Revival – di Stephen King

Revival

Ho anticipato qualche giorno fa che stavo leggendo l’ultimo romanzo di KingRevival, edito da Sperling e Kupfer e tradotto da Giovanni Arduino.
L’ho terminato ieri sera e devo dire che un po’ mi ha tradita sul finale. Appena appena però, che lui è sempre Stephen King.
Intanto, vedo che in mezzo alle pagine ci sono due segnalibri rimediati (quando sono a letto e devo ricordarmi qualcosa, strappo un pezzetto di carta, un lacerto irregolare e meno invasivo di una sottolineatura e matita e lo posiziono tra le pagine, sperando, a lettura terminata, di ricordarmi cosa mi aveva colpita in quelle due pagine) e vado a vedere cosa mi richiamano alla mente. Uno (pag 104/105) lo so bene cos’è: durante la lettura ho avuto la tentazione di editare una frase di Stephen (lo so, sono malata ;)) e ho messo il segnalino.

La frase? “A quei tempi avevamo ancora una pompa a mano nel cortile sul retro, e mi lavai la faccia con l’acqua gelata prima di entrare. In caso contrario, mamma si sarebbe immediatamente accorta che avevo pianto e me ne avrebbe chiesto il motivo.” Io avrei tolto la seconda frase, che è troppo spiegata per me, e avrei ridotto a un semplice: “Non volevo che mamma mi facesse domande.”
Ma sono solo vezzi. E poi, una frase sola mi ha ‘disturbata’. Non sono gravissima, dai. E forse Stevie scrive davvero bene.
Vediamo cosa c’è nel secondo segnalino (pag 160/161): ecco qui è più dura; ho dovuto rileggere tutte e due le pagine per ricordare cosa avrei evidenziato di queste pagine. Jamie Morton, il protagonista che narra in prima persona la storia, rivive un periodo della sua vita, quando, dopo un incidente in moto, si ruppe una gamba e, per tenere a bada i dolori, conobbe “le gioie della morfina”. Suppongo che leggendo di questa esperienza, mi sia sovvenuto alla mente l’analoga esperienza fatta da King, sia nel percorso ‘musica’ di Jamie e sia nel percorso ‘droga’. Per dire quanto di se stesso abbia messo nel romanzo.
Ecco, io credo che questa scrittura intima, dove si scopre un King già noto, ci susciti emozione da un canto, ma anche sia la ‘colpa’ di alcuni aspetti meno belli di questo romanzo.

Sto scrivendo da affezionata del Re e quindi un po’ mi costa dire queste cose.
Pur piacendomi la storia, e ne ho scritto entusiasticamente qualche giorno fa, a metà lettura, non sono del tutto convinta da questo Revival.
La storia è molto buona, a parte il finale che trovo troppo scontato e troppo annunciato in parte, e alcune cose sono notevoli: la vita di Jamie e il suo rapporto con il reverendo Charlie Jacob, la “Predica Terribile” – per me più forte delle scene finali che dovrebbero essere horror e traumatizzanti ma che in me non hanno acceso niente -, il trasformarsi della figura del reverendo, che diventa sempre meno pastore e più stregone, la ricerca della Verità (sempre più interessante della verità stessa) e la bella ambientazione che parte da un’America anni ’50 e prosegue fino a oggi.
Queste parti notevoli suppliscono la carenza del finale (che è una mia sensazione ma non è detto sia anche la vostra) e quindi il romanzo vale la pena. Accompagnare Jamie nella sua vita, da seienne che gioca con i soldatini a sessantasettenne che ha visto troppo, è un’esperienza avvincente e la storia vi resterà dentro per un pezzo.

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