Il nome dell’amore

caramelle-di-gomma

Dolcezza era troppo banale per lei e lui allora la chiamò in un modo nuovo, anagrammando quasi il suo vero nome, quello che odorava di caramelle e frutti di bosco.
Lei sorrise e, ballando morbida sulla voce di Skye che cantava Love Show, si avvicinò per un bacio da bimba. Lui la lasciò fare e poi la prese e la strinse in un abbraccio da uomo, duro ed esigente come il calore che cresceva nel suo inguine.
Lei gemette di sorpresa, o forse di passione incredula, e lui accentuò il bacio mentre le mani accarezzavano quella lunga schiena che si inarcava sotto la maglia, rivelando brividi che non erano di freddo.
Le mani di lei sotto la sua camicia erano fresche e potevano lenire il calore che sentiva, salvo poi alimentarlo fino a bruciarsi insieme.
Lui le sollevò le braccia sfilando la maglia e rivelando il seno dai capezzoli rosei e duri, piccole protuberanze da succhiare e mordere.
Si chinò e fece quello che reclamavano, e lei si offrì a lui senza alcun timore, reclinando la testa all’indietro e appoggiandosi al muro per sostenersi e, mentre gli spingeva la testa verso quei capezzoli esigenti, allungò la mano verso il punto dolente in mezzo alle gambe e aprì i pantaloni, liberando l’energia troppo a lungo repressa, poi lo prese in mano e lo accarezzò mentre cresceva sotto le sue dita. Lui le sollevò la gonna e le sfilò gli slip, e la prese tra le braccia posandola poi sul tavolo.
Le accarezzò le gambe iniziando dalle caviglie e salendo fino alle cosce, poi si chinò e la baciò dove la pelle era più morbida. Lei si lasciò andare all’indietro e aprì ancora di più le gambe gemendo piano. Quando la sentì pronta si sollevò e la penetrò.
Lei si inarcò con un sussulto e accompagnò le sue spinte fino in fondo, in un crescendo di ritmo e passione.
Solo dopo lui parlò, ritornando a parole dolci e carezze. Ora Skye cantava Solitary e lei lo guardava piano, respirando in silenzio al ritmo della musica, e lui pensò che a volte sembrava davvero una bimba nel suo affidarsi totalmente al suo volere. Forse era questo che la rendeva così unica e quasi indispensabile.

(5 febbraio 2007)

* testo già proposto qui molti anni fa. Ma va bene per il gioco e quindi lo ripresento.

** il testo è un ripescaggio da un mio vecchio blog. Ogni tanto proporrò qualcosa. Mi sono accorta di avere scritto tante cose inutili. Non vorrei che chi non mi conosceva all’epoca ne restasse privo  😉
*** inoltre, se seguite questi post (tag: ripescaggi dai miei blog), avrete la possibilità di giocare al Quali post sono dello stesso blog?. Cosa si vince? Grande soddisfazione, ovvio. Poi vedremo (info nel post).

Con questo post si conclude il gioco dei blog: i post sono sedici e vi aiuterò dicendo che 6 appartengono a un blog e gli altri 10 sono suddivisi equamente tra due blog. Non importa il nome del blog, che non sapete e ormai non conta, basta mettere i post divisi nei tre gruppi. Potete mandare la vostra risposta a me in una mail, solito indirizzo nella pagina ‘contatti’, oppure potete scrivere qui nei commenti.
Il post conclusivo di tutta questa faccenda riassumerà i vostri contributi e sarà la spinta alla discussione che faremo sui blog e sui blogger. Grazie a chi vorrà partecipare.

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