Lasciare la zavorra: funziona anche nella scrittura

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Pochi giorni fa ho fatto una cosa che vi farà gridare allo scandalo. Ma l’ho fatta con decisione – come ho scritto più di una volta, le cose si fanno solo facendole, assioma che vale anche per la scrittura – e senza recriminazione. L’ho fatto perché in questo momento è per me la ‘cosa giusta’.
Sono passati solo tre anni dal mio trasloco in questa casa – e ricordo che all’epoca mi disfai di moltissimi oggetti, regalandoli in giro e buttandoli nelle varie differenziate – ma già iniziavo a sentirmi soffocare dalle troppe cose accumulate. Ho preso, quindi, la decisione di liberarmi di nuovo e di alleggerirmi: lo sapete che le ‘cose’, se sono troppe, tendono a soffocarci, a toglierci libertà?
Ma da dove iniziare per compiere una simile operazione? Dalle cose che ci stanno sotto gli occhi sempre, per passare poi a quelle nascoste, a quelle che manco sappiamo di avere, e che sono perciò del tutto inutili.
Le cose che a me stanno sotto gli occhi sempre sono i libri. Vi vedo già sgranare gli occhi: “Non avrai mica gettato nella campana della carta tutti quei tesori?”
Certo che no. Mi piange il cuore mettere un libro nel cassonetto: anche nel periodo trasloco mica li ho buttati, li ho regalati a parenti e amici e anche alla biblioteca (operazione complessa: bisogna compilare una distinta peggio che alla banca e bisogna scremare, non prendono tutto, ad esempio, i libri di poesia non li vogliono e io ne avevo tantissimi).
Quindi, stavolta ho iniziato a cercare su internet. La vendita l’ho esclusa subito: io, tramite web, non so vendere neppure un condizionatore a un abitante (se ci fosse) del Deserto del Lut dove si raggiungono i 70°.
Cercando, ho comunque trovato una soluzione di cui vi dirò nel prossimo post.
Oggi voglio continuare il discorso sull’alleggerimento, e lo farò parlando di scrittura. Avete presente quei paragrafi pieni di troppe descrizioni, di particolari che non capite a cosa possano servire, di nasi adunchi, unghie grigie, capelli sfibrati, fianchi molli, piedi incurvati e albe grigie, alberi svettanti, neve sporca e pettirossi affamati, donnole arruffone e galline impaurite, volpi furbe e lupi cattivi e agnellini tremanti, il tutto nella stessa lunghissima, abnorme, illeggibile frase?
Nessuna sorpresa se il lettore si sentirà soffocare e abbandonerà la lettura. Come rimediare? Solo l’ascia ci può aiutare: eliminare l’inutile darà al resto maggiore forza. E farà respirare chi legge.
Provate: prendete una frase e provate a eliminare una parola. Leggetela e ditemi se il resto non acquista più forza, non diventa più incisivo.
Lo so, volete l’esempio:

“Si trascina sino al muro, quando ci arriva appoggia la schiena, si gira e guarda.”

Com’è questa frase? È possibile eliminare qualcosa?

* nella foto, la sezione di Stephen King. Manca On writing perché abita, da sempre, il mio comodino.

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8 pensieri su “Lasciare la zavorra: funziona anche nella scrittura

  1. “Si trascina sino al muro, appoggia la schiena, si gira e guarda.” 🙂

    Anch’io dovrei alleggerirmi parecchio dei libri, ma non trovo il coraggio. Attendo il prossimo post per la tua soluzione.

    Buona giornata!

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  2. Dei libri credo che non riuscirei mai a staccarmi, certo però, che se uno ne sente la necessità, allora deve farlo!
    😉 Sono curiosa di sapere come hai fatto!

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    1. Giuse, anch’io dicevo così, ma quando ti trovi con tanti libri ‘vecchi’ di vent’anni, libri che non sono ‘classici’ e che hai comprato in un momento diverso, e i suddetti libri minacciano di crollarti addosso, liberarsene è una mossa necessaria.

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      1. 😀 effettivamente non l’avevo vista da questo punto!
        Però buttare un libro o separarmene mi mette ansia. Sono ricordi in ogni caso.
        🙂

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