Il vero innovatore guarda Sanremo

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Una volta era sinonimo di borghesia conservatrice: il festival di Sanremo era roba vecchia che guardavano solo coloro che amavano le solite cose, i divertimenti classici. Poi sono venuti gli anni della rivolta e tutti hanno iniziato a snobbarlo: “musica di bassa lega”, “noi amiamo la musica vera”, “va bene per il popolo”. Ecco, appunto, il popolo è la stragrande maggioranza e fare cose pop non è uno spregio; c’è molta gente che ci campa con il pop.
Quindi, tutti omologati a dire che “Sanremo è una palla”, “se lasciassero perdere”, “”con i soldi del canone”, ecc ecc. “Perché noi sì che sappiamo qual è la vera musica” è diventato un battaglione di intellettuali che loro sì sanno cosa sia bello e importante. Sul web è pieno di commenti di gente che sa tutto e che dispensa consigli come fossero peli del gatto sul tappeto.
La borghesia ora è di coloro che NON guardano Sanremo; gli innovatori lo guardano perché se ne fregano dei giudizi altrui e non temono di essere tacciati da alcun genere di etichette imposte e fasulle.
Ma, ciò che più mi ha irritato è il fiorire di commenti critici su aspetti di cui a chi ascolta musica non dovrebbe interessare: invece di ascoltare gli artisti in gara – e alcuni sono davvero molto bravi, oltre che cantanti, veri performer da palco – hanno fissato il loro punto di ascolto sulle mise, sugli outfit dei cantanti. Così, invece di dire la bellezza della voce di Arisa, si è parlato del suo vestito, invece di lodare la bravura di Laura Pausini – una vera artista nota in tutto il mondo, che sa stare sui palchi più prestigiosi e che incanta pure come persona – hanno criticato aspramente le loro scelte d’abbigliamento, dimenticando che se assistiamo all’esibizione di un cantante, l’unica cosa di cui ci dobbiamo occupare è la sua voce e la sua capacità di emozionarci.
Ma tutti i critici del web sono pronti a negare la bellezza in cambio della benedizione del loro ego frustrato. Magari potrebbero andare loro sul palco dell’Ariston e deliziarci con le loro mise perfette e le loro voci sublimi.
Tutti professori sul web, come già sappiamo. E poi ci sono anche quelli che, ascoltando l’esibizione meravigliosa di Ezio Bosso, hanno notato solo la sua disabilità e l’hanno sbandierata come un vessillo del buonismo e del politically correct. Invece di gustare la musica e la bravura – oltre la simpatia, l’intelligenza e l’empatia – di Bosso hanno visto un modo per dichiarare il loro amore per i disabili e le minoranze, di cui comunque non gliene frega nulla nella vita ma fa molto fico dirlo sul web.
Non ho guardato Sanremo per anni, ma quest’anno lo sto seguendo per dimostrare la mia bassa cultura e il mio essere borghese. Mi sono gustata alcune perle, da Ezio Bosso a Marc Hollogne – Marciel, di cui pochi parlano -, da Virginia Raffaele in una deliziosa imitazione di Carla Fracci, alle esibizioni di Elio e Le storie Tese, talmente originali da compensare la banalità di certi commenti sul web  – non per loro – e altre performance di grande divertimento. Perché in fondo, il Festival di Sanremo deve essere anche divertimento, no? E io quello cerco, non mi interessano gli abiti o altre cose che non c’entrano con la musica.

12 pensieri su “Il vero innovatore guarda Sanremo

  1. Su di me Sanremo da almeno un decennio a questa parte ha lo stesso impatto di Miss Italia: mi annoia e quindi tendo a ignorarlo. Nulla di male ci sarebbe se lo guardassi e non è che in alternativa mi obblighi a guardare film d’essai… Detto questo, ogni cosa si può guardare in tanti modi, chi è intelligente guarda anche i programmi disimpegnati in modo intelligente, gli altri più che cinguettare su Twitter, belano.

  2. Io lo guardo, l’ho sempre guardato e non me ne importa niente di quello che pensano gli altri. A me poi Carlo Conti piace e l’anno scorso il Festival me lo sono proprio goduto tutto.
    Quest’anno purtroppo, per vari impegni, non l’ho potuto seguire benissimo, ma per quello che ho visto, mi piace.

  3. non lo guardo perchè la sera io dormo ma sto seguendo qualcosa via internet. Le canzoni di successo ce le infliggeranno ma la musica di Bosso e la Carla Fracci sono valsi il festival. Quando smetteranno di fare passerella di bellone, quest’anno poi ci hanno messo anche un bellone imbalsamato. Che c’entra con il mondo della canzone? comunque Viva la musica!

  4. Io continuo a non guardarlo. Non mi interessa. Non credo che sia il male ma proprio non mi riguarda. È una specie di altro mondo verso il quale non ho alcuna curiosità. Meglio una fila alle poste🙂

  5. Ero costretta a guardarlo quando vivevo in casa di mio padre che lo seguiva dormendo, ma guai a cambiare canale. Da allora ho la nausea di fronte a qualsiasi programma di”varietà”, canoro o altro. Del resto ho smesso di seguire la musica leggera fin dalla fine degli anni ottanta. “Sento”(fatico ad ascoltarle), a volte, alcune canzoni alla radio, per caso, e le trovo tutte uguali, noiose, tranne qualche rarissima eccezione. Di alcuni cantanti, sentitane una, sembra che le altre siano state fatte in fotocopia.
    Rimpiango le canzoni della Piaf, di Yves Montand, di De André e di Dalla, che, tra parentesi, sapevano anche usare, a regola d’arte, i loro mezzi vocali, perché, a mio parere, non è sufficiente avere una bella voce per saper ben cantare.

  6. @giovannaforesio: mi dispiace, ma La centesima finestra è disponibile solo in formato digitale. Non esiste il cartaceo del mio romanzo.Trovi i link alla pagina “La centesima finestra”, in questo blog. Grazie.

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