Cosa significa “scrivi quello che sai”

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Ieri mattina, complice un tempo meteorologico non proprio ottimale, siamo stati seduti al bar anziché sotto l’ombrellone. E, tra chiacchiere varie, qualcuno ha raccontato un episodio narrato da un’altra persona che lavora in un Pronto Soccorso. L’episodio in sé non è importante – e non lo racconterei comunque: ho ancora i capelli dritti per la sorpresa – ma ciò che conta è che noi (e intendo voi e io e anche tutti gli altri) non abbiamo una minima idea delle cose particolari che accadono nel mondo. Non parlo del mondo lontano dodici ore di aereo ma del mondo di fianco a casa nostra. Cosa succede, quindi, quando qualcuno ci racconta qualcosa che gli è accaduto, o un episodio del suo lavoro? Succede che rimaniamo in ascolto, curiosi e a volte anche stupefatti. Ammirati, o disgustati, o divertiti: insomma, è possibile che ciò susciti in noi una reazione forte e intensa.

Ogni lavoro, ma anche ogni hobby, ogni interesse e relativa frequentazione – esempio meno eclatante del Pronto Soccorso potrebbe essere la partecipazione a un corso di fotografia ma anche un giro di amicizie in un’associazione di volontariato o un corso di Marketing aziendale – ci porta conoscenze specifiche che sono ignote agli altri. Queste ‘conoscenze’ o ‘episodi avvenuti’, potrebbero fornire un sapore insolito alle nostre pagine. Non sto parlando di raccontare fatti privati o altro, ma di trasferire ciò che sappiamo ai nostri testi.

“Il comandamento che vige nei corsi di scrittura era di solito: «Scrivete ciò che sapete». Niente da ridire, ma se voleste scrivere di astronavi che esplorano altri pianeti o di un uomo che ha ucciso la moglie e cerca di farne scomparire il cadavere con un tritarifiuti? Come fa lo scrittore a rendere compatibili progetti fantasiosi come questi con «scrivi quello che sai»?
Io credo che prima di tutto sia necessario dare di questa espressione l’interpretazione più ampia e onnicomprensiva. Se fate l’idraulico, sapete di idraulica, ma non è che le vostre conoscenze si esauriscano tutte lì; anche il cuore sa delle cose e lo stesso vale per l’immaginazione. Grazie a Dio. Non fosse per cuore e immaginazione, il mondo della fiction sarebbe un mondo oltremodo bigio. Potrebbe anzi non esistere affatto.” (On writing, Stephen King)

Quindi, non si tratta di riportare pari pari episodi di cui siamo venuti a conoscenza, oppure episodi strani, inquietanti o divertenti che abbiamo vissuto – le persone sono alquanto imprevedibili – e inserirli nel romanzo che stiamo scrivendo, ma si tratta di adattare tutto ciò che sappiamo all’esigenza delle nostre storie, rendendole così più vive e ‘vere’.

“Scrivete quello che vi piace, quindi infondetegli un’anima e rendetelo inimitabile aggiungendovi la vostra personale conoscenza di vita, amicizia, rapporti umani, sesso e lavoro. Specialmente lavoro. Alla gente piace leggere di lavoro. Dio solo sa perché, ma è così. Se sei un idraulico patito di fantascienza, perché non considerare un romanzo in cui c’è un idraulico che viaggia a bordo di un’astronave o lavora su un pianeta alieno? Vi sembra stupido? Lo scomparso Clifford D. Simak scrisse un romanzo intitolato Ingegneri cosmici che tratta più o meno appunto di ciò che preannuncia nel titolo. Ed è una straordinaria lettura. Ciò che dovete ricordare è che c’è una differenza tra tenere una conferenza su ciò che sapete e usarlo per arricchire un racconto. Il secondo è quello buono. Il primo non lo è.” (On writing, Stephen King)

Allora, se lavoro in uno studio legale devo per forza ambientare lì i miei racconti?
No, certo che no. Ma le mie conoscenze legali, i particolari di cui sono a conoscenza possono servirmi per condire meglio la mia narrazione. E non importa fare un lavoro fico o super interessante; possiamo anche lavorare al Conad dietro l’angolo e camminare solo in quelle due strade per tutta la vita: se osserviamo qualcosa di interessante c’è. E ricordiamo che non tutti sanno come si chiude la cassa alla sera, come si controlla la merce arrivata e come si sistemano i prodotti a scaffale. Ogni pretesto è buono per generare una storia.

 

 

5 pensieri su “Cosa significa “scrivi quello che sai”

  1. Anche a me piace molto scrivere, e spesso nei miei testi c’è molto di personale, molte informazioni che ho tratto da esperienze come l’Università, un’uscita con gli amici, un episodio in famiglia. Ma secondo me oltre al vivere bisogna leggere. Ho recentemente scritto un testo che parla di una barca perchè avevo letto un racconto ambientato in alto mare, ho trattato di argomenti scientifici perchè avevo letto circa gli argomenti trattati. Secondo me anche solo leggendo possiamo vivere migliaia e migliaia di esperienze e trasmetterle a nostra volta in quello che scriviamo…

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