I tre che arrivarono in ritardo – di Subhaga Gaetano Failla

IMG_349 5

25 dicembre dell’anno Zero. Verso sera, nei pressi di un’oasi in pieno deserto.
Tre uomini dalla folta barba e sfarzosamente vestiti oscillano in groppa ai loro dromedari. Rallentano d’improvviso, poi si fermano.
C’è un posto di blocco. Due carabinieri, delle forze imperiali romane, stazionano annoiati accanto a una biga posta di traverso rispetto alla strada polverosa che conduce all’oasi. Il più grasso, svogliatamente e quasi inciampando nella tunica troppo lunga, sventola una paletta rossa in segno di stop.
“Buonasera,” dice uno dei tre dall’alto del suo dromedario.
“Buonasera…” dice il romano. “Scendete.”
I tre, in un agile balzo, nonostante l’età, si ritrovano a terra di fronte ai caramba imperiali.
“Dove andate?” chiede l’altro romano.
“A Betlemme.”
“Ah. E da dove venite?”
“Persia.”
“Persia?”
“Sì, Persia. Siamo re Magi persiani.”
“Persiani? Ma è vero quel che si dice? Che le vostre donne sono usate per chiudere le finestre?”
“Uh?… Ah, le persiane. Ah ah, molto divertente. Che spirito di patata.”
“Patata?!” esclamano all’unisono i due imperiali.
“Sì, patata. Siamo Magi, e qualche occhiata nel futuro riusciamo a darla.”
“Ehm… sì… patata…” borbotta impacciato il carabiniere, non sapendo come replicare. Poi, per darsi un tono, chiede ancora:
“E che andate a fare a Betlemme?”
“Portiamo dei doni a Gesù Bambino. È nato proprio oggi.”
“Ah, Gesù Bambino! Il figlio di quei due fricchettoni che abitano insieme a un bue e a un asino… Che poi Giuseppe sia il padre… Eh, le voci corrono. Mah. Speriamo comunque che la festicciola non si trasformi in un rave party, altrimenti dobbiamo intervenire. È giunta notizia che hanno cominciato a far casino sin dall’alba, con tamburi e zampogne, e non la smettono più. Be’, favorite i documenti e controlliamo pure questi doni.”
I caramba imperiali guardano ben bene i tre papiri d’identità, quasi a passarli ai raggi x. Poi rigirano tra le mani le anfore contenenti i regali.
“Oro. Un bel regalo. E questa polvere?” chiede l’imperiale meno grasso con dura voce inquisitrice, come da consuetudine.
“Incenso. È di buon augurio ed è pure curativo.”
Il caramba immerge il naso nella piccola anfora scoperchiata.
“Già. Incenso.”
“E queste cosa sono?” insiste ancora con fare sospettoso, strofinando tra le dita delle pietruzze un po’ appiccicose d’un bel colore ambrato.
“Mirra. Un balsamo eccellente.”
“Ah, sì. Mirra.” L’imperiale pronuncia a voce bassa la parola. Finge di sapere di cosa si tratta. Poi aggiunge:
“Prima di lasciarvi andare però, per prassi dobbiamo comunicare al Comando palestinese il vostro arrivo. Ci sono troppi Zeloti in giro in questo periodo. La prudenza non è mai troppa. Mandiamo un’email al Comando e al massimo in un paio di giorni ci rispondono. Se tutto è a posto dopodomani potrete andare.”
“Due giorni?!”
“Eh, la connessione qui nel deserto è un disastro e in Palestina va e viene. Il computer è lentissimo.”
“Ah! Questo è il progresso! Basta con i messaggeri, i segnali di fumo e i piccioni viaggiatori, dicevano! Adesso c’è il computer, dicevano…”
“Un po’ di pazienza, un po’ di pazienza. E che saranno mai due giorni! Guardate i gigli del campo e i porcelli in cielo!” conclude il militare con tono ispirato.
“Sì, porci con le ali… Uccelli, uccelli in cielo.”
“Be’, sì, certo. Uccelli.”
I tre Magi, mestamente, legano i dromedari a una palma lì vicino, montano una tenda e si apprestano ad attendere l’email di risposta del Comando Imperiale.

