La torre d’avorio non era una cattiva scelta

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Lo sapete cosa si diceva una volta: lo scrittore stava nella sua torre d’avorio e non si mescolava con gli altri. Tutti pensavano fosse snobismo, invece era necessità.
Lo dice chiaro Stephen King: se vuoi scrivere devi essere (o diventare) asociale.
Stare da solo, riflettere, pensare, immaginare; queste sono le attività che dovrebbe praticare uno scrittore. Non per snobismo, non perché lui crede di essere chissà chi: per chi vuole produrre scrittura, la solitudine è una necessità. Ma spiegare a tutti, tutte le volte, che si deve stare davanti al pc, dire che si sta gettando le basi per una storia, che stiamo studiando un manuale for dummies di ‘Come si fa una gettata di cemento’ o  ‘Come si guida la bisarca’, ci fa apparire pazzi, lo sapete? E finisce che ci stanchiamo; qualche volta si esce, si sta in giro, si frequenta l’associazione per il recupero dell’upupa vanitosa, o si firmano petizioni su come far dormire il gufo a orari decenti che poi gli vengono certi occhi tondi…
Agli occhi degli altri, di chi non scrive, stiamo gettando il nostro tempo – che potrebbe essere impiegato in modo più proficuo, dicono loro, e non è escluso che sia vero – in un’attività inutile e anche un po’ sciocca. Ma non sarebbe meglio viaggiare? andare al parco, passeggiare, praticare birdwatching, o anche snorkeling. Sarebbe meglio, sì.

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