L’ultima revisione

Investigatore

Possiamo fare dieci, venti, trenta revisioni, ma arriva sempre il momento in cui facciamo “l’ultima revisione”. E come lo capiamo che è l’ultima?
Ecco. Appunto. Non lo capiamo affatto.
Tempo fa, e credo di poter dire che sia stato un anno e mezzo fa, il mio socio e io abbiamo completato quella che credevamo fosse l’ultima revisione. Eravamo certi di avere eliminato ogni refuso, ogni frase superflua, ogni parola inutile. Avevamo la convinzione di avere sistemato parti carenti e limato quelle ridondanti.
Questo ci dava la certezza che il nostro testo, il romanzo a quattro mani che ci è costato tanto impegno, fosse perfetto – la perfezione che noi possiamo raggiungere, ovvio – e che fosse “pronto per la stampa”.
In agosto abbiamo deciso che forse – una decisione in cui c’è un ‘forse’ è un ossimoro – daremo alle stampe il nostro romanzo trasformandolo in un ebook autopubblicato, e quindi ci siamo detti che un ultimo controllo ci stava. Io ero convinta – badate bene: ero convinta – che avremmo trovato qualche refuso, una parola singolare dove occorreva un plurale, una ‘a’ pellegrina che non serviva, una ‘e’ mancante o altre piccolezze, pinzillàcchere da svista, dovute a troppa conoscenza del testo.
Mi sono approcciata, quindi, con l’animo leggero e con l’interesse della lettura. E me la sono anche goduta ‘sta lettura. Refusi non ne ho trovati. Bene. Perfetto.
Qualche ritocco l’abbiamo fatto: delle sistemazioni di cui solo noi abbiamo notato il bisogno, piccoli miglioramenti.
Però. (Sembrava strano andasse tutto così bene, eh?)
In una pagina ho trovato un tè preparato con le bustine da una ragazza (la protagonista, non una qualunque) che ha frequentato un corso sul tè. Sono inorridita e ho cambiato “le bustine” con “la miscela”.
Un peccato veniale, certo. Ma sempre un peccato.
Sono andata avanti e ho trovato una torta di pasticceria servita a tavola, sempre dalla protagonista, che nella pagina precedente aveva cucinato per quel pranzo una crostata alla crema. Qui, devo essere sincera, ho avuto un mancamento. E non era caldo quel giorno.
Sono cose che accadono, lo sappiamo tutti. Certo. Però dovrebbero essere sistemate alla prima revisione, non all’ultima. Mi sono chiesta cosa avevamo letto le altre volte. Come sia possibile che sfuggano errori così marchiani dopo tante riletture.
Ma non mi sono depressa e non ho mollato l’osso: ho proseguito con animo innocente e aperto alla parola dubbia. È stato quando ho trovato l’ultima grave carenza che mi sono appoggiata al piano della scrivania e ho lasciato fluire le lacrime.
Cosa c’era?

Una cosa, però, l’ho capita: occorrono dieci revisioni, un anno e mezzo e un’ultima revisione. Questa è davvero l’ultima: dopo tanto tempo si notano tutte le pecche, anche quelle invisibili agli altri.
Quindi, la regola per l’ultima revisione è: Farla un anno dopo avere fatto l’ultima.

 

8 pensieri su “L’ultima revisione

      1. In realtà sto cercando di scriverne uno, ma con queste vacanze sono andato in letargo. In realtà, già da un po’ le idee sono andate a rifugiarsi nel regno di Morfeo… Spero che con l’inizio dell’inverno escano dalle coperte!😉

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