Babbo Natale e il regalo di Lupo Cattivo – di Daniela Giorgini

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Babbo Natale avrebbe fatto un solco sul pavimento del laboratorio se avesse continuato a camminare avanti e indietro ancora un po’. La notte più magica dell’anno si stava avvicinando e tutto sarebbe andato come previsto, se solo Green non fosse sparito. O meglio, se solo non fosse stato rapito.
Il capo elfo, Green appunto, era indispensabile nei preparativi finali, perché sua era la responsabilità dell’ultimo controllo: “un regalo per ogni bambino e a ogni bambino un regalo”. La macchina organizzatrice era partita ormai da mesi. A ogni elfo operaio era stato assegnato un giocattolo da realizzare nella quantità richiesta, salvo cambiamenti dell’ultimo minuto. Eventuali giochi già costruiti venivano lasciati in deposito per gli anni successivi e comunque alcuni articoli erano prodotti a ciclo continuo, perché non passavano mai di moda.
Terminata la produzione, Babbo si preoccupava di testare alcuni campioni nel caso fossero stati difettosi, non volendo provocare danni ai bambini, poi toccava a Green fare gli abbinamenti. Certo, Babbo poteva scegliere un altro elfo o fare lui stesso il lavoro, ma stava invecchiando e temeva di combinare qualche guaio. Green non lo aveva mai deluso, per questo da anni ormai aveva messo tanto nelle sue mani.
Lo aveva cercato dappertutto, pensando si fosse perso o che stesse male e si fosse allontanato momentaneamente, ma non era da lui non avvisare. Per questo Babbo si era convinto che fosse stato rapito. Chi lo stava trattenendo con la forza, però, non l’aveva con Green, ma con lui. E chi poteva essere? La Strega del Nord sembrava sparita, dopo l’ultima sconfitta ricevuta, e l’Uomo Nero – esiliato e solo – non aveva più alcun potere.
Mentre era perso in queste riflessioni, un elfo postino trafelato lo raggiunse: “Babbo, Babbo, è arrivata questa!” e agitava una busta che molto tempo prima era stata bianca. “Ho capito subito che non poteva essere di un bambino, così sporca e stropicciata. Leggi!”
Babbo Natale la prese, l’aprì e tirò fuori un foglio unto e appiccicoso sul quale erano state incollate una a una le lettere, ritagliate da fogli di giornale: una lettera minatoria, senza dubbio.
Green è con me. Se vuoi rivederlo vivo, dovrai farmi un regalo. Lascio a te la scelta, conosci i miei gusti. Ci incontreremo nel bosco la notte dell’antivigilia. Lupo Cattivo
“Maledizione!” gridò Babbo, sbattendo il pugno sul tavolo. Poi, vedendo lo sguardo allarmato dell’elfo postino, arrossì e domandò scusa. “E’ che quando ci vuole, ci vuole!”
Rimasto solo, Babbo si lasciò andare allo sconforto più nero. Voleva salvare Green, ma non poteva andare contro le regole. Quando uno è cattivo, è cattivo – lo aveva persino nel nome! – e non può avere regali, non può. Dopo aver mangiato l’agnello, la nonna, Cappuccetto Rosso, i sette capretti e aver molestato i tre porcellini, non si poteva certo credere che fosse un buono. Senza contare il rapimento di Green. Insomma, Lupo Cattivo era un vero delinquente e non c’era possibilità di redenzione. Il laboratorio non solo non doveva, ma non poteva costruire alcun regalo per un’anima nera.
Questa volta Babbo era davvero preoccupato, la situazione era ingarbugliata alquanto e non sembrava di facile soluzione. Se si fosse recato nel bosco prima dell’appuntamento, poteva mettere in pericolo Green. Se fosse andato l’antivigilia e lo avesse liberato, avrebbero fatto ancora in tempo a sistemare tutto per la partenza, ma se non ci fosse riuscito, non solo avrebbe perso il suo prezioso collaboratore e amico, ma la notte di Natale sarebbe andata in fumo. Inconcepibile! D’altra parte non poteva accondiscendere alle richieste di quel pazzo.
Eppure qualcosa bisognava fare, a tutti i costi, ma era necessario un aiuto esterno. Come sempre, però, quando c’era bisogno di qualcuno in particolare, non si sapeva mai dove trovarlo. Quindi Babbo partì con Fulmine – la sua renna più veloce – sotto gli occhi allarmati di centinaia di elfi.

