Autopubblicazione e/o Casa editrice?

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Ieri ho partecipato a una discussione su twitter (nell’immagine uno screenshot dei tweet). L’argomento, promosso da Narcissus (che da ieri si chiama StreetLib.com) era quello che leggete nel titolo di questo post: autopubblicazione e/o casa editrice?
La discussione è stata interessante e come sapete l’argomento mi è molto caro. Il self-publishing è ormai una parte importante della nostra scrittura. Qualche anno fa, se non si arrivava a un editore, si teneva il benedetto manoscritto dentro quel famoso cassetto – che poi è il disco fisso del computer o, per chi è prudente, anche un disco esterno con copie di backup -, per tutta la vita.
Ora, sappiamo tutti che il mondo va avanti anche senza i nostri testi, però a noi piace farci leggere e quelle storie chiuse a chiave ci fanno pena.
Ed ecco l’autopubblicazione.
Devo dire, però, che la discussione ha sorvolato su alcuni aspetti della faccenda e la domanda formulata in questo modo, prospetta che noi si abbia LA SCELTA libera e incondizionata tra pubblicare con un editore che ci piaccia o autopubblicarci.
Ebbene, non è così.
Poniamo il caso di un autore che ha già pubblicato un romanzo con un editore: se si è trovato bene e se è stato seguito, promosso (lasciamo stare ora quel discorso che l’autore deve collaborare, promuoversi ecc: lo sanno già anche i sassi), proposto, alla scadenza del contratto, lui non passerà all’autopubblicazione. Se passa al self, è perché con l’editore non si è trovato bene. Quindi, di fatto, non sta scegliendo tra due opzioni:è sempre una scelta e deve essere responsabile e convinta perché il self non è per tutti, ma non ha davanti due opzioni.
Un altro caso è quello di un autore che non ha ricevuto risposte dopo l’invio del suo testo a qualche editore. Attenzione: non ha ricevuto risposte, non significa che il suo prodotto non è buono, ma che (forse) nessuno l’ha letto. Che fa, allora, il nostro autore del 2015? Si autopubblica. Non vuole tenere nascosto ciò che ha prodotto e desidera scoprire se ha la possibilità di farsi leggere e di avere quei benedetti riscontri per cui ci si sobbarca l’onere di infilare le parole e comporre frasi.
Il nostro autore diventa editore di se stesso.
Ma, come si è detto ieri, l’autopubblicazione non è per tutti. È un processo che comprende tante cose ed è un viaggio in solitaria intorno a editing, sinossi, quarta di copertina. E non dimentichiamo la copertina! Molti la sottovalutano ma è la prima cosa che si vede del libro: una bella grafica e un titolo bomba (lo sapete cosa penso del titolo (ne parlo qui), l’importanza che ha) catturano l’attenzione e spingono ad approfondire e leggere quarta e sinossi. Se siete stati bravi, qualcuno comprerà e leggerà.
Ma torniamo all’argomento del post. C’è una cosa che non viene considerata e invece dovrebbe preoccupare gli editori: quando finiranno la scorta di personaggi pubblici – e proprio due giorni fa ho scritto un post su questo – si troveranno senza materiale pubblicabile. Ho scritto in questo post, Il self-publishing ucciderà l’editoria e credo sia vero. Spiego:

  • abbiamo un autore bravo che scrive buone storie e che non ha ricevuto quella risposta, ricordate?
  • questo autore, oltre a sapere scrivere, ha conoscenze informatiche, grafiche, e possiede un carattere gioviale, sebbene gli scrittori non siano tanto gioviali. Ha quindi maturato un insieme di amicizie che gli confezionano copertina, aiutano a fare un editing sostanzioso, consigliano la scrittura di una quarta avvincente e di una sinossi vedo non vedo che attira l’occhio e la postepay dei lettori
  • questo autore si autopubblica, riceve qualche consenso, alcune recensioni che scaldano il cuore e prosegue nel suo lavoro. Dopo un anno termina la scrittura di un secondo romanzo. Cosa credete che faccia questo autore?
  • lui non scriverà a nessun editore: una volta sfondata una porta, poi non si richiude più. Quindi lui pubblicherà di nuovo, facendo tutto da solo.
  • l’editoria ha perso un autore. Non uno qualunque, però. Ha perso un autore che ha sviluppato conoscenze, che sa autopromuoversi, che ha una sua piattaforma di affezionati, che cura un blog molto seguito e che ha una vita social più intensa di quella sociale.
  • l’editoria perderà autori validi, quelli che scrivono bene e che sanno come farsi leggere.
  • perché l’autopubblicazione non è per tutti, è per chi sa osare, per chi non teme i giudizi, per chi è sicuro di ciò che ha scritto. Non è una seconda scelta, ma una scelta ragionata.

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E voi cosa ne pensate? Siete a favore del self? E perché?

 * mentre scrivevo questo post, è arrivato il tweet di Narcissus con il link allo storify della discussione. Se volete leggere, qui trovate tutto.

9 pensieri su “Autopubblicazione e/o Casa editrice?

  1. Penso ai soldi che ho speso per farmi pubblicare il mio libro di poesie e alle copie che ho venduto.
    Praticamente, a parte una o due, è stata la “pietà” degli amici, insieme a un buffet offerto dalla sottoscritta per la presentazione, a farmi vendere quelle venti copie, ma altrettante sono nel cassetto. E temo ci resteranno.
    Non dico che con l’autopubblicazione abbia fatto di meglio, ma dei tre piccoli ebook che ho pubblicato su Narcissus (dopo aver letto i tuoi post entusiasti 😀 ) una decina di copie sono state acquistate e non so da chi – a parte due o tre.
    E’ questo che mi dà più soddisfazione, perché probabilmente qualcuno è stato attratto da copertina e titolo.
    Spero naturalmente che siano anche piaciuti, perché non ho riscontri in merito.
    Mi rendo conto di non essere quel bravo autore che descrivi tu nell’esempio, ma faccio quello che posso.
    La prossima raccolta di racconti, che sto ancora terminando, la autopubblicherò di certo.

