“La battaglia di Hacksaw Ridge”, un film che racconta la non violenza attraverso una guerra atroce

la battaglia di hacksaw ridge

La regia magistrale di Mel Gibson al servizio di una storia dalla doppia valenza. Il protagonista, Desmond Doss, si arruola – parliamo della Seconda Guerra Mondiale – a 23 anni e lo fa da obiettore di coscienza. Cosa ci va a fare allora in guerra? La sua ambizione è salvare le vite altrui, soccorrerle sul campo di battaglia e impedirne la morte.
Non viene compreso dai superiori e viene osteggiato da tutti; i compagni arrivano a picchiarlo duramente perché vedono in lui un codardo, uno che li metterà in pericolo. Ma lui non cede e non tocca il fucile anche quando lo minacciano di portarlo in prigione. Ed è lì che finisce, infatti, proprio nel giorno in cui doveva sposare la fidanzata.
Ma ancora non cede Desmond, e finisce processato e minacciato di essere deferito alla Corte Marziale. Non rivelo tutto per chi vorrà vederlo.
Alla fine va in battaglia, una battaglia cruenta e violenta, terribile – se il film fosse stato incentrato solo su quella, avrei faticato parecchio – e riesce a salvare 75 (settantacinque!) persone.
A dimostrare che, anche senza un’arma, si può essere ottimi compagni di squadra.
Bravissimi gli attori: Desmond, interpretato da Andrew Garfield, superlativo; e il padre, figura complessa e profonda ancorché odiosa a tratti, interpretato magistralmente da Hugo Weaving; la fidanzata Dorothy, interpretata dalla deliziosa e bellissima Teresa Palmer, e Vince Vaughn, che interpreta il Sergente Howell, così efficace nella parte da farsi detestare da tutta la platea.
Il film racconta una storia vera: Desmond Doss è morto nel 2006, dopo avere vissuto insieme alla sua Dorothy e avere ricevuto la più alta onorificenza, la Medaglia d’Onore.
Quindi, il film racconta della guerra, e in questo mostra scene tremende, cruente, e anche il modo americano di affrontare il nemico, sempre e comunque. Ma racconta anche la forza degli ideali, il lato intimo di certi convincimenti che sanno portare fino al sacrificio pur di salvare altre persone. Desmond non si fa piegare dai superiori quando lo minacciano di prigione e corte marziale ma non si fa piegare neanche dalla fatica o dalla paura e continua a portare in salvo i compagni e tutte le volte dice: “Ti prego, fammene trovare un altro”.
Da vedere, nonostante gli spari nelle orecchie.

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