Vivo – nono racconto

Luca ha avuto un incidente.
Luca non può più camminare.
Era nell’auto con suo padre quando questa si è schiantata contro il guardrail del lungomare Bellini.
Suo padre si è ubriacato un’altra volta, poi si è messo al volante trascinando il ragazzo in un viaggio che ha cambiato per sempre la sua vita.
Papà non c’è più, anche se forse non c’è mai stato.
“Grave lesione a livello lombosacrale”, queste le parole pronunciate dal medico a proposito del piccolo campione in erba.
“Ma sei vivo!” gli ripete Linda, la Mamma. “L’importante è questo. Devi continuare a vivere, devi occupare le giornate con qualcosa che ti piace davvero”.
Problema da non trascurare: Luca non si sente più vivo.
Cosa può fare nella vita ridotto in quello stato? Dove può andare senza l’uso delle gambe? Continue reading “Vivo – nono racconto”

Disagio e (in)visibilità – ottavo racconto

Opera di Piero Ligas – raccolta “I segni della violenza”

 

Alice digita furiosamente il messaggio: “Si può sapere perché non rispondi? Sto arrivando a casa tua!”
Poco dopo, suona il cicalino di WhatsApp, e legge sul display la risposta di Sofia: “Scusa, ci sono. Suona il citofono, poi ti spiego.”
Una volta in camera di Sofia, l’amica, posando la tracolla nera dei Red Hot Chili Peppers, sbotta: “Beh, cosa mi devi dire?”
Sofia, le spalle curve nel suo abitino celeste, occhi bassi, risponde: “Promettimi che non mi prendi in giro”.
La ragazza, dai jeans pieni di spilloni, e le catene al collo che tintinnano mentre si lascia cadere sul tappeto, sbuffa: “E parla! Cos’hai? Cos’è successo?”
Sofia sussurra: “Mi hanno fatto un video in palestra. E adesso lo hanno visto tutti quelli del liceo.”
“Se scopro chi lo ha fatto gli spacco la faccia! Ma sei caduta?”
Sofia annuisce: “Ora ridono tutti di me! Sto morendo dalla vergogna. Non ho il coraggio di tornare a scuola.”
“Ma che ti importa? Sono tutti dei buffoni!”
“Forse hai ragione tu. È solo un dispetto dei due dell’ultimo banco: si sono offesi perché martedì non gli ho passato la soluzione del compito di matematica.
Ricordi che il prof era davanti a noi, alla fine? Non potevo mica voltarmi e passare un foglio sotto il suo naso a Sini e Mari. L’offesa gli passerà”. Continue reading “Disagio e (in)visibilità – ottavo racconto”

Il disagio della tecnologia 3 – settimo racconto

 

Alfio, settantasei anni portati male, ha appena seppellito in giardino il vecchissimo TVcolor morto due giorni prima ed estratto il nuovo televisore ultra HD dal suo utero di cartone e polistirolo. Prima di adagiarlo con dolcezza sul divano color grigio topo, s’incanta ad ammirare i brevi arcobaleni che spuntano e affondano nel buio traslucido dello schermo, causati dallo specchiarsi delle luci del lampadario.

Tuttavia, un attimo prima che la moglie lo richiami all’ordine, si riscuote.

– Ok, ok, non dire niente Gina… so cosa pensi: che non riesco a farlo funzionare. Vedrai, invece… Continue reading “Il disagio della tecnologia 3 – settimo racconto”

Debolezza – sesto racconto

Dal corridoio arrivò un rumore di passi: Giuseppe chiuse la schermata e comparve l’album delle foto del viaggio in Grecia. Alice, dietro le sue spalle, sorrise, gli mise la mano sulla spalla e disse: «Stai ancora preparando il video?».
Lui annuì, con il cuore che gli batteva nel petto. Si chiese se lei lo potesse sentire. «Vai a letto. Faccio ancora due cose e poi arrivo anch’io».
Lei si chinò e gli diede un bacio. «Non farmi aspettare troppo». Uscì dalla stanza e lui ascoltò il rumore della porta del bagno che si chiudeva.
Aprì di nuovo la chat; Ludmila era ancora lì, un pallino verde in mezzo agli altri. Digitò velocemente: “ci sentiamo domani buonanotte amore”. Attese qualche secondo ma lei non leggeva il messaggio e lui si decise a chiudere. Si assicurò di uscire dall’account – a volte Alice usava quel pc per le ricerche di scuola dei figli -, e si alzò. Era seccato: l’arrivo della moglie gli aveva impedito di vedere la foto della ragazza russa con cui chattava da oltre due settimane. Continue reading “Debolezza – sesto racconto”

