Il cerchio – la mia lettura

cerchio-eggersDave Eggers
Il cerchio
Traduzione di Vincenzo Mantovani
Mondadori Editore

Pagine 391, euro 20,00

 

 

In questo romanzo, tradotto da Vincenzo Mantovani, Dave Eggers racconta una sua visione di un futuro prossimo che in parte è già con noi.
Ci domandiamo mai cosa stiamo facendo quando comunichiamo, condividiamo, raccontiamo aspetti di un nostro privato che una volta non avremmo mai pensato possibile condividere con altri?
Cosa succederebbe se google, facebook, twitter, instagram, linkedin, pinterest, tumblr (e tutti gli altri social che vi vengono in mente) li poteste raggiungere all’istante con un solo login, un unico username, una sola password, e se con lo stesso login poteste raggiungere ogni altra piattaforma di servizi, comprare e pagare qualsiasi cosa, inviare messaggi a tutto il mondo in ogni istante, il tutto gratuitamente riunito in un unico servizio?
Questo servizio si chiama Il Cerchio ed è uno dei posti più belli in cui lavorare. “Questo è un paradiso” pensa Mae il primo giorno di lavoro, appena assunta grazie alla presentazione dell’amica Annie ex compagna di college. Perché al Cerchio c’è tutto: impianti sportivi, divertimento, feste serali, convegni, open space favolosi, tecnologia ultramoderna. Lavorare al Cerchio suscita invidia e Mae lo sa.
All’inizio non entra in pieno nel meccanismo: se ne va a casa per il week end e al rientro fa un giro in kayak senza parlarne con nessuno. Il suo supervisore se ne dispiace molto e Mae si sente come se avesse defraudato gli altri di un divertimento, come se avesse tolto loro qualcosa. Il Cerchio è per un regime di trasparenza assoluta: “Se non sei trasparente, cos’hai da nascondere?” è uno dei motti aziendali.
Inizia così una spirale che l’inghiotte completamente; ogni minuto della sua giornata è dedicato a salire nel gradimento altrui – i ‘mi piace, gli simile, ogni cosa viene conteggiata per valutare il valore di Mae. I suoi acquisti, i marchi che gradisce, diventano occasione di ‘mercato’ e la sua popolarità cresce a dismisura fino a sorpassare quella dell’amica Annie. Dalla diffidenza iniziale, Mae passa a una condivisione totale fino a coniare l’espressione “La privacy è un reato”, con la stessa disinvoltura con cui accetta sul suo tavolo di lavoro, un monitor dietro l’altro e una telecamera al collo che mostra al mondo, in diretta, ogni suo gesto e registra ogni sua conversazione.
La scrittura di Eggers – in questo romanzo, non ho letto altro di lui – è a volte un po’ prolissa e poco incisiva, come se l’autore temesse di non farsi capire o di esagerare. Ci sono alcuni brani che si potrebbero sfoltire, altri inutili e alcuni imbarazzanti (come scrittura, intendo). Ma l’idea è buona, cavolo! Una sorta di 1984 dei giorni nostri, anzi suppongo che Eggers si sia ispirato a Orwell, pur senza raggiungerlo. Ma, mi ripeto, vale la pena leggere il libro: per alcuni potrebbe essere un buon modo di aprire gli occhi e di farsi qualche domanda. La visione di come opera Il Cerchio è inquietante: è vero che la trasparenza è democrazia? O non è forse vero che condividere ogni cosa ci porta a una perdita di noi, della nostra identità e della libertà? È davvero così elettrizzante sapere che agli altri piace ciò che facciamo? Perché condividiamo ogni cosa, fotografiamo ogni nostro momento e lo postiamo ovunque?
Essere tanto social aumenta la nostra consapevolezza? Ci aiuta davvero?
Cosa stiamo facendo quando diciamo a tutti cosa facciamo?

Chi di voi ha letto il libro? Cosa ne pensate?

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5 pensieri su “Il cerchio – la mia lettura

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