Leggere un romanzo

patty
La piacevolezza della lettura è un fatto personale: a chi piacciono i romanzi storici e chi cerca le storie forti, chi ama le storie d’amore e chi le detesta.
Io apprezzo una storia non di genere (se fosse di genere amo il noir e il thriller) ambientata nel 2015 (l’anno prossimo mi piacerà ambientata nel 2016), con personaggi veri. Fine.
La storia mi deve appassionare fin dall’inizio altrimenti mollo la lettura. Lo stile deve essere comprensibile e scorrevole. Preferisco una storia non lineare (Giuseppe va, scopre una cosa, litiga con Mario, lo ammazza e scappa all’estero), ma una storia che abbia qualche sottostoria e alcuni personaggi in più: Giuseppe lavora con Maria (UH! nomi originali, eh!), scopre che lei se la fa con il capo, collega questo ad alcuni fatti accaduti in passato e a una promozione mai avvenuta, Maria ha una figlia che va a scuola con il figlio di Giuseppe, la maestra dei bambini è la moglie del Capo e una sera si trovano tutti in pizzeria per la festa di fine anno scolastico ecc ecc.
Ho riprovato ad aprire Miele, di cui parlai qualche settimana fa, e sono arrivata (testardamente e con molta fatica) a pag 47 (perché qualcuno ha detto che il romanzo gli era piaciuto e ho voluto dare un’altra possibilità all’autore e a me stessa), ma proprio non ce la faccio. Ho richiuso e accantonato. La storia potrebbe essere bella ma lo stile, per me, è faticoso, non avvincente.
Per dire come il libro ci deve prendere subito: ho aperto Nero è il mio cuore di Hervé Le Corre, e mi sono appassionata fin dalle prime pagine, anche se intuisco che sia una storia non bella, pesante da digerire, violenta. Dove sta la differenza?
Cosa serve davvero a un libro per convincerci a proseguire la lettura?
La ferocia, di Nicola Lagioia, di cui ho parlato nel post precedente, ad esempio, ha uno stile, in alcune parti, ridondante, quasi incomprensibile, pieno di parole messe ad arte per impressionare, ma nonostante questo, l’ho letto velocemente. Andrebbe ripulito, io l’avrei ripulito, ma la storia a mio parere c’è.
Quindi?

Cosa ne pensate? La storia conta più della perfezione? Lo stile vi interessa?

10 pensieri su “Leggere un romanzo

  1. …premesso che è ancora Agosto e non si scrive con la A😉, non pratico e non pensante, con stili e prefazioni frammiste, propongo di andare oltre:
    “nero è il miele della mia sabàda”

    Ciò detto, prima viene lo stile (così da poter andare oltre pagina 47), poi viene la storia, che verosimilmente, in un romanzo, sarà sviluppata oltre pagina 47.
    Oltre.

    1. premesso che in agosto anche chi dovrebbe lavorare si perde dietro a post di dubbia utilità, e commenta pure, cosa darei per una sabàda che io chiamavo seada e che mi sbranerei subito, agosto o non Agosto😉

  2. Storia. Sempre prima la storia. Un romanziere, per essere tale, racconta storie. Lo stile ci deve essere. Ma se c’è solo lo stile io mollo. Punto.
    P.s. Se la storia c’è, lo si capisce da pagina uno. Se a pagina 47 ancora non c’è, non c’è.

  3. Personalmente, quando compro un libro lo scelgo sia per l’originalità del titolo, e anche dalla sua copertina.Lo scrittore deve essere bravo a “persuadermi”a non smettere mai di leggere di andare avanti, ma deve essere anche bravo nel dare forma e vita a ogni pensiero del libro tale da poterlo vivere come un film nella mia mente. Faletti (a me che piacciono i noir) era un maestro! Descrizioni minute ma mai pesanti. Buon pomeriggio!
    Raffaele

  4. Io ultimamente cerco emozioni, linguaggio semplice, descrizioni coincise ed accattivanti ed una trama non troppo intricata. Ambientazione futura (post apocalittica magari), vittoriana o presente.
    Comunque, so che non sta bene farsi pubblicità nei post di risposta (infatti di solito non lo faccio), ma credo che i miei inediti potrebbero piacerti, sopratutto Villian. Passa a visitare il mio blog, e dimmi se c’ho azzeccato o meno.
    Tornando all’argomento, anche i caratteri con cui è scritto il libro non devono essere troppo piccoli ne troppo grandi. Sono ciecata e non sono una bambina. E la copertina, deve rispecchiare la storia senza risultare pacchiana o inquietante. Anche l’occhio vuole la sua parte, no?

  5. A mio parere la storia è la parte più importante, perché può anche esserci stile e perfezione, ma se la storia non mi prende tutto il resto poi passa in secondo piano.
    Saluti, Patrizia

  6. Beh, senz’altro che sia scritto bene e poi, per quanto mi riguarda, una scrittura scorrevole senza troppi fronzoli.

    Diciamo come i libri di una mia amica scrittrice, Morena Fanti.🙂

    Ciao, ciao!!!

  7. Oh, finalmente qualcuno che ama la narrativa non di genere! (Ormai con l’invasione di fantasy, thriller e fantascienza in rete cominciavo a sentirmi una mosca bianca!) Riconosco l’eccellenza di un libro quando storia e stile sono combinati in modo impeccabile (“il commesso” di Bernard Malamud, per fare un esempio o “la vita davanti a sè” di Romain Gary); la sua apprezzabilità quando la storia è bella, ma lo stile è diverso dal mio (“ovunque proteggici” di Elisa Ruotolo); la sua incompatibilità con i miei gusti quando la storia è scritta bene, ma non riesce a coinvolgermi (“nel mondo a venire” di Ben Lerner).

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