È davvero così importante la lettera di presentazione?

snoopy-supponente

Leggo da questa intervista di Giovanni Turi ad Angelo Biasella, editor e direttore editoriale di Neo. edizioni, che:

 la mia attenzione deve essere catalizzata già dalla mail di presentazione. Il contenuto deve essere “esatto”: deve essere esaustivo ma non prolisso, deve spiegare ma non svelare, deve contenere i prodromi dello stile dell’autore e deve recare in sé una promessa di paradiso.

Ora ho capito che io sarò sempre fuori dal giro: non sono capace di scrivere questa maledetta lettera. Anzi, non so se ne sono capace perché non mi è mai venuto in mente di scriverla. Ho sempre ritenuto che spedire un lavoro a un editore sia già un segno di quanto teniamo al testo, di quanto abbiamo lavorato per produrre un lavoro perfetto. È naturale che io pensi ogni bene del mio romanzone, ma non ho mai pensato fosse ‘elegante’ rimarcarlo in una lettera. Non mi pare bello parlare di me; mi sembrerebbe di essere supponente, anche se non userei le parole di Snoopy. Quindi, nelle lettere agli editori, mi sono limitata a dire che la CE scelta mi piaceva e avrei gradito trovare il mio romanzo nel loro catalogo.

Sbagliavo, è evidente. Biasella la pensa così e suppongo anche gli altri editor la pensino come lui.
Quindi, ora tenteremo insieme di scrivere la stramaledetta lettera di presentazione a un ipotetico editore. Io tenterò e voi mi correggerete (ero tentata di scrivere ‘corrigerete’ ma non volevo apparire blasfema)-

Gentile sig. Biasella*,
vorrei sottoporre alla Sua attenzione il mio romanzo La centesima finestra.
È un testo sul quale ho lavorato molto: l’idea, di primo acchito, sembra quella di un “rapporto a tre”, ma la vera storia si snoda tra le vite dei protagonisti e le loro delusioni, i rammarichi e i desideri di rivalsa su quello che la vita impone loro. Ma la “centesima finestra“, con il suo significato tecnologico e simbolico,  è in agguato per ognuno di noi e questo non dobbiamo sottovalutarlo mai: “La centesima finestra è quella che si apre all’improvviso sullo schermo del pc ed è la finestra attraverso cui entra un ospite inatteso, o inopportuno. Un ospite che cambierà il tuo pc. …o la tua vita.”
Il romanzo presenta diversi piani di lettura, ma senza dimenticare la sua funzione di ‘storia da raccontare ai lettori’. Non è un testo che si offre come insegnamento ma è una storia che propone spunti di riflessione e che suscita delle domande: “Se avessimo vissuto ciò è successo ad Annalisa, Dario e Fabio, come avremmo reagito?”
Spero che la lettura del mio romanzo possa esserLe gradita e le faccia decidere di inserirlo nel Vostro catalogo.

Distinti saluti
Morena Fanti

(segue indirizzo mail, numero telefonico ecc)

* ho usato il nome di Biasella perché era già presente nel post: non me ne voglia. Non mi sto proponendo. Dico sul serio.

Attendo le vostre correzioni e istruzioni.

(seconda parte della lettera qui)

22 pensieri su “È davvero così importante la lettera di presentazione?

  1. Io, se mi mettessi nei panni dell’editor, vorrei vedere una “promessa di paradiso” più forte e travolgente. Per veder crescere la mia curiosità.
    Anche la frase di commiato non mi entusiasma, punterei su qualcosa di originale per lasciare chi la legge con la sensazione che vi sia dell’imprevisto in quello che leggerà.

      1. Sulla “promessa di paradiso” dovrei leggere il tuo romanzo. Ma ho la sensazione che tu abbia ben chiara la qualità e l’originalità del tuo lavoro ed è su quello che bisogna far puntare tutto il desiderio di paradiso.
        Per la frase finale il consiglio potrebbe essere: fare la lettera di presentazione un po’ più lunga, posizionare a metà della lettera la promessa di paradiso e nella frase di commiato dire qualcosa di sorprendente che riporti la mente sul “paradiso” nel tuo libro.
        Una volta ho parlato con un editore della lettera di presentazione …😀 non l’ha chiamata “promessa di paradiso” ma il concetto era molto simile. Dev’essere una fissa degli editors. E la mia personale opinione (che fortunatamente conta poco) è che il mondo dell’editoria sia davvero piuttosto malato.