“Forza, Fulmine, dobbiamo trovarlo prima possibile! Andiamo incontro alla notte, lo incontreremo lì.”
In quel momento il buio stava prendendo possesso dell’Italia, i bambini sarebbero andati a dormire presto perché il giorno dopo c’era scuola – le tanto sospirate vacanze natalizie non erano ancora arrivate – quindi Babbo avrebbe aspettato qualche minuto proprio da quelle parti in attesa dell’arrivo di Sandy.
“Eccolo, Fulmine, guarda! Sta arrivando.”
Un omino piccolo e rotondo volava verso di loro, lasciandosi alle spalle una scia di sabbia luminosa che cadeva dolcemente sulla terra. Aveva gli occhi quasi chiusi e si accorse all’ultimo momento di chi lo attendeva. “Babbo, ma cosa ci fai qui? Non dovresti essere a casa a preparare i regali?”
“Sì, Sandy, ma ho avuto un intoppo. Quel birbante di Lupo Cattivo ha rapito Green, il mio capo elfo. Senza di lui non posso terminare il lavoro e per liberarlo Lupo vuole in cambio un regalo.”
“Ma non puoi!” esclamò Sandy.
“Lo so! Per questo ho bisogno di te, dei tuoi sogni. Vieni con me.”
“E come faccio con i bimbi che si stanno addormentando? Cosa sogneranno stanotte se non passerò da loro?”
“Fermerò il tempo come nella notte di Natale, così quando tornerai avrai tutto il tempo di spargere i tuoi sogni felici. Andiamo!”
Così partirono verso il bosco delle favole dove abitava Lupo Cattivo. Babbo sperava che il suo piano si realizzasse, anche se Sandy non aveva mai fatto un simile tentativo. Sì, perché Sandy era Sandman – l’omino del sonno – che nella notte regala sogni felici ai bambini addormentati. Lupo però non era un bambino, ma dormiva e sognava come tutti. Occorreva solo provare.
Quando arrivarono alla tana di Lupo – una vecchia catapecchia tutta rattoppata -, da un buco sul tetto Babbo Natale scorse Green legato in un angolo vicino al camino, steso su un pagliericcio. Era triste e abbattuto, tremante di freddo. A Babbo si strinse il cuore, mentre avrebbe voluto con tutte le sue forze togliere di mezzo quel furfante, ma…era pur sempre Babbo Natale. Così fece un cenno a Sandy che si avvicinasse. Da un’altra tegola rotta videro Lupo che si preparava per dormire su un sudicio materasso. “Non ti preoccupare, Green, vedrai che il vecchio verrà. Ci tiene troppo a te. E finalmente io avrò il mio regalo di Natale. Buonanotte!”
Babbo e Sandy aspettarono ancora qualche minuto, poi l’omino del sonno fece cadere dal tetto la sua sabbia magica sulla testa di Lupo, trattenendo il fiato. Dopo pochi secondi, videro un sorriso disegnarsi sul suo muso, mentre le zampe si allungavano verso qualcosa che non c’era. “Bene, sei arrivato. Sapevo che avresti accettato lo scambio. Forza, dammi il mio regalo!”
“Sembra che stia funzionando. – sussurrò Babbo – Sta sognando proprio il momento dello scambio, il suo pensiero felice. Ora scendo a prendere Green.” E si calò silenzioso dal camino, incurante della fuliggine che lo stava sporcando. D’altronde gli elfi spazzacamini non sarebbero mai passati a pulire il camino di un cattivo. Non appena Babbo spuntò fuori, fece segno a Green di non parlare, lo slegò, lo abbracciò e lo prese in braccio per risalire con lui.
“Allora, il mio regalo dov’è?”
Babbo e Green si voltarono allarmati verso il letto di Lupo. Non poteva essersi già svegliato! Infatti aveva ancora gli occhi chiusi e continuava ad agitare le zampe in avanti.
“Ti ho chiesto dov’è il mio regalo!”
“Eccolo. – disse Babbo avvicinandosi piano e mettendogli tra le zampe una scatola da scarpe vuota che aveva trovato tra le cianfrusaglie di Lupo. – Ma mi raccomando, dovrai aprirlo soltanto la notte di Natale.”
Così lasciarono Lupo Cattivo abbracciato alla sua scatola, salutarono e ringraziarono Sandy, che tornò immediatamente al suo lavoro e si diressero finalmente a casa.
“Mi dispiace di averti dato pensiero, Babbo. Mi sono fatto fregare come un Cappuccetto Rosso qualsiasi, pensavo fosse mio padre che mi chiamava.”
“Non preoccuparti, Green, sono contento di riportarti a casa sano e salvo. C’è ancora tanto da fare, ma siamo in tempo. Tanto che, appena arrivati, ci facciamo preparare una bella cioccolata in tazza.”
“Pensi che Mamma Natale si arrabbierà, vedendo come hai sporcato l’uniforme?”
“Ops, me n’ero dimenticato!” e Babbo scoppiò in una fragorosa e liberatoria risata.

E Lupo Cattivo?
Beh, Sandy era così preoccupato che la sua sabbia non funzionasse, che aveva esagerato un po’. Lupo dormì e sognò fino a Natale, tenendo stretta la sua scatola di cartone. Sempre sognando, la aprì e divorò il bell’agnello pasciuto che ne uscì. Così quando si svegliò e trovò la scatola vuota, non si preoccupò di sentire fame come se non mangiasse da giorni ma ricordò quel Natale come il più bello di sempre.

Daniela Giorgini

*questo testo fa parte della pagina natalizia di Scriveregiocando

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