Ricominciare a vivere – di Elle

Bicchieri
Anche quest’anno è finito. Non resta che sparecchiare. Ricominciare a vivere. Tovaglia, bicchieri, briciole, fiocchi, quelle candele e le figure. La bolla è scoppiata un’altra volta, finalmente. Via i gingilli rossi, l’anno prossimo non li metto. Lo dico ogni anno. Via le rughe, le labbra tirate, posso ricominciare a sorridere, a guadare avanti. Che cosa assurda il natale, nessuno lo capisce, eppure tutti ne parlano. Cosa dicono? Cosa ripetono? È un male necessario, è una moda lamentarsene, o al contrario aspettarlo come la svolta decisiva di un anno andato male. Peggio del precedente. A molti manca il coraggio di sentire dentro di sé e di seguire quel sentimento, ovunque vada. Continua a leggere “Ricominciare a vivere – di Elle”

I Fuochi alle spalle – di Sonia Sacrato

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Pochi minuti al nuovo anno. Qui su fa un freddo cane, e per quanto mi stringa nel cappotto non riesco a smettere di tremare. Lo so, non è soltanto il freddo. Affondo il viso nella sciarpa e respiro a fondo.
Pensavo mi sarei sentita meglio, sai? Invece no. Mi manchi comunque, mi manchi da morire.
La loggia della Mole aperta straordinariamente per il Capodanno. Potrebbe sembrare una uscita di scena plateale. Ma non è così. So cosa devo fare, e so come andrà a finire. Avevo solo bisogno di una manciata di minuti per me sola.
Per noi soli, mi senti? Ti prego… dimmi che puoi sentirmi. Questo è il punto più vicino al cielo che ho potuto raggiungere. Cosa darei per parlarti ancora…
Osservo la mia città, ignara di quanto sia accaduto, andare incontro al nuovo anno tra i fuochi d’artificio e la speranza che domani ci si possa svegliare con una realtà, oltre i vetri, che sia appena un po’ diversa. Non lo si spera forse sempre? Festeggiare il nuovo anno è esorcizzare la paura che sia l’ultimo, la paura atavica della morte. Si allontana la morte facendo rumore, come i bambini fanno rumore per cacciare i mostri sotto il letto… Basterebbe poco per trasformare la paura in speranza e pensare che il nuovo anno sia vita nuova…
Piazza Vittorio è un fermento di luci e di gente in movimento. Si intravede un palco da qualche parte nel caos e qualcuno che canta. Sembrano felici. O forse, per una notte, hanno solo dimenticato di non esserlo.
Non riesco a tenere sotto controllo i brividi, sono così forti che anche i miei denti battono gli uni contro gli altri. Qualcuno mi passa accanto e mi guarda curioso. Poche coppie che si stringono e si baciano negli angoli più bui.
Stringo tra le dita lo smartphone, l’elenco dei contatti già aperto sul numero che ho salvato poco tempo fa, pensando a questa sera. Devo decidermi a chiamare.
Me l’avevi detto tu, ti ricordi? Che lui ti aveva salvato, che se l’avessi incontrato in un momento diverso magari avresti potuto fartelo amico. Che era una persona che non avresti dimenticato mai.
Ancora qualche minuto. Mi concedo ancora qualche minuto e poi chiamo, ho bisogno di riempirmi gli occhi di orizzonte, ho bisogno di guardare ancora oltre ancora per un po’. Il Monte dei Cappuccini con le sue luci d’artista blu. Superga, silenziosa e aristocratica sullo sfondo, più a sinistra.
La tua sciarpa. Me l’ha data Francesca il giorno del tuo funerale. Ci metto dentro la faccia, cerco il tuo profumo, quel calore che mi dava la tua mano quando mi stringevi la spalla. Non mi lasciare, ti prego, ho ancora bisogno di te ora, più che mai.
Un respiro. Riapro gli occhi e con una carezza del pollice sul display faccio partire la chiamata. Una voce al centralino, una musica d’attesa e poi l’uomo che cerco. Dovevo immaginare che fosse in ufficio anche in questa notte… O forse gli hanno passato la chiamata sul cellulare… Non importa. Sapevo che avrebbe risposto, come se noi avessimo avuto un appuntamento fissato proprio per questa notte.
“Sì? Chi parla?”
“Per favore, mi venga a prendere”.
“Non capisco… ma… chi parla?”
“L’ho ucciso. Per favore. Venga a prendermi”. Continua a leggere “I Fuochi alle spalle – di Sonia Sacrato”