  A erodepalestina@gcesar.spqr
 
   25 dicembre
   Oggetto: Re Magi in visita a Betlemme

   Spett.le Comando Centrale Coloniale di Palestina dell’Impero Romano,
   comunico che in data odierna il sottoscritto Carabiniere Imperiale di Seconda Categoria,     
   Catilino Alloccolus, ha  sottoposto a controllo ordinario  gli identificati tre Magi, 
   denominati Gaspare, Melchiorre e Baldassare, di professione re. I suddetti dichiarano di volersi 
   recare a Betlemme per portare in dono a tale Gesù Bambino, di professione neonato, oro, incenso 
   e mirra.
   Attendo vostra autorizzazione, per consentire l’accesso dei tre suddetti re a Betlemme.
   Sempre ai vostri ordini. Ave Cesare, cave canem, do ut des, de gustibus,
   dal sempre vostro, umilissimo,
   Carabiniere Imperiale di Seconda Categoria della Stazione Desertica,
   Catilino Alloccolus

   A militibetlemme@gcesar.spqr
   
   28 dicembre
   Risposta
 
   Milite Alloccolus, 
   per l’oro e l’incenso, tutto okay. Ma per la birra devi controllare se sia nei limiti della 
   gradazione alcolica consentita nelle colonie mediorientali.
   Attendo notizie. Ave Cesare,
   Erode del Comando Centrale 
   Colonia di Palestina dell’Impero Romano

   A erodepalestina@gcesar.spqr

   30  dicembre
   Risposta

   Spett.le Comando Centrale Coloniale di Palestina dell’Impero Romano, 
   la sostanza identificata come terzo dono  non risulta essere birra bensì mirra. 
   Dopo rapido accertamento conoscitivo, il sottoscritto ha verificato che trattasi 
   di sostanza innocua derivata dalla resina, molto di moda negli ambienti new age.
   Attendo autorizzazione, per consentire l’accesso dei tre suddetti re a Betlemme.
   Sempre ai vostri ordini. Ave Cesare, fiat lux, quo vadis, citroen deluxe,
   dal sempre vostro, umilissimo,
   Carabiniere Imperiale di Seconda Categoria della Stazione Desertica,
   Catilino Alloccolus

È l’alba del 31 dicembre. Melchiorre si lava nella pozza d’acqua dell’oasi. La sua barba è più incolta e anche la sfarzosa tunica blu è adesso tutta sgualcita. Riempie poi un secchio d’acqua e lo porta ai tre dromedari.
A pochi metri di distanza il caramba più grasso, Catilino Alloccolus, si è appena svegliato. Si stiracchia sbadigliando fragorosamente. Melchiorre si accorge di lui.
“E allora, capo, due giorni di attesa, eh?”
“E che ci posso fare io. Obbedisco agli ordini. E le comunicazioni sono lente e difettose. La rete Impernet è un disastro, te lo dicevo.”
“Sì, ma sono passati più di cinque giorni. Andando avanti così arriveremo a Pasqua! Quando giunge l’autorizzazione?”
“Eh. Ormai di certo se ne parla dopo Capodanno. E poi c’è il ponte con il weekend. Nel Comando di Betlemme sono tutti in vacanza.”
Melchiorre sbuffa spazientito.
“Dai, mettiti l’anima in pace, Melchiorre. Ancora qualche giorno. Stasera festeggiamo il Capodanno insieme, eh? Ti va?”