Appendipanni per scimmie – quinto racconto

“Appendipanni per scimmie: undici lettere.”
“Ehm…”
“Appendicite!”
“Ah, sì, è vero.”
Ero finalmente giunto alla conclusione della prova, al centesimo test. Ed era andata proprio male.
Nell’ultimo test, quello della scimmia Cita, dovevo ridere, e invece ero rimasto serissimo, scambiando la frase per un raffinato enigma di logica. Mentre nel penultimo test, dove si parlava del paradosso di Epimenide irrisolvibile con la logica tradizionale e aristotelica ma risolvibile con la logica fuzzy, in cui avrei dovuto manifestare profonda espressione pensosa, mi ero sganasciato dalle risate.
Insomma, la prova con lo Smilemeter, il misuratore di ottimismo cioè, aveva dato un risultato finale del 65,38 %. E io avrei dovuto raggiungere per legge almeno il 75%.
“Male, signor Radicequadrata…” Il CC, il Controllore di Conformismo, stava cercando di decifrare sul documento il mio cognome, armeggiando invano con gli occhiali. Lo aiutai.
“Radicequadrata Di Ics”, dissi, scandendo chiaramente il mio intero nome.
“Grazie”, disse il CC. “L’unica nota positiva sta nel fatto che il suo Personal Smilemeter aveva dato un risultato proprio disastroso, il 47,89%. Pur nel perdurare del suo stato di anticonformismo, si è comunque registrato, in pochi giorni, un significativo miglioramento. Ma come ben sa, siamo ancora molto distanti dai valori normali. Torni tra un mese per un ulteriore controllo. E mi raccomando, signor Di Ics, ottimismo!” Continue reading “Appendipanni per scimmie – quinto racconto”

Questo è solo x te – quarto racconto

Annalisa non aveva voluto mai fare la Prima Comunione. Era sempre stata spaventata da quell’idea. Mangiare qualcosa che in realtà era un corpo vivo, come aveva sentito dire da qualcuno, la impressionava. Pensava che sarebbe stato come ingoiare un pulcino appena nato. Era abbastanza ignorante, non le piaceva la scuola. Prendeva insufficienze a tutto andare. Ingoiare un corpo vivo? Non doveva davvero essere così.
Suo padre e sua madre si erano sposati in chiesa e poi l’avevano battezzata, solo perché andava fatto, ma non erano mai stati a messa. Mai. Né a Natale, né a Pasqua. Annalisa non si sentiva affatto incentivata. Se non lo facevano i suoi perché doveva perdere tempo lei con quelle cose? E poi solo le ragazze pure e pronte potevano accogliere Gesù nel loro cuore. E lei, a quattordici anni, non era ne pronta, né pura.
Era cotta di un ragazzo del quarto superiore. Lui aveva diciassette anni, ne avrebbe compiuti presto diciotto. Era muscoloso, aveva un paio di occhi azzurri, un sorriso da modello e una bocca carnosa da baciare. Lui non la guardava mai, si occupava solo delle compagne di classe
Sì, ma qualche volta mi ha guardato le gambe, le tette. Sì, le tette quella volta che gliele ho sventolate davanti con quella bella scollatura.
Comprava solo vestiti succinti, microgonne. Sentiva spesso le madri di alcune ragazze chiamarla “puttanella in calore”. Ma lei se ne fregava. Voleva le attenzioni di Matteo – così si chiamava il bellissimo ragazzo che desiderava più della sua stessa vita.
Ogni sera, prima di addormentarsi, chiudeva gli occhi e, pensando a lui, si sfiorava nell’intimità.
Lo seguiva su Facebook. Matteo giocava a pallanuoto e aveva la sua pagina personale piena di foto in costume. Continue reading “Questo è solo x te – quarto racconto”

L’appuntamento – terzo racconto

Trascorreva le ore davanti al pc scrivendo poesie rivelatrici di una malinconia latente, di una struggente rassegnazione alla vita e di una disperata negazione della vecchiaia incombente.
Finché nella sua vita apparve una creatura diafana, senza spessore né luogo che non fosse quello schermo luminoso in cui le sue parole prendevano vita e le davano realtà. Una di quelle rare persone che racchiudevano in sé grazia e intelligenza, cultura e vivacità di spirito: la bellezza lunare dei volti femminili di Watteau, l’intelligenza di una Simone de Beauvoir, le conoscenze scientifiche di una Margherita Hack, il fascino misterioso di un felino.
La sognava, le scriveva con riferimenti letterari che immancabilmente lei arricchiva di particolari e annotazioni.
Si stava innamorando di un’immagine, ne era consapevole, tuttavia sperava e desiderava ardentemente che alla fine prendesse corpo. Continue reading “L’appuntamento – terzo racconto”