Cresciuti a pane e computer – primo racconto

Ore otto. Cena pronta. Unico problema: nessuno si presenta a tavola.
Eppure ho chiamato ripetutamente e c’è un profumino di tutto rispetto. Niente. Saranno a dieta?
«Carlo, Luisa, Gianpiero, è pronto. È prontoo». La mia voce risuona nel corridoio, e in risposta solo silenzio. Potrei anche bussare nelle stanze, ma se Gian fosse in cantina o in garage? Tour alla ricerca della famiglia anche stasera, no. E insomma.
Sta diventando un’antipatica abitudine; appena rientrano a casa, scompaiono come fantasmi dietro una porta, quasi un magnete li portasse altrove. Impegnati a far altro, ma cosa? Perché capisco Carlo e Luisa, le interminabili telefonate con amici e fidanzatini di turno, ma Gian che fa?
Intanto le bistecche si freddano, come la pasta, pronta nei piatti. Possibile non sentano i morsi della fame?
E non so come, mentre penso a come uscire da questo impasse, lo straccio per la polvere, che inspiegabilmente ho deciso di levare, sfiora e tacita la scatola della discordia. Tempo un minuto uno, l’intera famiglia spunta nella sala da pranzo. Roba da non credere, o meglio provare per credere.
«Mamma, ma per caso… ».
Non lascio nemmeno il tempo di finire, che lo incalzo: «Oh benissimo, stavo già per gettare tutto nei rifiuti, in tempo per riempirvi la pancia». Sia mai che pensino di avere a che fare con una che si arrende.
«Erika, ma hai per caso toccato il wifi?». Ora è il più grande a farsi avanti.
«Io ho solo cotto, fritto e impiattato, non so di che parli. Cos’è sto vuaifai che brontoli? Se volete gradire è freddo al punto giusto per non soffiare più, altrimenti là, dopo la porta, c’è pieno di posti che danno cena intorno all’ora che preferite». Sto raggiungendo la soglia “pericolo”!
«Pesante però. Quando ti ci metti, ma’». Luisa non ha la più pallida idea di quanto io sia davvero pesante, se decido di esserlo.
«Sarò pesante, ma voi non siete di grande aiuto. Sarei davvero curiosa di conoscere gli impegni che vi trattenevano dal venire a tavola».
«Stavo facendo una ricerca, ma’. Era una ragione importante la mia». Carlo improvvisa la solita scusa, nemmeno credibile, visto i voti rasenti la sufficienza.
«Io invece ero in chat con Michy per metterci d’accordo per domani».
«Viste a scuola, all’allenamento di tennis e non avete trovato il tempo di mettervi d’accordo se non all’ora di cena? Da non crederci». Continua a leggere “Cresciuti a pane e computer – primo racconto” →