È ormai notte da un pezzo. Gaspare e Baldassare confabulano tra loro indicando una stella cometa bassa sull’orizzonte. Sembra che facciano calcoli complicati. Melchiorre è disteso tranquillamente a terra e guarda il cielo stellato. Canticchia a bassa voce Jingle bells.
Giungono i due carabinieri romani. Indossano una tunica molto elegante, quella delle grandi occasioni. I giorni trascorsi insieme ai re Magi hanno favorito, nonostante tutto, un buon clima cameratesco. Adesso si danno reciprocamente del tu senza problemi. Minus Peditatus, il milite di grado inferiore, ha un panettone con sé che oscilla dal dito infilato nel fiocco del nastrino.
“Gaspare! Baldassarre! Che ore sono?”
I due guardano ancora un po’ il cielo stellato, poi controllano alla luce d’una torcia certi loro calcoli tracciati a terra, e rispondono:
“Mancano dieci minuti a mezzanotte.”
“E allora, sbrigatevi, prendete il vino che avete portato! Tra poco è Capodanno!”
I due si affrettano, spariscono nella tenda e, mentre giungono anche Catilino Alloccolus e Melchiorre, riappaiono subito dopo con una magnifica anfora piena di vino.
Si riuniscono tutti e cinque in cerchio, accennando per ingannare l’attesa qualche triviale canzoncina romana e alcuni sommessi versi persiani, poi riempiono i calici, li innalzano e urlano allegri:
“Buon anno! Buon anno!” e si abbracciano.
Ma Catilino Alloccolus, pensieroso, chiede:
“Ma che anno è? Se il 25 dicembre era l’anno Zero, adesso, l’1 gennaio, è il Capodanno dello Zero virgola qualcosa?”
I re Magi fanno dei rapidi calcoli mentali ad alta voce, poi finalmente dicono:
“Boh. Mah. Chissà,” e innalzano di nuovo i calici. Però, già al primo sorso, tutti sputano disgustati il vino.
“Ma questo vino è acqua!” urla Minus Peditatus. “E per giunta è acqua schifosa!”
Melchiorre, col capo chino, come in cerca di qualcosa, d’improvviso esclama:
“Gesù! È stato lui, Gesù Bambino! Deve essersi indispettito a causa del nostro grande ritardo e ci ha dato il benservito con questo miracolo all’inverso… Be’, rifacciamoci la bocca col panettone…”
L’allegria ritorna presto nel gruppo notturno. Il panettone è buono, sebbene provenga da Gerusalemme e talvolta al posto dell’uvetta rimane tra i denti qualche pallino da caccia. I cinque uomini, seduti a terra, cantano insieme commossi Happy Xmas (war is over) di Ioannes Lennonus. Il cielo stellato vastissimo palpita come una creatura viva.

  A militibetlemme@gcesar.spqr

  2 gennaio
  Risposta
  
  Milite Alloccolus,
  dai immediatamente il permesso di accesso a Betlemme a quei tre Magi. Ripeto: immediatamente!
  Qui, da quando è nato quel rompiscatole, non si dorme più… Tamburi di tutti i tipi giorno e 
  notte, e le zampogne, che strazio! Sembra che stiano aspettando questi tre per concludere i
  festeggiamenti. Se fossi stato io, avrei mandato subito i miei carabinieri, e festa finita! Che poi
  ho notato pure delle facce strane. Estasi, si vocifera. Quindi ci sarebbe stata l’ipotesi di reato per
  poter intervenire. Ma da Roma hanno detto di no, non tocchiamo i rituali di nascita, altrimenti gli
  Zeloti fanno scoppiare una rivoluzione.
  Milite Alloccolus, subito! Fai partire immediatamente quei tre!
  Erode del Comando Centrale
  Colonia di Palestina dell’Impero Romano

Il 5 gennaio, di buon mattino, i due carabinieri imperiali corrono come scalmanati verso la tenda dei re Magi.
“Presto, fratelli Magi! Presto!” urlano Catilino e Minus. “È giunto il permesso di accesso a Betlemme! Dovete partire, subito!”
“E che è,” borbotta Gaspare uscendo dalla tenda, ancora mezzo addormentato. “Prima ci fanno aspettare una diecina di giorni e adesso bisogna andare di fretta?”
“Eh, sì, vi dovete proprio sbrigare. Mi dispiace,” dice abbassando la voce Catilino. “Ma se non partite subito, poi Erode se la prende con noi. Sembra che a Betlemme la festa sia un po’ degenerata e non aspettano che voi per concludere le celebrazioni.”
“Va bene va bene, Catilino, non preoccuparti. Con i dromedari così riposati, partendo subito, entro questa notte arriviamo a Betlemme. Un po’ dispiace anche a me. L’oasi è bella e poi mi ero affezionato un poco a voi…”
“Anche noi…” dicono a testa bassa i militi.
Si abbracciano, si scambiano promesse di nuovi incontri, poi i re Magi partono. Catilino e Minus seguono con lo sguardo i viandanti fino a che essi non diventano tre minuscoli puntini scuri in lontananza. Poi rimane soltanto il deserto sfolgorante nella luce del mattino.

Subhaga Gaetano Failla

*Anche questo testo fa parte della pagina natalizia di scriveregiocando.

3 pensieri su “I tre che arrivarono in ritardo – di Subhaga Gaetano Failla

  1. Segnalo, per la precisione, delle sfasature negli a capo, talvolta troppo anticipati, presenti nelle email all’interno del testo, causate dalla complessità della formattazione.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...