I giorni dell’abbandono – impressioni di metà lettura

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Alla fine ho ceduto a Elena Ferrante, la scrittrice (o scrittore) di cui nessuno sa nulla e men che mai il nome. Tutti ne dicono meraviglie e volevo rendermi conto di come sia questa scrittura che pare ai più tanto interessante. Se poi fosse davvero una donna, e italiana per giunta, ci sarebbe da gridare al miracolo.
Com’è quindi la scrittura di Elena Ferrante?
Buona, potente e incisiva. Una scrittura che merita attenzione.
Sono a metà libro, circa, e ieri sera ho spento la luce con un senso misto tra rabbia e sdegno. La scrittura resta sempre buona e presumo lo sarà fino alla fine del libro (ma, tranquilli, ve ne renderò conto, siete avvisati), ma la storia sta cedendo a un carrozzone di guai che porteranno al disastro, lo sento. Ho lasciato il povero cane in una pozza del suo vomito, o sangue, o tutti e due, il bambino con la febbre alta, la porta blindata che non si apre, i telefoni, il fisso e il cellulare, che non funzionano, nessuno nel palazzo perché siamo in agosto e sono tutti in vacanza. Temo fortemente per la vita del cane e immagino che quando riaprirò il libro lui sarà morto (avvelenato dallo spray antiformiche che la protagonista ha lasciato in giro per casa dopo averlo abbondantemente spruzzato ovunque, così deduco da ciò che ho letto ma ancora non lo so), il bambino sarà in pericolo e lei sarà completamente fuori di testa, cosa che finora le è riuscita benissimo.
Mi è piaciuto il senso di straniamento della protagonista abbandonata dal marito. L’abbandono può creare ciò che lei vive sulla carta e Ferrante ha saputo [de]scriverlo con lucidità e acume. Non mi è piaciuto il linguaggio davvero molto volgare: non sono una che si scandalizza e certe parole le uso pure io, ma mi è sembrato che l’autore (mica si sa come chiamarla ‘sta Ferrante) abbia caricato troppo la scrittura: tante parolacce rendono il testo più pesante non più vero, a mio parere.
E, nel punto specifico in cui mi sono fermata ieri sera, mi ha disturbato questa concentrazione di sfighe: In uno stesso momento non posso avere il cane che sta morendo, il figlio con la febbre alta, nessuna possibilità di chiedere aiuto perché i telefoni sono fuori uso, non potere uscire per chiamare qualcuno perché la porta blindata, chiusa dall’interno, non si apre più, nessun condomino che possa sentire le mie richieste d’aiuto. No, è troppo. Non so come la sbroglierà ma qui c’è stata una caduta.

*Se volete saper di più su Elena Ferrante, che nel novembre 2014 è stata inserita in una lista dei cento pensatori più influenti dalla rivista Foreign Policy, potete leggere la sua pagina wikipedia: una pagina per un autore che si nega al pubblico dei suoi lettori. Una scelta che potrebbe anche essere ‘giusta’: è vero che i libri esistono in proprio e che sono indipendenti da chi li ha scritti, ma a volte queste scelte mi sembrano operazioni commerciali, scelte fatte a tavolino. Se uno sa scrivere, cosa può cambiare per lui fare conoscere il proprio nome? Può scegliere ugualmente di non mostrarsi in pubblico, di non fare presentazioni: l’alone di mistero ci sarebbe comunque. La curiosità continuerebbe a esserci.
Cosa ne pensate? Conoscete i libri di Ferrante? Cosa vi sembra della sua scrittura?

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17 pensieri su “I giorni dell’abbandono – impressioni di metà lettura

  1. Ho letto la quadrilogia de “L’amica geniale”, molto avvincente soprattutto nei primi tre capitoli della saga ma non conosco nessuno dei suoi libri precedenti di cui non ho sentito giudizi altrettanto favorevoli. Mi sembra di intuire che nella saga sia la scrittura che la trama siano più equilibrate e in particolare non ho riscontrato la volgarità di cui fai menzione riguardo ai “Giorni dell’abbandono”. Forse ha aggiustato il tiro strada facendo, chiunque sia.

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  2. Non ho letto nulla volontariamente. Da operatore della comunicazione e dell’editoria, posso dire che la strategia straniante di una presenza\non presenza sta dando i suoi frutti a livello di marketing. Desta molta curiosità. Qualcuno che si propone solo con le sue parole, senza avere una biografia conclamata, o semplicemente pubblica, è una vecchia novità che, per ora, sta vincendo.

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  3. Io ho letto tutto, ammaliata dalla scrittura, ma alla fine, nelle ultime pagine della quadrilogia dell’amica sono rimasta spiazzata: mi sono chiesta come fa una donna sessantenne dire che e vecchia, quando lo sappiamo che a sessant’anni siamo ancor a giovani e piene di progetti! Allora ho temuto ch e fosse un puro esercizio editoriale. Il dubbio rimane e anche la percezione di tante e tante frasi fatte. Ma mi sono divertita!

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  4. a detta di molti la Ferrante sarebbe Domenico Starnone, coadiuvato dalla moglie Anita Raja, qui c’è un articolo di Repubblica che racconta il suo romanzo “Lacci” che sarebbe poi – in maniera davvero inquietante – il seguito preciso e sputato di “I giorni dell’abbandono”:
    http://www.repubblica.it/cultura/2014/10/14/news/domenico_starnone_vi_ricordo_la_ferrante_e_allora_-98059631/
    qualcuno però dice che il personaggio Ferrante sia stato creato a tavolino da Sandro Ferri e consorte, cioè gli editori della casa editrice e/o che hanno lanciato la Ferrante, e allora sarebbe semplicemente un’operazione di marketing ben congegnato il mistero attorno all’autore/autrice, che rafforza il successo dei libri venduti… mah!
    io propenderei per entrambe le cose: la e/o ha creato il personaggio e Starnone si sarebbe messo all’opera, si può rinunciare a una ulteriore popolarità in cambio di un pingue diritto d’autore, non vi pare? tanto più che Starnone, anche in questa intervista di Repubblica, dice che lui non ha un rapporto sacrale con la scrittura, per lui è gioco, divertimento… appunto! 🙂

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  5. Mai sentita nominare e sinceramente quanto hai scritto sul suo libro non mi invoglia per niente a farne la conoscenza, cosa molta strana da parte mia che solitamente invece mi incuriosisco subito quando si parla di libri, anche se ci sono pareri sfavorevoli da parte di chi ne fa “recensione personale” (sto dicendo in generale, non di te Morena).
    Un caro saluto, Patrizia

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