Siamo i garanti di noi stessi

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Devo dire che sono sempre stata parca di informazioni seminate sui social: non metto mai quelle cose tipo: “sto partendo per 15 giorni di mare”, “il prossimo fine settimana sarò in montagna”, “tra due giorni partenza! e poi ci risentiamo a fine mese”. Non metto nomi di vie, luoghi, indirizzi, numeri di telefono.
Ma sono cosciente che qualsiasi cosa scriviamo, le immagini che mettiamo, i link che rilanciamo, non fanno altro che schedarci, catalogarci, definirci sempre meglio. A cosa serve questa enorme raccolta di informazioni secondo voi?
Principalmente a venderci qualcosa, a suggerirci nuove opzioni di acquisto, occasioni di spesa mascherate da occasioni di risparmio. Tutto questo perché noi siamo carne da spot pubblicitari, siamo carta di credito da acquisto pilotabile, siamo merce di scambio tra social e clienti di spazi pubblicitari.
Lo sappiamo tutti e ce ne freghiamo: perfino io, cauta abitatrice del social, semino tracce evidenti. Vi ricordate quando vi ho parlato del libro Il cerchio di Dave Eggers?
Quel libro, pur raccontando di cose che conosco, descrivendo comportamenti che non sono i miei, e suscitandomi riflessioni che già avevo fatto, ha modificato la mia percezione della “condivisione per divertimento”, quella che dedicavo ad esempio alle recensioni di TripAdvisor: prima – magari sollecitata da un gestore simpatico o desiderosa di conclamare la bontà della cucina di un ristorante o così deliziata da un luogo di volerlo comunicare ad altri affinché andassero pure loro – rientravo da un viaggio, da una serata o da una visita a una bellezza artistica e scrivevo su TripAdvisor il mio parere. Dopo la lettura dei libro di Eggers non ho più scritto nulla. Dire dove abbiamo cenato permette non solo di sapere se abbiamo mangiato bene, ma racconta anche quante volte usciamo a cena, se viaggiamo spesso anche in città che non sono le nostre e perfino che budget di spesa abbiamo. Indicare le località estere in cui siamo stati non serve solo a chi vorrà recarsi negli stessi luoghi ma anche a chi un giorno volesse farsi un’idea dei nostri gusti, delle nostre possibilità di spesa, e di molto altro. Magari un viaggio l’abbiamo vinto alla lotteria e un altro ce l’ha regalato il nonno ma questo sul web non figura: per il web noi siamo gente da proposte di viaggio.
Condividere è bello, può essere perfino utile: io stessa prima di prenotare un ristorante leggo le recensioni altrui, quindi sembrerebbe ‘giusto’ condividere le nostre esperienze per aiutare gli altri. Ma è davvero tutto qui? Questo è ‘con-dividere’?
Se ci pensiamo davvero, se riflettiamo davvero su ciò che questo condividere sempre e ovunque significa, c’è da rabbrividire.

Che ne pensate? Dove e cosa condividete voi?

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7 pensieri su “Siamo i garanti di noi stessi

  1. Come te sono parca di informazioni ma in realtà mi rendo conto di aver seminato molte informazioni in questi anni di attività sui social. Diciamo che cerco di tenere un profilo basso 😉 e leggo poca pubblicità.

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    1. Stravagaria, io non la vedo nemmeno la pubblicità, ma ogni tanto (e ora di più) mi rendo conto di cosa stiamo facendo. E non ne sono contenta. Anche se, pur con il basso profilo che tu auspichi, seminiamo tante informazioni 😦

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  2. E’ così semplice la risposta. Questa enorme raccolta di informazioni serve per venderti la qualunque cosa, raccolgono i gusti e le preferenze delle persone e poi gli propongono mirati acquisti.

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  3. Ma c’è sempre qualcuno che sa tutto di noi! Un tempo era il prete (e con lui dio) ora è qualcuno che non vediamo, che pensa di sapere cosa vogliamo (e cosa non dobbiamo volere) e di poter decidere per noi usando sottigliezze per infilare la decisione nella nostra testa e bla bla.. combiano i soggetti, cambiano i tempi, ma non cambia che noi abbiamo ancora qualcuno che ci vuole regolare la vita secondo regole supreme e che noi ce la lasciamo regolare perché è così che funzioniamo…

    Ora che ho scritto questo commento comincio a capire come mai ultimamente io ricevo spam sulla psicoterapia ahahahah

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      1. Però ogni tanto è bello clickare sulle Api Chicco o sulla Palla musicale per bebé… E dopo su Live Metal e ancora su qualcos’altro… e sapere che decine di computers nel mondo, stanno cercando di inquadrare il tuo profilo… ! 😀

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  4. io avrei una soluzione piccola piccola..
    perlomeno per me funziona! io ho fatto di necessità virtù…non compro. recupero la maggior parte di quello che mi serve, non compro cibo confezionato,limito i miei rapporti con il mercato in generale il più possibile. Non sto parlando di andare a vivere su una montagna e giocare a diventare una evoluta specie preistorica.. davvero si può ancora scegliere! quanta plastica avvolge il cibo che impiego due secondi a inghiottire? Ho davvero bisogno di scarpe? quanto voglio che durino? eccetera eccetera.. impiego molte delle mie energie a difendermi dalla manipolazione…almeno ci provo…

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