Non serve inventare: la realtà supera ogni scrittore

marionette dito

Da dove arrivano le storie? Quando guardiamo fuori dalla finestra e almanacchiamo su un tizio che entra in un luogo – potremmo mettere addirittura che entra in un tribunale con un tesserino falso per aggirare i metal detector! che fantasia! ma il lettore ci crederà? – e inizia a sparare, ci crediamo tanto ganzi. Oppure potremmo imbastire una storia su un pilota di aereo che pensa di schiantarsi contro la montagna portando con sé centocinquanta persone. Che inventiva eh? ci diciamo sorridendo come il gatto di Alice. Che fantasia sopraffina ho! gongoliamo leggendo le nostre misere frasette piene di pathos, così crediamo.

La cronaca ci insegna che non serve inventare, basta osservare.
Quando aspettiamo nell’anticamera del medico, invece di digitare messaggi e leggere notizie inutili su facebook, potremmo osservare i vicini di sedia e ne scopriremmo di cose. È solo il primo esempio, ma basta tenere occhi e orecchie aperti e si scoprono cose incredibili: è la gente il vero spettacolo, lo diceva anche Bukowski.
Pedro Almodovar nel suo ultimo film – di cui è solo produttore: il regista è l’argentino  Damián Szifrón -, Storie pazzesche, aveva già inserito la scena del pilota che fa schiantare l’aereo che sta pilotando, con tutti i passeggeri. Fantasia macabra ma anche profetica. Se si leggono i giornali, se si segue la cronaca, si comprende che niente è impossibile.
Ma, portando il discorso nel quotidiano, anche senza leggere i giornali, posso assicurarvi che le storie che potete ascoltare dalle persone, anche conosciute per caso, sono più incredibili di ogni romanzo di fantascienza che avete letto.

Durante il recente viaggio a Cuba, di cui a questo post, sono accadute alcune cose che definire strambe, improbabili, insolite, sarebbe naturale.
Se in un romanzo scrivo di una donna che, in attesa del trasferimento per l’aeroporto, cade, si procura un taglio in bocca ma per fortuna non si rompe i denti, si riempie di sangue ovunque, fino a farselo colare sul braccio e creare una geografia di macchie sul pavimento, e la stessa donna arrivata all’aeroporto si scopre senza passaporto, cosa direste? che ho calcato troppo la mano vero? tante cose alla stessa donna: non è possibile.
Quindi la signora è rimasta all’Avana? È andata al Consolato, ha dovuto soggiornare alcuni giorni per aspettare un duplicato del documento o non so cosa per potersi imbarcare? No. Dopo alcune telefonate della guida che era con noi, e che ha appurato che il passaporto era alla reception dell’hotel, consegnato dalla cameriera che aveva pulito la camera, ma non consegnato dal personale alla signora – anche se eravamo davanti al banco del ricevimento -, un taxi è partito dall’albergo (un’ora e mezza di viaggio), è arrivato all’aeroporto appena in tempo – pochi minuti – per l’imbarco e la signora è salita sul nostro volo.

E non dite che ho troppa fantasia: questa è solo la cosa più semplice accaduta.  Le altre non me le brucio qui. Le tengo da parte per un romanzo 😉

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6 pensieri su “Non serve inventare: la realtà supera ogni scrittore

  1. Hai proprio ragione! La realtà supera la tantasia e di gran lunga!
    Vorrei aggiungere una piccola massima:
    La fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo!
    Provato e comprovato!

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  2. Si, quando hai bisogno di uno spunto per scrivere un racconto basta osservare quello che ti succede attorno. Io vivo in un piccolo paesino, con poche persone e dove “non succede mai nulla”. Ma in realtà basta osservare i vicini (senza farsi beccare, altrimenti passi per pettegola o guardone) e ti accorci che c’è davvero un mondo da raccontare. La cronaca, poi, ci sta abituando a storie davvero al di là di ogni immaginazione!

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