Ho letto La ferocia

ferocia1Nicola Lagioia, La ferocia, Einaudi, 2014, pp. 418, € 19,50

 

 

Nonostante avessi detto che non l’avrei letto, alla fine l’ho fatto. E non è stata mera curiosità; è stato il caso – ombrelloni vicini, il mai dolce far nulla agostano – a farmi aprire il libro di Nicola Lagioia.
Sarà difficile dire su questo romanzo qualcosa che non sia già stato detto, ma voglio scriverne lo stesso.
Il romanzo, a dispetto di ciò che pensavo, si fa leggere tutto di seguito. Lagioia ha orchestrato una storia molto interessante, di questo vorrei dargli merito. Questa famiglia assurda, anche se non tanto come ci piacerebbe pensare, ha il fascino dell’orrido e diventa difficile non guardare. I figli sono [di]staccati dai genitori ma ne hanno comunque assorbito le nefandezze, anche se le hanno trasformate in altro e in repulsione per i genitori, soprattutto per il padre – seppure la madre abbia la sua parte – e le sue gesta ignobili.
All’inizio, dopo poche pagine, ho perfino temuto che il padre avesse fatto suicidare Clara (sarò più feroce di tutti i Salvemini messi insieme?), la bella figlia dalla personalità discutibile e l’apparenza multipla, ma sono stata smentita e quindi posso dirlo senza timore di rovinarvi la sorpresa. Michele, il fratello non fratello, che con Clara aveva il rapporto più forte e l’aveva ugualmente abbandonata andandosene a Roma, non si rassegna e cerca la verità. Clara non si è suicidata e qualcuno lo sa. Michele, tra sensi di colpa e timori, tra odio e desiderio di riscatto, arriverà alla scoperta che rovinerà tutti, la famiglia, l’azienda, la città. Bari contiene troppe zone buie e la scrittura di Lagioia arriva in ogni angolo, smascherando una società che puzza di odierno, di noto, di troppo conosciuto. Ogni uomo di potere della città ha qualcosa di brutto – e sa quanto sia orribile – che vuole tenere nascosto. Come si sa, gli uomini di potere sono adatti al loro ruolo solo quando sono ‘ricattabili’, e questi lo sono così tanto che Salvemini padre non può fare altro che gioirne e dare seguito alla storia. Clara ha un destino deciso e scava da sola la fossa in cui cadrà. Non da meno è Michele, il fratello amato che fratello non è. Ma anche l’oncologo di fama, Ruggero, il fratello maggiore, nasconde un’anima che ride sull’inatteso esito degli esami paterni. Gioia (apprezzo l’autore che nasconde/rivela parte del suo nome nel testo: se lo scrittore non si ‘diverte’ non è naturale), la sorella minore, arriva a creare un falso account su twitter con il nome della sorella morta. (sto anticipando troppo, forse? No, non ha importanza con il resto della storia)
Nessuno ha la coscienza immacolata, nessuno riesce ad affrontare la morte di Clara, nessuno ne parla, ma lei è tra loro e crea angoscia, odio e rabbia.
Della storia ho già detto troppo, non andrò oltre. È un ritratto esaustivo della società che abbiamo intorno (non dentro mi auguro) e che sempre più si sta rovinando da sola, diventando uguale all’idea che ha di sé. In questo Nicola Lagioia è stato impeccabile, nella ricostruzione del mondo che viviamo ha centrato diretto il bersaglio. La storia affascina proprio perché la sentiamo troppo vicina.
Molto belli anche i frammenti che disegnano una natura viva e fremente, animali corrotti e malati dai ricatti e dall’esubero di quattrini spesi per comprare favori: in questi brani l’autore usa un lirismo intrigante, con belle visioni e uno stile avvincente. Il linguaggio di Lagioia è originale (su questo sono stati spesi articoli, non sempre benevoli), lo stile scelto per questo romanzo è un intreccio di flashback che si compenetrano e si rincorrono: anche se sono faticosi e richiedono concentrazione, è un bel modus narrativo.
La ferocia non è un romanzo facile, non è un libro leggero: è un testo impegnativo, una storia dura, narrato con uno stile che richiede grande attenzione e partecipazione. Ma questi sono pregi in un libro. Attendiamo libri così (italiani) da tempo.
Tutto bene, quindi? Abbastanza, mi verrebbe da dire. Avrete letto tutti in rete articoli che mostrano alcune frasi del libro davvero ostiche. Non ve le ripeto tutte per non annoiarvi.
Ne ho scelta solo una, come esempio. Vorrei però sottolineare, ma senza rancore, che se un esordiente avesse spedito un testo con frasi simili, l’avrebbero mandato al diavolo. E non provate a dire il contrario.

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Ecco, se qualcuno me la spiega, questa frase, mi farà un favore. Chi sa parli! Poi ce ne sono altre, vere perle di incomprensione.
Su questo, io credo che Nicola Lagioia abbia un po’ giocato, penso sia un suo modo per dire quanto è intelligente, colto, e audace nella scrittura. Einaudi, e il Premio Strega, l’hanno premiato e quindi ha ragione lui e siamo noi (io) a non capire.  Però, sinceramente, Nicola, che cavolo vuol dire “quelli che aprivano talmente male le vocali da scuotere l’Unità del paese con lo strumento che avrebbe dovuto stringerle il collare”?

La ferocia è un bel libro, uno di quelli che vorremmo leggere più spesso scritti da un italiano. A mio parere andrebbe ripulito e limato, ma chi sono io per dire ciò? Il mio consiglio è di leggerlo, tanto sulle frasi indecifrabili di Lagioia siete già avvisati😉

4 pensieri su “Ho letto La ferocia

  1. Sono una lettrice che si tuffa su quasi tutti i Premi letterari per verificare la veridicità degli esiti: questo è in lista da un po’. Sono d’accordo sul fatto che un esordiente sarebbe stato cestinato all’istante con frasi di quel genere, incomprensibili e apparentemente senza senso, ma tanto la vita di un esordiente è dura a prescindere!😉

  2. …e meno male che forse non dovevi scrivere, Morena!🙂
    E ora che hai scritto, mi arrogo il dire che mi devi una granita!

    La frase gioiosa non la capisco, ma io sono fuori dal giro.
    Quelli che ne capiscono riferiscono voglia dire così:
    “i popolini del Sud annichiliscono la lingua italiana rendendo controproducente lo strumento principale per l’unificazione culturale del paese”

  3. Non mi ricordo come si chiama questa figura retorica, ma è di quelle che non mi piacciono, io la chiamo battuttaccia, una cosa che dicono quelli che vogliono fare a tutti i costi i simpatici, e tutti attorno hanno il nostro sguardo ora, soprattutto se proviene da uno che non da l’impressione di avere senso dell’umorismo. Vuole essere una battuta colta? Rovina tutte le buone impressioni che mi hanno fatto le tue parole sul libro, hai fatto bene ad aggiungerla. Se mi capita lo leggo, sennò no😉

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