Se i cattivi fanno l’Arte, i buoni ammazzano i vicini

Caravaggio, Cena in Emmaus, 1601. Olio su tela, 141 × 196,2 cm. Londra, National Gallery

Nel post precedente vi ho invitati a visionare l’ultimo video di Marco Freccero (il testo integrale è riportato sotto e, comunque, iscrivetevi al suo canale se volete sentirne delle belle) perché quando l’ho ascoltato ho fatto parecchie riflessioni: molte cose che già avevo assimilato e altre che stavano sottotraccia nei miei pensieri. Insomma, ho rifatto pensieri miei ma ho trovato la comodità di ascoltarli da una voce esterna.
Magari sarà lo stesso anche per voi.
Vediamo: cosa dice Freccero?

Ci sono uomini malvagi, brutti e sporchi che amano l’arte, e cioè la Bellezza. Nel pensiero comune, chi ama il Bello ci fa supporre un’anima sensibile, e l’anima sensibile ci porta a credere a una bontà della persona. Ma l’essere umano non è assimilabile a un’equazione matematica; l’anima umana non ha nulla di certo, di definito e nemmeno di catalogabile. Ecco dove sbagliamo sempre: nel credere che sia tutto riconducibile a ciò che ci è noto, che crediamo di conoscere.
Se un’ubriacone si porta in camera una puttana, ha il letto sfatto, biancheria sporca negli angoli, due miseri dollari nel portafogli e tanti debiti di gioco, non significa che lo stesso uomo non possa produrre meraviglie su una tela o su un foglio di carta.
Allo stesso modo la vicina tanto gentile, amante dei gatti – “dava da mangiare a tutti i randagi del quartiere, era così buona e gentile” – un giorno si scoccia di sentire il rock a tutto volume del vicino e gli regala una bottiglia di liquore fatto con il diserbante.
Ma non è l’essere umano che sbaglia, siamo noi – e cioè sempre “l’essere umano” -che non vediamo cosa ci circonda. Etichettare, definire, attribuire, sono azioni che ci portano fuori strada. Ma non solo nei riguardi dell’arte: come afferma Freccero abbiamo tanti esempi di scrittori, pittori, artisti, che nell’intimo erano persone orribili. È vero che a noi non deve interessare, noi dobbiamo solo godere delle meraviglie che hanno creato. E questo è molto facile per gli artisti del passato, quelli morti e defunti da tempo. Si sa che la morte riveste di bellezza.
Però, pur non inficiando lo splendore delle loro opere, la malvagità o il modo di vivere di questi artisti, ci deve fare ragionare sugli aspetti dell’animo umano: ogni cosa ci deve fare ragionare e mi pare che le parole di Freccero possano aprire ben altro che queste poche mie considerazioni. Quindi, è vero che chi ha un’anima buona non sempre procura arte, e non è vero che chi è malvagio non sia portatore sano di opere artistiche, ma, soprattutto, questo ci deve ricondurre alla nostra vicina di casa, quella amante dei gatti e così una cara vecchietta, ricordate?
Lo so che voi temete l’altro vicino, quello che non saluta mai e che ha la bocca corrucciata, quell’omone grosso alto due metri e che pesa centoventi chili, quello che con una manata vi spedirebbe giù per le scale. Il fatto è che il pover’uomo è imbarazzato del suo peso, teme di non piacere ai vicini e non osa salutare per timore che gli altri lo snobbino. Non sale mai in ascensore con voi perché si sente ‘ingombrante’ e si vergogna. Però, sappiatelo, quando la vecchietta così gentile andrà in prigione perché colpevole di avere ucciso con il liquore al diserbante il ragazzo del terzo piano, quello del rock ad alto volume, lui sarà l’unico a occuparsi dei gatti, e l’unico che porterà le arance alla signora.

Il testo del video di Marco Freccero:

C’è un uomo che fa moltissimo per la cultura. Ama Lev Tolstoj, e adora Fedor Dostoevskij, lo rilegge spesso. È uno degli uomini più potenti al mondo. Il suo nome è Vladimir Puntin.
Sì, hai sentito bene: Vladimir Putin. Se in Russia il buon Dostoevskij è stato riscoperto, lo si deve proprio a lui, e a nessun altro. Questo ci permette forse di riflettere su un dettaglio che viene ignorato non a caso. Perché poco elegante e politicamente scorretto.
Buona parte dell’arte esiste grazie a uomini brutti, sporchi e cattivi. Cosa ha fatto Gandhi per l’arte?
Nulla.
Perché ce ne dimentichiamo? Perché da un pezzo c’è questa leggenda metropolitana secondo la quale l’arte renderebbe migliori le persone. E allora occorre assolutamente fare finta di nulla: dimenticarsi, per esempio, che Leonardo da Vinci dipingeva sì «L’ultima cena» a Milano; ma era sul libro paga dei Borgia, e progettava e costruiva armi. Tra l’altro: spesso riceveva anticipi sostanziosi per dei lavori che non consegnava mai.
Il pittore Caravaggio fu un frequentatore di prostitute, baro e assassino; ma i suoi soggetti furono soprattutto religiosi.
Papa Giulio II fu un duro e feroce papa guerriero, che spesso indossò l’armatura e guidò il suo esercito in guerra, per esempio contro la città di Bologna. Ma fu lui che assunse Michelangelo per la Cappella Sistina, e per la statua del Mosé che si trova nella chiesa di San Pietro in Vincoli. E non solo Michelangelo, ma anche Raffaello e il Bramante.
Potrei continuare citando moltissimi esempi di scrittori alcolizzati, oppure antisemiti, che hanno scritto capolavori. Il punto però credo che sia un
altro.
Secondo l’ideologia corrente il male è solo una mancanza di informazioni. Basta quindi far vedere a qualcuno un quadro, o una serie di quadri, per esempio «L’ultima cena», le statue del Bernini, i dipinti del Caravaggio; e costui all’istante capisce tutto e passa la sua vita a rispettare i limiti di velocità, pagare le tasse, e a evitare di parcheggiare sui marciapiedi.
In realtà costui vede le opere del Bernini, di Leonardo e del Caravaggio, le capisce molto bene, spesso le capisce meglio dei suoi simili, e poi parcheggia sui marciapiedi, evade le tasse, non rispetta i limiti di velocità.
Ma perché si comporta così?
Ci sono biblioteche intere che provano a spiegarlo, e io di certo non posso permettermi di tentare una risposta esaustiva. Dirò solo che l’essere umano è libero, e fa le sue scelte. In maniera consapevole. Ed è perciò ridicolo raccontare la favoletta che se leggi non sei cattivo, e se non leggi sei da evitare. Ogni soluzione semplice, del tipo: Se viaggi o leggi ti si apre la mente, è sempre sbagliata.
Alla prossima e come sempre: Non per la gloria, ma per il pane!

 

 

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