    1. ecco, Daniela. Ho dimenticato di dire (e ti ringrazio di avere sollevato l’argomento) che l’editoria tradizionale spesso ti aggancia con pubblicazioni a pagamento. Il self costa poco ed è immediato.
      Grazie.

  2. Sono convinta che anche fosse alla terza autopubblicazione ben riuscita, se arrivasse Santachiara a offrirgli un contratto di agenzia l’autore non rifiuterebbe. Le case editrici non leggono più perché sono subissate da proposte di cui il 90% da cestinare, pazienza la perdita di un autore, i costi per i gruppi di lettura sarebbero spropositati. Ho pubblicato il mio primo romanzo per INK Edizioni (Milano) , l’editore poi ha chiuso con la narrativa (pur avendo, almeno con il mio romanzo, chiuso in positivo), ed io mi son messa alla ricerca di un nuovo editore. Scritta una raccolta di racconti decisamente scandalosi, non in termini di scene erotiche ma di argomenti trattati, e capito che non mi avrebbero mai pubblicata, ho chiamato Narcissus che mi ha fatto un’ottima impressione. Poi, tanto per avere un riscontro vero, ho inviato la raccolta a 20 persone, non miei contatti FB ma di profili di sconosciuti scelti su un gruppo di discussione sull’editoria, ricevendo pareri entusiasti da tutti. Incoraggiata, ho contattato, come hai scritto tu nel pezzo, alcuni amici che mi avrebbero aiutata con la copertina e il resto. Una di queste persone ha inviato la mia raccolta a un importante direttore editoriale, questo si è detto entusiasta scrivendo anche un tweet di apprezzamento quasi imbarazzante, infine si è tirato indietro per la forza degli argomenti trattati. Va beh, lasciamo stare ciò che penso a tal proposito… comunque mi sono ingolosita e ho cercato ancora un po’. Infine, trovato un piccolo ma attento e attivo editore, ho firmato il contratto (tra l’altro molto conveniente anche per gli anni di cessione dei diritti). Francamente trovo che l’autopubblicazione sia un’ottima via d’uscita dalla frustrazione delle “non risposte”, ma credo anche che la pubblicazione “ufficiale” sia di gran lunga più comoda. E’ il mare magnum delle autopubblicazioni che mi spaventa. Avere un editore che cura la distribuzione e che organizza presentazioni e si occupa della promozione mi permetterà di lavorare sui miei contatti e sui lettori già acquisiti e crescere ancora. Però, sì, non ho dubbi, evviva Narcissus o chi per lui. Grazie per la riflessione!!! ;)) E buona fortuna a tutti. :*

  3. Grazie anche a te per il commento. Infatti io ho detto che se l’autore avesse a disposizione un editore che sa lavorare, uno con cui si trova bene, forse non sceglierebbe il self. Se mi chiamasse Santachiara, io l’ascolterei. Ma questo non vuol dire nulla. Finché non mi chiama lavoro da indie. Poi un giorno, se capitasse qualcosa, vedrò 🙂

  4. personalmente sono convinto che un’ampia gamma di possibilità sia sempre preferibile e, specialmente, che il giudice ultimo sia il mercato (in questo caso il lettore). Purtroppo, ogni volta che la tecnologia (“evoluzione”?) ci regala nuove possibilità ci si ritrova a dover far parte di qualche fazione, essere costretti a scegliere tra pro e contro, radicalizzare le idee trasformandole in ideologie. Così facendo si toglie potenza ai mezzi (che, per definizione sono “mezzi” e non “fini”) a disposizione di tutti, limitandone le ricadute positive. Basti pensare, oltre alla “diatriba” qui scritta, a quella tra book cartaceo ed e-book, o, prima ancora, tra disco in vinile e cd, e poi ancora con l’arrivo del MP3. Insomma, ogni volta che nasce un dibattito feroce tra “vecchio” e “nuovo” (giusto per generalizzare) si perdono tempo e possibilità. Come in ogni rivoluzione è sufficiente accettarla e riorganizzare la propria attività adeguandola ai tempi (e mi riferisco alle case editrici).
    Per quanto mi riguarda, se e quando dovessi avere in mano (ma prima devo scriverlo ovviamente 😀 ) qualcosa che ritengo valido, non mi farei problemi ad autopubblicarmi.
    Certo, sorgerebbero i problemi relativi alla promozione ma, detto tra noi, il mercato dei lettori è talmente ridotto, i costi talmente elevati, e le case editrici talmente impegnate a far quadrare i conti (in un’ottica prettamente economica, senza voglia di rischiare o investire), che anche da parte loro non è che si godrebbe di chissà quali spettacolari vantaggi.

  5. Il problema principale, l’origine di tutto questo, il nocciolo della discussione (e via discorrendo con i luoghi comuni) è che in Italia non si legge. Se tutti leggessero di più forse ci sarebbe anche spazio per autori diversi ma così non è.
    Riguardo l’editoria a pagamento, free o auto pubblicazione, io sto seriamente mettendo in discussione i miei principi. E’ più seria una casa editrice che non chiede l’acquisto di copie (ma tanto tu una trentina le compri per la prima presentazione, fare regali o altro) e poi non fa niente per promuovere il libro, oppure una che ti obbliga all’acquisto ma poi dispone di una distribuzione reale, sia attraverso il web, sia i canali tradizionali?

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