Tra gender e cyberbullismo

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Ieri sera ho atteso le ventidue per poter vedere la puntata di Presa diretta condotta da Riccardo Iacona. Il conduttore ha subito annunciato che era in disaccordo con le direttive Rai che hanno imposto la messa in onda posticipata, e questo mi rassicura sulla sua onestà intellettuale: anch’io non approvo. Questo era un servizio che doveva andare in onda in prima serata.
Il cyberbullismo, e anche non cyber, è una faccenda che mi angoscia moltissimo. Gli effetti sono enormi e mai del tutto risolvibili, anche quando non portano a gesti estremi come è accaduto per tanti adolescenti. Mi sento di affermare che il bullismo (sempre esistito, certo, ma non per questo ci deve apparire ‘normale’) è la deriva della falsità dell’educazione che impone falsi modelli cui attenersi e che non scende mai a fondo nel dialogo tra famiglia e istituzioni e neppure all’interno del nucleo familiare. Continuiamo a coprirci gli occhi e a fingere che tutto vada bene mentre stiamo affogando nella falsità. Manteniamo il sesso e l’educazione sentimentale al di fuori dell’ambito scolastico, orsù fingiamo che tutto si risolva in una scopata e portiamo all’emarginazione chi non ci sta. Le interviste ai genitori sono angoscianti; tra chi si oppone a una scuola che pratica il gioco del rispetto (in cui si parla solo delle uguali possibilità tra uomo e donna e non di sesso o aberrazioni sessuali, e neppure di “esplorazione dei corpi dei compagni e scambio di abiti tra maschi e femmine” come ha scritto qualche politico disinformato su twitter). Il gender (genere) non significa trasformazione sessuale come molti insinuano, spargendo ulteriore confusione e insicurezza su un tema che ha aspettato anche troppo per essere affrontato nelle scuole.
Se non si parte da una buona informazione, se non si tratta la materia “educazione sessuale e affettiva” si continua a lasciare nell’ignoranza i nostri bambini e adolescenti: le ragazzine di dodici/tredici anni, come detto chiaro nel servizio (bellissimo ma anche, per me, molto doloroso) di ieri sera a Presa diretta, condotto dalla brava giornalista Liza Boschin, mandano in giro loro foto nude, credendo forse che l’affetto nasca da questo. Stiamo creando una società futura formata da persone che pensano sia tutto basato sullo scambio di qualcosa per avere qualcos’altro, senza sapere che l’esterno non conta se all’interno non c’è corrispondenza.
Il gioco del rispetto deve diventare uno stile di vita, se vogliamo evitare qualche episodio di violenza, qualche omicidio e sevizia. Non parlo solo di violenza sulle donne, parlo di violenza sugli esseri umani. In ogni cosa si comincia dall’inizio e in questo caso, si può iniziare con un gioco di carte (vedi immagine sopra) alla scuola materna, proseguire con educazione sentimentale alle elementari e visite al consultorio alle superiori, come già fanno in Germania.
È ora di mettere un riparo sul loro futuro. Svegliamoci!

Un pensiero su “Tra gender e cyberbullismo

  1. E se alla base di queste abnegazioni ci fosse un po’ troppo bigottismo e/o machismo/femminismo? Premetto, da noi al nord non è meglio… ci sono persino state discussioni veementi che hanno portato all’abolizione della materia scolastica “storia delle religioni”, riabilitando la comune “lezione di istruzione religiosa” (ovviamente cattolica). Ma come giustamente scrivi, in primis è il genitore che dovrebbe occuparsi di allevare nella consapevolezza i (tanto agognati) figli… e non si può “delegare” la responsabilità alla Scuola! Ma ho l’impressione che il procreare è diventato una mera dimostrazione di virilità… senza quella responsabilizzazione che vede il genitore come attore in primis: dare il buon esempio in ogni ambito (tolleranza raziale, rispetto di ogni creatura vivente e salvaguardia della natura, solo per citarne un paio). Ogni singolo giorno, guardandomi in giro sul percorso casa-lavoro-casa, inorridisco.
    E la discussione potrebbe protrarsi all’infinito…

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