La rabbia di Fabio – un brano di La centesima finestra

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“Fabio chiuse la porta e andò verso la libreria. Sul ripiano centrale c’era l’impianto con il lettore cd. Andò a colpo sicuro senza leggere i titoli, ne prese uno, lo tolse dalla custodia e lo inserì nel lettore. Mise il volume al massimo – Laura, dopo il malessere di poco prima, dormiva, ma la camera era in fondo al corridoio, e Marta era uscita per la spesa accompagnata da Antonio – e si predispose all’ascolto della Nona Sinfonia di Mahler. I toni cupi e l’atmosfera tardo romantica erano la colonna sonora adatta per i suoi pensieri. L’ultima sinfonia che Mahler aveva scritto – la decima era rimasta incompiuta alla sua morte – suggellava ciò che provava, quel diffuso “senso della fine” che gli opprimeva l’anima. Si mise sul divano, deciso ad ascoltarla fino in fondo. Il primo movimento durava circa mezz’ora; si predispose alla concentrazione necessaria. Chiuse gli occhi e puntò l’attenzione sulle note e sui movimenti della musica: le visioni che si ricorrevano nella sua mente raffiguravano un mondo scuro e dalle forme ambigue, un luogo dove tutti i sogni sono destinati a naufragare. Nel brano, anche i passi più gioiosi venivano cancellati brutalmente dalla certezza della fine. C’erano momenti di violenza sonora seguiti da passaggi desolati. La sinfonia era complessa, tormentata come lo era stato Mahler; in certi punti i suoni davano alla musica un aspetto addirittura “sgangherato”.

Teneva gli occhi chiusi e lasciava che la musica lo sommergesse e lo invadesse: desiderava esserne annientato. Se si potesse cancellare tutto. Se la vita si potesse spegnere girando una manopola. Le note entravano in lui, i colpi gli conclamavano il dolore; i silenzi improvvisi, quando la musica si calmava, lo disorientavano. Aveva bisogno di fragore, di distruzione. La Wiener Philharmoniker si zittì – il Maestro Leonard Bernstein li aveva condotti in modo eccellente fino al disfacimento finale – e Fabio si alzò di scatto. Andò verso la libreria, fermò l’impianto e creò il silenzio. Andò alla finestra, scrutò la luce esterna, richiuse le tende e si voltò. Guardò la libreria: molti libri, un peso enorme, ma poco rumorosi. Passò al mobile e all’impianto stereo, al televisore al plasma e al resto degli oggetti tecnologici di cui aveva una fornita dotazione. Fece scivolare lo sguardo come se gli oggetti fossero merce in vendita su uno scaffale di supermercato.
Sul tavolo centrale c’era un vaso – un Lalique pregiatissimo di cristallo nero che Laura aveva desiderato a lungo e che lui le aveva comprato poche settimane prima – pieno di rose rosse, gialle e bianche. Due passi colmarono lo spazio tra la finestra e il tavolo; Fabio prese il vaso, lo sollevò e lo scagliò sul pavimento. Il fragore gli fece aprire le labbra in un ghigno di soddisfazione. ”

Passi di: Morena Fanti. “La centesima finestra”. iBooks.

Chi vuole saperne di più, visiti la pagina del romanzo.

* qualche giorno fa, in questo post, ho parlato dell’ira e ho promesso di postare questo brano perché mi pare raffiguri la rabbia che ci può prendere in certi momenti, quella “distruttiva per rivalsa”, che ci porta a fare del male alla persona amata (cosa che naturalmente noi personcine ammodo non facciamo) tramite i suoi oggetti. Fabio in questo brano distrugge un vaso di Lalique, un oggetto che all’epoca in cui scrissi il romanzo costava 3.600 euro e che lui stesso aveva regalato alla moglie. Prima di scagliarlo a terra, ha valutato ogni oggetto presente nella stanza e di ognuno ha pensato al fragore che avrebbe causato. Quando vede il Lalique sente che è proprio lui, l’oggetto che gli servirà per placarsi temporaneamente: il vaso farà molto rumore e, cosa più importante, è un oggetto che la moglie – la persona che lo ha portato a provare questo sentimento di ‘rabbia’ –  ama. Per lui il costo del vaso non ha nessuna importanza, e spesso non l’ha nemmeno per noi, anche se i nostri vasi preziosi costano 100 euro: nello sfogo d’ira, il prezzo non conta, ciò che conta è ferire la causa del nostro star male.
Colpire un oggetto è anche un gesto ‘sano’: ci aiuta a sbollire ed evita che si possa far male alle persone. E ovviamente, l’oggetto da colpire deve essere di nostra proprietà, non una fontana del 1600.

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4 pensieri su “La rabbia di Fabio – un brano di La centesima finestra

  1. Bello il brano letterario.
    Il vaso di Lalique…..in un impeto d’ira non lo avrei mai rotto, non tanto per il prezzo, quanto per la sua bellezza. Per fare del male alla persona che mi ha ferito, preferirei dirle quello che penso, guardandola bene negli occhi e darle anche possibilità di replica. Sfasciare una bella opera d’arte trovo che sia piuttosto assurdo, a mio parere. Nulla in contrario a mandare in frantumi della paccotiglia kitsch e di cattivo gusto.

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    1. Grazie Neda. Ci sono delle occasioni in cui non puoi, o non riesci, a dire la tua rabbia (che è poi dolore) all’altro. In questo caso Fabio non si sentiva di dire nulla a sua moglie. Inoltre stava ancora elaborando la faccenda.
      Poi, per lui il Lalique è cosa da nulla, in quanto se lo può ricomprare: tutti i personaggi buoni si assomigliano, ma ogni personaggio fetente (o altro) lo è a modo suo.

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