Natale a rischio! – di Daniela Giorgini

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Babbo Natale e Green, il capo elfo, si stavano rilassando con una fumante cioccolata: per la prima volta erano riusciti a preparare tutto entro il 23 dicembre.
Il doppio controllo effettuato da Green aveva confermato che, nel sacco di Babbo Natale, c’era un regalo per ogni bambino che aveva ancora la luce accesa sul maxi schermo. Purtroppo ogni anno ce n’erano sempre meno.
Chi cresceva, non credeva più a Babbo Natale, mentre le nascite diminuivano.
– Babbo, domandò Green, pensi mai che un giorno non ci sarà più posto per noi?
– No, Green, perché non lo credo possibile. E poi, finché resterà anche solo una luce accesa nel mondo, io farò il mio viaggio. A proposito, domattina svegliamoci presto, voglio portare le renne a fare l’ultimo giro prima del grande volo. Quest’anno le abbiamo trascurate un po’ e si sono impigrite!
– Hai ragione, Babbo. Ma quei giochi tecnologici che dovevamo preparare hanno richiesto il tuo intervento più di una volta. Però sei stato previdente, devo ammetterlo, perché sono stati quelli più richiesti.
– Non sarò Babbo Natale per niente, no? – rise il vecchio accarezzandosi la barba.
– Eh, già. Comunque adesso vado, altrimenti domattina sarai costretto a venire a svegliarmi.
E Green si congedò, lasciando Babbo Natale a terminare la sua cioccolata, prima di andare a dormire.
Alle prime luci del mattino del 24 dicembre, mentre Babbo Natale stava ancora sistemandosi la lunga barba, Green arrivò di corsa, spalancò la porta senza bussare e, ansimando, prese il vecchio per un braccio e lo trascinò fuori di casa.
– Ma Green, che succede? Dimmi qualcosa!
– Scusa…Babbo…ma è successa una cosa terribile…terribile… Vieni, per favore, facciamo presto.
E si diressero verso la stalla delle renne.
Appena arrivati, Babbo Natale si accorse subito che qualcosa non andava. Il portone era aperto, ma non come lo aprivano di solito gli elfi addetti alle renne. La serratura era stata fatta saltare di proposito.
Dentro alla stalla, il branco era in cerchio attorno a qualcosa che lui non riusciva a vedere.
– Ragazzi, ragazze, su, spostatevi. Fatemi passare. Oh, no! Cos’è successo?
A terra c’era Fulmine, il capo branco, la renna dal naso rosso, che guida la slitta nella notte più lunga dell’anno senza mai perdere la rotta. Non importa che tempo faccia: vento, freddo, nebbia, neve, Fulmine non si fermava mai davanti a nulla. 
Per questo vederla così era uno strazio.
– Green, hai chiamato Lovepet?
– Certo, Babbo, sta arrivando.
Un elfo piuttosto anziano, con una valigetta nella mano destra, era appena apparso sulla soglia della stalla. Il suo vero nome era Mindel, ma Babbo Natale gli aveva affibbiato quel soprannome per la passione che metteva nel curare gli animali ammalati.
– Eccomi, fate posto. Lasciatelo respirare.
E si chinò su Fulmine. Qualche minuto dopo, scuotendo il capo, si rivolse a Babbo Natale.
– Non vorrei darti brutte notizie, Babbo, ma qui c’è di mezzo la magia. Una brutta magia. E se non troviamo l’antidoto al più presto, non solo Fulmine questa notte non ti accompagnerà, ma non lo farà mai più.
Un mormorio si alzò tra le renne e Babbo le zittì con la mano: – Non agitiamoci prima del tempo, abbiamo tutto il giorno per scoprire cosa e chi ha fatto questo a Fulmine. Anche se io una mezza idea già ce l’avrei. Green, vieni con me!
E si diresse alla sala comandi.
– Green, controlla le telecamere intorno alla stalla, dall’ultimo elfo che ha chiuso il portone a questa mattina, quando sei andato tu a vedere.
Green si mise al computer, selezionò le riprese negli orari richiesti da Babbo Natale e mandò velocemente la proiezione, finché non si vide una piccola luce davanti alla stalla e la porta che si apriva. Poi più nulla. Green rimandò il filmato a rallentatore, ma a parte il bagliore non si vedeva nessuno.
– Babbo, hai visto anche tu. Non c’è nessuno che entra nella stalla, nessuno che fa saltare la serratura del portone. Come possiamo sapere chi c’è dietro all’avvelenamento di Fulmine, se non possiamo vederlo?
– Proprio perché non possiamo vederlo, io so chi è. E so anche chi può aiutarci, sempre che riusciamo a rintracciarlo. Prepara lo slittino, Green, e metti Freccia alla guida. È la più veloce. Dopo Fulmine, naturalmente.

Dopo nemmeno dieci minuti, Babbo Natale era pronto a partire.
– Mi raccomando, Green, conto su di te. Ora è tutto nelle tue mani. Cercherò di tornare il prima possibile. E dì a Lovepet di non abbandonare Fulmine un solo istante. Temo non sia finita qui.
– Babbo, ma dove pensi di andare? E chi è stato? Se non mi dici nulla, mi farai preoccupare di più!
Ma Babbo Natale aveva già lanciato Freccia al galoppo ed era partito.
– E io che speravo quest’anno andasse tutto liscio! – sospirò Green.

