La mostra di Hopper a Bologna

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 “Se potessi dirlo a parole, non ci sarebbe alcun motivo per dipingere”. Edward Hopper

Edward Hopper è l’unico artista di cui, finora, ho visitato due mostre: la prima a Roma qualche anno fa, in occasione di una mia andata per una presentazione, e la seconda venerdì scorso qui a Bologna. Anche se le due mostre fossero state uguali, cosa mai possibile io credo, sarei andata lo stesso.
L’esposizione è curata da Barbara Haskell – curatrice di dipinti e sculture del Whitney Museum of American Art, da cui provengono le opere esposte – in collaborazione con Luca Beatrice. Ho trovato il percorso narrativo molto ben curato e pieno di spunti interessanti che nella mostra di Roma non avevo apprezzato allo stesso modo.
Il percorso dell’artista è ben narrato e le diversità tra il periodo francese e il successivo newyorchese sono mostrate e particolareggiate. Ho visto alcuni aspetti di Hopper che non conoscevo – anche se ciò potrebbe essere dovuto al fatto che per me era la ‘seconda volta’ – e ho apprezzato maggiormente la crescita e lo studio da lui svolto sulle opere.
Molto interessante la possibilità di sfogliare il suo quaderno personale di appunti, in versione digitale certo ma non per questo meno emozionante, dove l’artista ha segnato per ogni quadro le dimensioni, dove è stato dipinto, in che condizioni di luce ecc. Bello bello. (questo c’era anche alla mostra di Roma, ma io l’ho sfogliato tutto, due volte, anche a Bologna)
Inutile che vi parli dei quadri esposti: ognuno ha una sua predilezione per alcune opere rispetto ad altre. Dirò, invece, che sono stata molto colpita dall’aspetto di Hopper incisore di cui non sapevo, e ho apprezzato moltissimo, tra le altre, Night Shadows, del 1921

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Che altro dire di Hopper? A me piace la luce che dipinge nei suoi quadri, mi piace quell’attimo in cui ferma il mondo e decide cosa mostrarci, mi piace il silenzio e la solitudine che ha sospeso sulla tela e mi piace il suo punto di vista, una macchina da presa proprio davanti a noi e dietro i suoi personaggi e i suoi paesaggi/ambienti.
La mostra è ben curata e merita il viaggio.

E, alla fine, c’è il gadget interattivo che ormai è diventato d’uso nelle mostre; io, ovviamente, non mi sono sottratta.

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3 pensieri su “La mostra di Hopper a Bologna

      1. Non sono un’intenditrice – lo è più mia sorella che ha studiato all’Istituto d’Arte – però a me è piaciuta, anche se di Piero c’è naturalmente poco e tutto il resto è a sua ispirazione.

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