Scrivere di nuovo dopo mesi

Come si può stare senza scrivere per tanto tempo, che tutti dicono sia impossibile. Lo sapete: “senza scrivere non posso”, “scrivo per me stesso”, “scrivere è per me un bisogno”, ecc ecc.

Sarà anche vero, ma senza scrivere non si sta poi malissimo. Io ho praticato la NON scrittura per tanto tempo e sto benissimo. Ma, quindi, si perde l’abitudine e poi non si è più capaci? “Va a finire che poi non riesco più. È per questo che non posso smettere”.
Pochi giorni fa, Marco Freccero e io abbiamo iniziato la stesura del racconto per il gioco letterario “Il disagio della tecnologia” (avete ancora oggi e domani per iscrivervi: vedi post) e in pochissimi passaggi l’abbiamo scritto, corretto e riletto. E tra un passaggio e l’altro, devo dire che mi mancava. Avevo quasi voglia di scrivere, capite?
Scrivere è un’abitudine che si potrebbe riprendere velocemente.
Le cose che abbiamo acquisito non si perdono: ci vorrà un po’ di esercizio ma ritornano. C’è da dire che nel frattempo ho sempre letto lavori altrui e dato una mano a scovare ripetizioni, refusi e altro. Un po’ di esercizio l’ho sempre fatto.

E voi, come fate? Scrivete sempre per timore di non essere più capaci?

*nell’immagine, una mia ‘poesia’ del 2007, scritta a mano

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10 pensieri su “Scrivere di nuovo dopo mesi

  1. Io scrivo perché sento che mi completa. Non mi obbligo a farlo e se non lo faccio sto bene lo stesso. Va detto che spesso è terapeutico e un buon arricchimento personale. Ho sempre scritto con amore.

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  2. Forse, in un epoca in cui si “ecoscandaglia” qualsivoglia sensazione, emozione, persino il discorso di Totti, sarò troppo pragmatica. Però credo che tutto si possa fare nel modo e nel tempo in cui si vuole, o si preferisce. Siamo già succubi di forzature dalla mattina quando ti alzi a quando rientri in casa, che se quello che fai per te stesso, come piacere, deve essere un auto imposizione, allora… si perde il bello e il gratificante.
    è vero che ci vuole disciplina nel seguire un progetto, però anche ascoltarsi quando qualcosa dentro di sé chiede una pausa, ha un senso.

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    1. Certo, Sonia, la scrittura non deve essere sentita come ‘imposta’. La bellezza sta nel ricavarne un piacere. La disciplina, intesa come costanza nel perseguire un’idea che abbiamo, ha un senso pure essa. Ogni cosa a suo tempo, quindi. Adattandola a noi stessi e a ciò che vogliamo.

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  3. se devo fare una cosa con “disciplina” scappo. La scrittura è un piacere, un gioco, a volte una sfida (anche solo con se stessi), un bisogno e perfino una terapia. Ma si vive anche senza scrivere: si legge, si cammina, si gioca, insomma… si vive.

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  4. trovo esagerato chi dice . non so stare senza scrivere, lo stesso vale per tutti i post che dicono la stessa cosa sulla lettura. Non leggo un libro intero da 5 anni, quando avevo ripreso la lettura dopo 7/8 anni che non leggevo, eppure sto e sono sempre stato benissimo come quando leggevo più di un libro la settimana. Le OVERDOSE sono sempre pericolose secondo me, ogni tanto c’è il bisogno di un bel periodo di stasi. Adoro la stasi. Ora sono in starsi da lavoro dopo 43 anni di superattività e sto da dio. Ho alcuni bei progetti ma non ho fretta di attuarli, intanto li covo come un chioccia le sue uova e se si schiuderanno bene altrimenti rimarranno gnalli.

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