Babbo sapeva che dietro a quella storia c’era la Strega del Nord, non poteva essere altrimenti. Ogni tanto provava a metterci lo zampino per causare danni e far perdere credibilità a lui o a Befana di fronte ai bambini. Finora non c’era riuscita, ma con Fulmine fuori gioco, per Babbo sarebbe stato difficile compiere tutto il tragitto nel tempo previsto.
Non che non potesse sforare un po’, ma anche lui aveva regole da rispettare. Non poteva certo far durare la notte di Natale quanto un giorno intero!
Questa volta però la magia della Strega era potente, si era fatta aiutare da qualcuno di certo.
Babbo immaginava fosse l’Uomo Nero, che non poteva più farsi vedere, dopo che lo avevano esiliato, ma purtroppo poteva dare una mano a chi aveva l’anima nera come la sua.
E l’unico modo per sconfiggere quell’incantesimo era mettere insieme due magie buone venute dal freddo, come la stessa Strega.
Babbo Natale da solo non poteva farcela, aveva bisogno di Jack Frost, lo spirito della neve.
Il problema era trovarlo.
Come tutti gli spiriti, Jack era libero e vagava per il mondo. Nessuno poteva vederlo, tranne i bambini che credevano davvero in lui. E si divertiva a spandere neve e ghiaccio proprio perché i bambini potessero giocare.
Babbo Natale aveva già sorvolato tutta l’Asia, ma non lo aveva intercettato. Non era su nessun ghiacciaio, né pista di pattinaggio o di sci. Neppure nei giardini innevati delle case, tra i pupazzi di neve.
– Forza Freccia, forza! Dobbiamo trovarlo. Speriamo sia da qualche parte in Alaska, oppure… Aspetta, Freccia, dirigiamoci verso New York. Le copiose nevicate di questi ultimi giorni sono di certo opera sua!

Intanto Green era sempre più preoccupato.
Da quando Babbo era partito, anche Cometa e Cupido avevano mostrato gli stessi sintomi di Fulmine. 
Se anche Freccia si fosse sentita male, mentre erano in volo, e Babbo non fosse riuscito a tornare a casa? E se per la prima volta dopo anni e anni, Babbo Natale non avesse compiuto il suo viaggio?
Green rabbrividì. Non voleva nemmeno pensarci.

Babbo Natale stava disperando. 
Su tutta New York erano scesi metri di neve, ma di Jack Frost non c’era traccia.
Poi finalmente Babbo lo vide, intrappolato nel ghiaccio della pista di pattinaggio a Central Park.
Opera di certo di quella Strega, pensò.
Rendendosi invisibile, Babbo Natale scese con la slitta sulla pista e, con il calore dell’alito di Freccia, fece sciogliere il ghiaccio quel tanto che bastava per liberarlo.
Jack si guardò intorno, furioso: – Quella Strega maledetta e i suoi incantesimi! Guarda come ho ridotto New York, perché non riuscivo a fermare la neve, bloccato là sotto.
– Jack, presto, non abbiamo tempo da perdere. Ho bisogno di te.
E Babbo lo fece salire sullo slittino – tanto come spirito non occupava molto spazio – e nel viaggio verso casa gli raccontò la situazione.
Era passato molto tempo e Babbo temeva di non farcela.
A poca distanza da casa, Freccia smise di correre e lo slittino precipitò. Subito Babbo Natale e Jack unirono le loro mani e lanciarono una potentissima magia che la liberò e le fece riprendere la corsa.
– Speriamo di essere così fortunati anche con Fulmine, ma è da stamattina che sta male.
– Dobbiamo esserlo, Babbo. Non possiamo permettere che tu non faccia il tuo viaggio.

Oramai tutte le renne erano a terra. La magia si era propagata da Fulmine come un’epidemia e le aveva colpite.
Anche Green si sentiva male, ma non per la magia. Babbo Natale non si vedeva, non si sapeva dove era andato e chi doveva cercare. Mancava ormai pochissimo alla partenza.
Ed ecco che lo slittino fece la sua comparsa finalmente sullo spiazzo davanti alla stalla.
– Era quello che temevo, disse Babbo entrando e guardando le sue renne stese a terra.
– Su, non perdiamoci d’animo. Io sono pronto. – Jack si sistemò di fronte alle renne. Babbo Natale si posizionò di fronte a lui e si presero le mani.
Una grossa nube bianca di ghiaccio e neve si formò sopra alle renne e diventò sempre più grande, fino a quando le avvolse tutte.
Poco alla volta, le renne ripresero a muoversi e si alzarono, stordite, ma guarite.
Solo Fulmine restava ancora a terra. Era stato il primo a essere colpito e da più tempo la magia era dentro di lui.
Jack allora creò una piccola tormenta di neve, che aumentò ancora la nube e le diede più forza.
E finalmente anche Fulmine aprì gli occhi.

Babbo Natale era stanco, ma felice e si preparò subito alla partenza.
Green, con le lacrime agli occhi, lo abbracciò: – Questa volta ho davvero temuto il peggio.
– E invece… Non sarò Babbo Natale per niente, no? – disse ridendo il vecchio con la barba bianca. E aggiunse: – Sali, Jack, ti riporto a New York. La neve a Natale è splendida, ma quando è troppa, è troppa.


© Daniela Giorgini

*Anche questo testo fa parte della pagina natalizia di scriveregiocando.

2 pensieri su “Natale a rischio! – di Daniela Giorgini

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