XXI secolo, di Paolo Zardi – la mia lettura

XXI secolo Paolo Zardi

Anche se non ancora a metà, il ventunesimo era già candidato a diventare il secolo più merdoso della storia.

La visione di un mondo distopico, in cui la deriva è l’unica cosa certa, si mescola con la confusione interna che il protagonista sta vivendo: una situazione di grande incertezza e tensione, un evento che scardina l’esistenza familiare e personale, come ci pone di fronte ai grandi misteri della vita?
Anche in questo nuovo romanzo di Paolo Zardi (NEO. edizioni, 2015, 160 pp, 13 euro), troviamo un tema forte: la morte – il coma in cui cade Eleonore, la moglie del protagonista, è una ‘morte apparente’ e della morte ha la faccia senza averne la conseguenza ‘buona’ e cioè l’assenza del corpo – e il suo spingere eventi di cui non sapevamo nulla a uscire allo scoperto.
Che cosa faceva la moglie mentre Lui non era con Lei?
Il marito rientra a casa dopo giorni di albergo, una zona franca da cui può tenere d’occhio l’ospedale in cui è ricoverata Eleonore e da cui può fingere di non essere nella sua vita, e trova un mazzo di chiavi a lui sconosciuto e, rovistando nei cassetti, un cellulare di cui non sapeva l’esistenza. La rivelazione delle foto erotiche/spinte/audaci, gli fa capire che la moglie aveva un amante. La discesa si spalanca sotto i suoi piedi e la caduta è rovinosa, tra ricerca di amiche che possano dirgli qualcosa, congetture pazzesche sulla verità e la presa di coscienza che lo sbatte di fronte ai suoi limiti di essere umano.
Cosa c’era di vero nella vita che Lui credeva di avere costruito? Per cosa stava lavorando, mentre si arrabattava a vendere depuratori d’acqua, cercare appuntamenti nei centri commerciali, carpire la fiducia dei potenziali clienti, entrare nelle loro vite e rubargli un consenso che non desideravano?
La verità non sta mai in un solo luogo. Ma, una volta trovata, per Lui avrà ancora la pena salvare quello che amava? I figli lo guardano e vedono una lotta disconnessa, osservano l’incertezza farsi strada nella loro vita, mentre il mondo, il XXI secolo, li avvolge con il suo disfacimento e rispecchia i timori e le paure che vedono negli occhi del padre.
La realtà mostrata da Zardi è viva e pungente, un po’ ci fa male sapere che lui sappia quello che scrive, e un po’ ci rassicura, vedendo la lotta forte e decisa che ci mostra. Vale ancora la pena lottare se abbiamo qualcuno da salvare, qualcuno da amare. Lui sa bene che solo nell’unione, nel prodursi per la sua famiglia, anche se non è più quella che credeva, può avere un’identità:

Perfino lo shampoo alle rose con il quale impastava, ogni mattina, la frittata di peli grigi che aveva in testa. Nulla era suo. E più la famiglia invadeva i suoi spazi, più lo soverchiava, più lui sentiva di esistere – veniva definito. Non era mai stato interessato a essere se stesso. Si vedeva piuttosto come un macchinista che pompa carbone nella caldaia, mentre i passeggeri della locomotiva – le persone che amava, quelle che aveva scelto e quelle che aveva messo al mondo – si godevano il viaggio in prima classe.

Anche stavolta la scrittura di Paolo Zardi, sempre più matura e precisa, non tradisce, e la notizia è che, anziché (o con: a noi non importa) la Ferrante, al Premio Strega è candidato XXI secolo. Bravo Paolo Zardi e brava come sempre la NEO. edizioni.

Infine, una chicca che credo di avere trovato nel romanzo di Zardi – e se non era sua intenzione io la sento lo stesso -, una citazione di una delle frasi più famose, un omaggio all’arte di Lev Tolstoj: «Tutti i cervelli sani si assomigliano ma ogni cervello malato è malato a modo suo».
Se l’ho intuita sbagliando, cioè che Zardi non l’abbia scritta consapevolmente, è comunque una bella immagine.

Morena Fanti – 27 marzo 2015

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Un pensiero su “XXI secolo, di Paolo Zardi – la mia lettura

  1. Paolo è un autore che seguo con molto interesse, viste già le sue precedenti prove, veramente eccellenti. Cercherò di reperire presto quindi anche questo suo nuovo libro, Strega o non Strega, concorso di cui mi frega un baffo.
    Grazie Morena per la preziosa segnalazione, del resto se ho conosciuto Paolo lo debbo a te e a questo blog.

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