Siamo ciò che leggiamo

mangialibri11

“… secondo me oltre al vivere bisogna leggere. Ho recentemente scritto un testo che parla di una barca perchè avevo letto un racconto ambientato in alto mare, ho trattato di argomenti scientifici perchè avevo letto circa gli argomenti trattati. Secondo me anche solo leggendo possiamo vivere migliaia e migliaia di esperienze e trasmetterle a nostra volta in quello che scriviamo…” (commento di Nicolò Bertolini al mio post precedente)

Non posso che essere d’accordo con quanto afferma Nicolò: anch’io in passato ho scritto parecchi racconti sull’onda della lettura di altri racconti – o brani di romanzo particolarmente intensi – che mi avevano emozionata. (uno di codesti è L’ora felice e in coda al racconto trovate una mia considerazione che rispecchia il pensiero di cui sopra).
E, proprio in questi giorni, sto leggendo Il bazar dei brutti sogni di King in cui l’Autore, prima di ogni racconto narra la gestazione del medesimo. Alcuni di questi racconti sono stati suggeriti a King dalla lettura di altri autori; riconoscere in questo accadimento un comportamento che è anche mio mi ha deliziata.
Scoprire poi che la scrittura del racconto Premium Harmony – che ho trovato eccellente, manco a dirlo – è stata suscitata in King da Carver:

“Ho scritto «Premium Harmony» poco dopo avere letto oltre una ventina delle sue storie, e non c’è da sorprendersi che abbia un sapore carveriano. Se l’avessi abbozzata a vent’anni, temo sarebbe stata la pallida copia dei lavori di un autore molto più navigato. A sessantadue, il mio stile si fa sentire, nel bene e nel male. Come molti rinomati scrittori americani (per esempio, Philip Roth e Jonathan Franzen), Carver manca praticamente di senso dell’umorismo. Invece io vedo il lato comico di qualsiasi situazione. Qui si tratta di humor nero, spesso il tipo migliore, almeno secondo me. Perché, datemi retta, di fronte alla morte si può soltanto ridere.”

Passi di: Stephen King. “Il bazar dei brutti sogni”. iBooks.

 

Nello stesso brano di presentazione, King scrive:

“… Uno dei suoi preferiti era «Chi va al mulino si infarina». Non so molto In materia di mulini, ma il detto è sicuramente vero riguardo alla crescita stilistica degli scrittori in erba. Da giovane, scimmiottavo H.P. Lovecraft se leggevo i suoi racconti, e Ross Macdonald quando mi appassionavo alle avventure dell’investigatore privato Lew Archer.
Questa specie di plagio è destinato a svanire. A poco a poco si sviluppa la propria voce, unica come un’impronta digitale. Restano le tracce degli autori amati durante gli anni della formazione, ma alla fine è il ritmo dei propri pensieri a dominare (una dimostrazione dei nostri più autentici impulsi cerebrali, almeno credo). In conclusione, nessuno somiglia a Elmore Leonard più di Leonard o a Mark Twain più di Twain. Però ogni tanto l’ispirazione stilistica torna a fare capolino, sempre quando lo scrittore si imbatte in un nuovo e magnifico modo di esprimersi che corrisponde a una maniera inedita di vedere e illustrare ciò che lo circonda. Le notti di Salem è stato partorito sotto l’influenza delle poesie di James Dickey, e se alcune parti di Rose Madder sembrano opera di Cormac McCarthy, è perché mentre ci lavoravo sopra stavo divorando tutto quello che riuscivo a procurarmi di questo autore.
Nel 2009, un redattore della New York Times Book Review mi chiese se fossi disposto a firmare una doppia recensione di Raymond Carver – Una vita da scrittore di Carol Sklenicka e una raccolta dello stesso Carver, pubblicata dalla Library of America. Accettai, specialmente per esplorare nuovi territori.
Pur essendo un lettore onnivoro, chissà perché lui mi era sfuggito. Una grave mancanza, non avreste torto di obiettare, considerando che grosso modo apparteniamo allo stesso periodo letterario. Non mi resta che difendermi affermando quot libros, quam breve tempus (in latino maccheronico, così tanti libri, così poco tempo… e, sì, ho la maglietta con la massima originale).
Comunque, rimasi sbalordito dalla nitidezza dello stile e dalla stupefacente tensione della sua prosa. Tutto è in superficie, ma con una trasparenza tale da scorgerci sotto un universo brulicante di vita. Adorai quei racconti e i classici perdenti americani che Carver ritrae con enorme sapienza e tenerezza. D’accordo, era un ubriacone, ma aveva un tocco magico e un grande cuore.”

Passi di: Stephen King. “Il bazar dei brutti sogni”. iBooks.

Vi ho già detto che adoro quest’uomo?😉

*l’immagine proviene da qui

2 pensieri su “Siamo ciò che leggiamo

  1. Grazie per avermi citato nel tuo articolo, l’ho apprezzato molto. E ho apprezzato anche l’intero articolo. Leggere ci permette di viaggiare, scoprire, esplorare. Trovo che sia magnifico imbattersi in qualcosa di nuovo, scoprire nuovi autori, scovare un blog di nostro gradimento. E da lì imparare tanto. Un tanto che facciamo nostro quando scriviamo.

  2. Carver manca praticamente di senso dell’umorismo

    Mah. È precisamente quello che ho sempre pensato di Stephen King, il quale per giunta, a petto di Carver, manca anche di un sacco di altre cose, ahilui.

    In realtà King non era affatto male fin verso il 1996-7, quando ha avuto l’idea, in generale buona ma evidentemente pessima per la sua prassi letteraria, di smettere di bere e di drogarsi.

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