Sigarette e telefoni

portico_1

l’immagine proviene da qui

Le strade del centro mi fanno tornare adolescente.
All’angolo c’era la tabaccheria, e se metto le mani in tasca mi sembra di sentire il pacchetto delle Astor che compravo a tredici anni, il profumo del fumo mai aspirato che mi faceva sentire grande, e l’aria umida che si condensava nel respiro fuori del portone, nelle ultime confidenze alle amiche, mangiando liquirizie da un sacchetto di carta unta.
Poi, due anni dopo, le lunghe mattinate di sciopero passate a giocare a biliardo nel retro di quel bar sotto al portico. Biliardo, ovvio, non shopping, in una classe tutta al maschile.
Mi fermo davanti a una vetrina cercando le cose esposte tanti anni fa e ritrovo i sandali infradito di allora, e il vestito corto che indossavo portando in giro la mia aria spavalda. Incrocio uno sguardo e lo fisso come facevo allora, finché lui non china gli occhi. Ma stavolta non può guardarmi le gambe: niente abiti corti ora.
E’ passato il tempo delle gambe esposte, ma lo sguardo, quello non riesco a toglierlo. Quello proprio non posso. Alzo gli occhi alla casa di fronte: nella finestra alta si intravede il soffitto affrescato e il lampadario di cristallo e tutto mi sembra così familiare, da rivedermi mentre apro quella stessa finestra all’aria della strada, facendo uscire una ventata di musica a tutto volume, mentre le maniche della mia camicia bianca si gonfiano nel vento, e qualcuno mi chiama da dietro: Bang bang nel giradischi e il cuore leggero come le gambe che saltano, mentre il ragazzo in maglione azzurro a collo alto mi sorride tendendomi la mano.
Un clacson suona e un ragazzo in bicicletta lancia un urlo al suo amico e ora vedo tutto di nuovo: i negozi vecchi e impolverati, suppongo con la stessa polvere di allora, e alcuni scomparsi per avanzata età del titolare e gli orologi a cucù, questi sono sicura sono davvero gli stessi, e più avanti il bar del biliardo, trasformato in locale fashion-trendy con il cartello che indica l’ora dell’happy hour, e all’angolo la tabaccheria non c’è più. Al suo posto l’ennesimo negozio di telefonia.
Controllo l’orologio e vedo che è ora di andare: la riunione aspetta e le strade della mia vita mi riportano sempre sui miei passi. Non sono più adolescente ma ho ancora delle cose da fare. Allungo il passo e guardo il cielo: la minaccia di pioggia sembra scomparsa.

21 aprile 2005

** il testo è un ripescaggio da un mio vecchio blog. Ogni tanto proporrò qualcosa. Mi sono accorta di avere scritto tante cose inutili. Non vorrei che chi non mi conosceva all’epoca ne restasse privo ;)

*** inoltre, se seguite questi post (tag: ripescaggi dai miei blog), avrete la possibilità di giocare al Quali post sono dello stesso blog?. Cosa si vince? Grande soddisfazione, ovvio. Poi vedremo (info nel post).

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...