperta la portiera è caduto giù l’Armando.
        Tatta tira tira tira, tatta tera tera ta!…
        (Enzo Jannacci: “L’Armando”)
        🙂 🙂 🙂

        Liked by 2 people

    1. Non solo, Fausto, ma mi pare che i racconti siano diventati sedici: un altro autore ha deciso per scriverne due.
      Poi li devo ricontare (anche perché due mi mancano ancora) ma direi che sono sedici.
      Quindi, scartate pure un autore ma ne avete da indovinare! 😀

      Liked by 2 people

      1. che bello . uno in più. magari se ne aggiungono altri. lo spero proprio. questo godo è divertente, oltre alla lettura dei racconti c’è questo buono scambio di opinioni di di essi. la diversità è bella proprio per questo. un grazie ancora a te Morena per questo gioco.

        Liked by 1 persona

  6. un racconto perfetto, ben scritto e ben strutturato, nel quale il sogno virtuale è tanto ostinato e vitale da voler assumere consistenza tridimensionale quasi fisica (l’ologramma), prima di morire.
    tra le cose che mi sono piaciute di più direi la prosa e le schegge di dialogo (che mostrano una notevole padronanza dello strumento narrativo), il quasi surreale e sempre sensuale toccarsi di estremi diametralmente opposti (la donna lunare, statuaria, flessuosa e conturbante e l’ominide basso, tarchiato, senza fronte e con le sopracciglia quasi unite), e il gioco di luci e ombre che il tardo pomeriggio dipinge sulla facciata della casa.
    la cosa che mi ha coinvolto di meno è la trama: nell’ultimo ventennio, il format “incontro-rivelatore-dopo-lunga-frequentazione-internautica” è stato spremuto a tal punto che diventa quasi impossibile non incappare nel “già visto – già sentito”. ad esempio, meno di un mese fa leggevo “Qualcosa di forte” di Giorgia Bernardini, dove, come in questo racconto, l’amata si rivela essere un lui (https://scribacchiniinfuga.wordpress.com/2017/06/09/qualcosa-di-forte-di-giorgia-bernardini/) e già allora scrivevo nel commento: “un po’ molto (forse troppo) simile a quella di decine di altri racconti letti in passato sul tema “amore virtuale alla prova della realtà”. ormai questo tipo di storie risultano originali solo se l’amato/a virtuale si rivela essere un marziano inviato sulla terra dal supercomandante Vega-Samsa per studiare il comportamento degli scarafaggi della famiglia Supella longipalpa.”
    : ))

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...