Nuovo gioco di scrittura

Come mi ero proposta a fine dicembre scorso, in questo post, sto lanciando insieme a qualche amico che ha già partecipato in passato, un gioco di scrittura simile a “Più incipit per tutti” che tanto successo aveva riscosso (era il 2011!).

Allora, le idee per ora sono:

  • una frase da inserire nel testo
  • oppure una linea comune a tutti i racconti – ma questa la vedo già più difficile -, o un argomento che faccia da filo conduttore

L’offerta di frasi è libera: tutti possono proporre e, dopo la raccolta, sceglierò quelle più adatte e lanceremo il tutto.

Stefano Mina ha proposto questa frase: “La mano sinistra a sostegno della testa, sempre più pesante, mentre le dita dell’altra mano stropicciavano senza tregua un mozzicone di matita, come a contrastare la staticità del resto del corpo e tenere vivo il pensiero.

Oppure, se avete argomenti o altre idee, scrivetele qui sotto, insieme alla vostra adesione. Qualcuno aveva già aderito nel post di cui sopra.
Fatevi sotto e iniziamo!

Novità di quest’anno: si potrà anche partecipare in coppia e, forse (dico forse) parteciperemo Marco Freccero e io, giusto per vedere se riusciamo ancora a scrivere a quattro mani 😉

E, ovvio, non si potrà scrivere un racconto con la frase proposta da noi stessi (se scegliamo la strada delle frasi)

Alla fine, se abbiamo parecchio materiale, almeno dieci/undici racconti, creeremo l’ebook come per “Più incipit per tutti”.

Buon gioco 😉

 

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9 pensieri su “Nuovo gioco di scrittura

  1. Buongiorno, mi è piaciuto talmente questo esperimento che ho deciso di partecipare. Continuo il testo di Come parole di polvere:

    “Improvvisamente sentì la testa più leggera, aprì gli occhi, facendo forza sulle palpebre. Gli parvero come arrugginite, quasi che non li aprisse veramente da tanto tempo. Davanti a lei l’uomo continuava a parlare. Lei lo seguiva, ma intanto pensava ad altro. Si accorse di avere la mano sudaticcia e pensò che gliel’aveva stretta. Ci pensò intensamente. Intanto continuava a guardare il volto dell’uomo. Lui aveva una faccia d’angelo, due occhi da serpente, chiari, quasi vitrei. Il suo sorriso era ammaliante. “Sì va bene,” disse lei, “Venga pure, il direttore la aspetta”. L’uomo aprì ancora di più quel suo sorriso così penetrante, afferrò la sua ventiquattrore e disse un semplice “Grazie” prima di afferrare la maniglia dell’ufficio del capo ed entrare, lasciandola lì, a guardarlo, come un’idiota.”

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