Orchidee – di Angélique Gagliolo

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Gaia mi teneva per mano, felice di passare un pomeriggio rilassante con la mamma. Era la vigilia di Natale e c’erano gli ultimi pensierini da acquistare. Era un pullulare di gente frenetica, nervosa e chiassosa, alla ricerca dell’oggetto perfetto da regalare, magari spendendo poco. Noi due no. Mamma e figlia insieme a godersi una passeggiata per negozi come due vecchie amiche. Un pomeriggio tutto per noi, come non capitava da tanto tempo, sempre prese dai mille impegni della giornata. Certo alcune cose dell’ultimo minuto le avevamo anche comprate: una felpa per l’amica del cuore di Gaia, un foulard per la nonna, una pipa per la collezione del nonno; ma per lo più guardavamo distratte le vetrine, intente a chiacchierare e ridacchiare.
D’improvviso notai la vetrina di una gioielleria che aveva esposto un luccicante, meraviglioso e lussuoso collier con pendenti a forma di orchidea. Oro e brillanti. Il prezzo non era esposto, ma sicuramente non alla portata di noi comuni mortali, o almeno di una mamma lavoratrice con una figlia da crescere.
«Ti piace la collana con le orchidee, vero mamma?»
«Lo sai tesoro che adoro le orchidee!»
«Lo so, è il tuo fiore preferito. Hai invaso tutta casa…»
Un velo di tristezza si posò sul nostro pomeriggio sereno. La mente mi riportò indietro di tanti anni, quando mio marito mi regalava un’orchidea ogni volta che c’era un’occasione. Anche a Natale.
«Stai pensando a papà?» Mi chiese Gaia con tenerezza.
«Sì tesoro…» La voce mi uscì un po’ rauca.
Mario era morto ormai da cinque anni, ma mi mancava ancora molto. Lo amavo molto e, nonostante il tempo trascorso, non mi ero ancora capacitata che la malattia me lo avesse portato via in soli tre mesi. Gaia aveva solo cinque anni e sembrava essersi fatta una ragione per non avere più un padre accanto. Per me non era stato così facile, ma avevo sempre cercato di mostrarmi forte davanti alla mia bambina, cercando di sopperire alla mancanza del padre.
Riprendemmo il nostro giro. Mi scordai presto della collana, ma un velo di nostalgia mi rimase avviluppato al cuore.
Il veglione di Natale si teneva come da tradizione da mia mamma e terminato il nostro giro, ci recammo subito da lei. Avevo promesso di aiutarla a preparare la cena della vigilia, ma quando arrivammo, aveva già preparato tutto.
Vidi Gaia chiamare furtivamente la nonna nell’altra stanza e, mentre apparecchiavo la grande tavola in sala da pranzo, le vidi dileguarsi misteriose in camera di mia mamma.
La cena era squisita e leggera, nonostante il numero di portate. Uscimmo come da tradizione per la Santa Messa di mezzanotte, lasciando per ultima mamma, che al solito si prodigava a rassettare e tirare fuori i regali, prima di raggiungerci quasi correndo sulla porta della chiesa.
Gaia ormai non credeva più a Babbo Natale, ma come una bambina ansiosa non vedeva l’ora di tornare a casa per scartare i regali e fremeva al mio fianco mentre salutavo e facevo i dovuti auguri ad amici e conoscenti.
A casa c’era già la cioccolata fumante che ci attendeva: mia mamma aveva programmato il timer del microonde per farcela trovare già calda, pronta da consumare. Pensava sempre a tutto!
Gaia mi trascinò in salotto, senza lasciarmi il tempo di togliermi il cappotto e mi mise tra le mani un pacchettino, senza nemmeno guardare la montagna di altri regali sotto l’albero addobbato.
«Questo è tuo!» Mi disse con un largo sorriso.
«Posso prima togliermi il cappotto?»
Ma non lo feci, scartai il regalo.
Rimasi a bocca aperta e poi scoppiai a piangere. Un pianto trattenuto da tanto tempo, che si liberò come una diga che viene aperta improvvisamente dopo anni.
Gaia, con l’aiuto di mia mamma, aveva realizzato, quello stesso giorno, una collana di perline con pendenti a forma di orchidea, quasi uguale a quella che avevo visto quel pomeriggio.
Tra lacrime di felicità abbracciai grata mia figlia, che assomigliava sempre più al padre.

Angélique Gagliolo

*Anche questo testo fa parte della pagina natalizia di scriveregiocando.

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