L’elfo dei giorni a venire – di Carlo Bramanti

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“Gli esseri umani?” sorrise l’elfo. “Oh, ma io li conosco! Decorano ogni giorno piccole finestre sul nulla con i fiori più belli, lasciando le loro anime ad appassire”.
“E tu chi sei? Da dove sei spuntato?” chiese il ragazzo inginocchiato davanti al camino pieno di fuliggine.
“Mi chiamo Gngngngn e sono l’elfo dei bimbi, l’elfo più comprensivo e buono che ci sia”, sussurrò la bizzarra creatura. Arrivava a stento a un metro di altezza e aveva orecchie viola a punta come quelle di un vulcaniano. Gli occhi sembravano due grandi smeraldi capaci di penetrare il mistero dell’infinito.
” Gngngngn? Ma è un nome impronunciabile”, sbottò Luca.
“Lo so. Me l’hanno dato apposta, così quando i bambini raccontano la mia apparizione, risultano ancora più ridicoli agli occhi dei grandi… Ma, piuttosto, dimmi, che ci fai tutto solo inginocchiato a terra?”
“Aspetto i miei genitori, non lo vedi?” rispose il ragazzo, con tono indispettito, ponendo una mano sulla fiamma senza farsi male.
“Oh, scusa! Non avevo capito!” sorrise ancora Gngngngn, volgendo lo sguardo attraverso la parete della cucina.
I due umani erano sul letto, lei aggrappata teneramente al collo di lui. La TV, sotto una stella di Natale, era spenta in un sogno lieve. Di lì a poco avrebbero fatto l’amore e dalla loro unione sarebbe nato Luca.

Carlo Bramanti

*questo testo fa parte della pagina natalizia di Scriveregiocando

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