  2. oddioooo sembra parli di tecniche di seduzione: “esaustivo ma non prolisso, deve spiegare ma non svelare, svelarsi ma con mistero, concedersi ma con reticenza… promessa di paradiso sì, ma zoccola no…”
    sono turbata.

    ps. distinti saluti si usa pochissimissimo anche nel commerciale. è più usato “cordiali saluti” o “cordialità”. ma per il resto.. boh Socia… ci devo pensare.

      1. bah… schiettamente?
        l ipotesi di paradiso mi sembra una scemenza. nel senso che non aspiro alla promessa di paradiso nemmeno quando apro un libro il cui autore è Camilleri, con tutto che lo adoro.
        mi chiedo, ad esempio, che promessa di paradiso hanno quelli che compreranno il libro di selfie della Kardashian edito da RIZZOLI (non la casa editrice Asparago & Bresaola… Rizzoli!!!) anzi… forse un idea ce l ho, ma dato che ho scritto “scemenza” e non “cazzata”, come il mio solito, mi trattengo.
        sta cosa detta così mi fa molto masterchef, c hai presente? io non lo seguo, ma ho visto della pubblicità in cui sto tipo con barbetta si avvicina al tuo piatto cotto con tanto amore e mentre lo rumina come un bue, (ma usando solo gli incisivi) e ti guarda schifato dall’alto al basso come se gli avessi dato cicoria e arsenico.

  3. semi-seriamente: Mr “editor” afferma che i punti chiave sono 3:
    1) Dato che ne arrivano parecchi, la mia attenzione …
    2) Oltre a questo, non sarebbe male se gli autori che si approcciano a noi avessero letto almeno uno dei titoli che abbiamo in catalogo.
    3) Capisco che, ormai, provarci non costa che un click…

    La lettera di presentazione non ne tocca uno… (sorry!)
    Male non sarebbe un “Dott.” al post di “Sig.”

    Punctum sul “mr. editor”: la foto è orrenda. Il fatto che abbia acconsentito alla pubblicazione, seppure in un blog, denota la sua scarsa consapevolezza nel mondo dell’immagine (e come editore dovrebbe averne, visto che pretende ciò ad es. dai potenziali traduttori).

      1. Non ho una reale risposta. Però (buttiamola in ridere o piangere – che in questo caso sono poi la stessa cosa) si potrebbe sempre aggiungere una postilla nella quale far leva sulla sua umanità residua (o totale) e sulla sua coscienza: “tengo famiglia e mantengo i miei 9 figli, lavoro solo io, saltuariamente, e non vorrei proprio dover continuare a rubare il cibo nei supermercati. Mi sa che potrei seriamente affacciarmi alla centunesima finestra e decidere di buttarmi giù”. Ovviamente il tutto va linkato a facebook e a twitter (almeno!) in versione bozza, ma pronta a premere il grilletto del tasto “publish”.

    1. NON SAI CHI SIA??? ma fb cosa lo usi a fare dico io…
      (non sapevo nemmeno io chi fosse sta tizia, ma ho visto un post indignato di un “lettore pendolare” con la foto di una ragazza piuttosto procace… diciamo così…)

      ps. ma una spolverata di grana a scaglie? ce la vogliamo mettere?

    1. Ma no, Angelo, non hai urtato la sensibilità di nessuno. Ho preso il tuo nome perché era nell’articolo e perché so che sei ironico e avresti accettato, ma nessuno ce l’ha con te. Si fa per parlare. Io vorrei davvero capire come si scrive la stramaledetta lettera. Dico sul serio.
      Io ho spedito senza dire nulla, e questo denota la mia pirlaggine🙂
      Grazie dell’intervento.

  4. Sei certa di volerti rivolgere a questo «editore», absit iniuria? A leggerne l’intervista mi sembra un ritardato, né più né meno, e un indizio di qui a un anno).

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