La Cambogia è piena di sorprese

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La prima è trovare il piumino nel letto, una cosa che ti aspetti da un albergo del Trentino, non in un paese dove le temperature sono sempre intorno ai 30°. Io, poi, il piumino non lo gradisco nemmeno in Trentino, quindi ho guardato con sgomento a questi letti.
La seconda è che i cambogiani sono un popolo poco legato alla privacy: in pratica vivono in strada, mangiano su piazze e

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marciapiedi, vendono bibite, ricambi per auto, pezzi meccanici usati, abiti, tutto davanti alle loro case. Dormono in amache appese all’interno dei loro tuk tuk, con cui sono pronti a scarrozzarti verso i templi e le zone rurali, ma anche nei centri cittadini. Nonostante i trenta gradi, molti cambogiani sono supervestiti: maniche lunghe, pantaloni lunghi, spesso guanti – di lana! – e cappelli con pom pom, sempre più adatti al Trentino che ai loro trenta gradi. Non possiedono armadi, credo, visto che appendono le grucce con abiti, camicie e maglie, agli espositori in acciaio, simili a quelli che noi abbiamo nei negozi; questi espositori sono sui balconi – per chi ce l’ha – ma anche sul ciglio stradale dove si passa in auto e motorino e si solleva una polvere rossastra che inonda ogni cosa. I panni lavati sono stesi ovunque, sempre alla mercé del passaggio polveroso.

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Le evidenti difficoltà della vita in questo paese, sono visibili nelle case su palafitte, che indicano la possibilità di un’inondazione, nelle scarse condizioni igieniche, nei cumuli di rifiuti a ogni angolo di strada, dietro alle bancarelle in cui si vende cibo, nei fossi che forse rappresentano le loro ‘fognature’. Eppure il cambogiano sa sempre regalarti un sorriso e un inchino di saluto.
Non ha avuto mai vita facile: senza andare tanto indietro, ricordo Pol Pot, che negli anni dal 1975 al 1979 sterminò un terzo della popolazione, con la sua dittatura folle e le sue idee. La visita al carcere, ora museo, di Tuol Sleng  è stata una bella mazzata allo stomaco, e vedere la nostra guida che parlava tra i denti, come se sospettasse orecchie nemiche pronte a denunciare chiunque osasse entrare ancora più in profondità di ciò che accadde e che è accaduto anche pochi anni fa: lui ci ha parlato di una guerra – di cui noi non siamo a conoscenza, ha detto – avvenuta nel 2008 e forse anche dopo (mi scuso per la scarsa chiarezza ma le notizie che ci ha dato sono poche e nebulose.

 

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… segue… 

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