Il self-publishing ucciderà l’editoria

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Fermi! Vi ho visti saltare sulla sedia. So cosa state pensando: “Ma cosa dice questa? L’editoria non teme dei tizi qualunque che credono di sapere scrivere e si devono pubblicare da soli perché nessuno li vuole”.
Ma allora siete malati pure voi di snobismo intellettuale, allora ditelo che non sapete vedere oltre.
Il self-publishing non è la vanity press, una pratica dalla quale molti rifuggono anche se qualcuno ancora non ha capito la differenza tra le due.
L’autopubblicazione è un modo immediato di togliersi dai piedi quel testo che hai corretto duecento volte e che vuoi condividere con gli altri. È un modo che l’autore sceglie per rendere disponibile il suo scritto e vedere che reazioni suscita. È la scelta consapevole di mettersi in gioco impegnando tutte le proprie risorse e diventando – come pare di moda dire, l’ha scritto perfino Giulio Mozzi, anche se ora non trovo più il post – “editore di se stesso” : vi ricordo che per arrivare all’autopubblicazione bisogna dedicarsi alla revisione, all’editing, all’impaginazione, alla creazione dell’ebook, passando per tutte le scelte editoriali, quali la piattaforma da usare, gli store in cui vendere l’oggetto del commercio, la creazione della copertina (o la scelta della persona di fiducia che la creerà), la scrittura della sinossi e della scheda libro, o quarta di copertina. Infine, last but not least, decidere il prezzo di vendita.
Ma, e qui viene la nota dolente per tutti, non solo per l’editoria.
Cosa accadrà tra poco? Cosa sta già accadendo e in pochi paiono notarlo? Molti scrivono articoli su quanto sia deleteria la pratica del self-publishing , finta democratizzazione che appiattisce e porta al ribasso la cultura: “senza cernita dell’editoria escono prodotti di scarso valore e se pubblicano tutti non significa che siano opere degne di”. Tanti si fissano solo sugli aspetti visibili, su quelli che vogliono evidenziare. Ma, dietro queste frasi immediate, dietro questa esteriorità della faccenda, c’è molto altro, diverse cose che porteranno ripercussioni sul sistema editoria.

  • Oltre agli autori sconosciuti, ci sono anche autori noti e pubblicati che decidono di promuovere alcuni loro testi in digitale e (perché farlo con una casa editrice digitale quando se faccio da solo ho il triplo di entrate?) si autopubblicano con una della piattaforme disponibili e ora sono davvero tante.
  • Molte (quasi tutte) CE grandi e medie (forse quelle più ‘commerciali’) decidono di aprire al digitale e si creano piattaforme proprie.

L’accessibilità al sistema fa sì che sempre più autori decidano di tentare e creare in proprio l’ebook del loro romanzo o libro di racconti. Sappiamo tutti che in mezzo c’è tanta fuffa, d’altronde non ce n’è forse tanta anche nei libri pubblicati dalle grandi CE?
Ma, in mezzo alla fuffa, non fosse altro che per un calcolo probabilistico, ci sono anche tanti autori che si sollevano dal gruppo, con una voce propria, non omologata, che stanno creando (all’inizio sarà “tentando di” ma è tutta gente che studia e migliorerà, credetemi) Arte. Gente che, avendo pubblicato il primo ebook stanchi di attendere risposte che non arrivavano, troveranno questa strada sempre più comoda e pubblicheranno anche un secondo e un terzo libro, senza neanche (mai più) spedire il testo agli editori.
Siete ancora increduli, vi capisco. Ho iniziato a riflettere su questa faccenda e a capire cosa c’è dietro il dito che indica la luna, quando Marco Freccero (posso fare nome e cognome perché questa cosa l’ha scritta lui stesso nel suo blog e non sto rivelando nulla di segreto) ha detto che sta revisionando il suo secondo libro di racconti per pubblicarlo. Ha detto che sceglierà anche stavolta la strada del self-publishing, come per il precedente Non hai mai capito niente. Allora devo dire che un po’ di rabbia mi è salita in gola: è il momento in cui ho inquadrato bene la situazione.
Esamino la strada seguita da Freccero: dopo avere scritto il suo primo libro di racconti, rivisto, riletto e corretto, e averlo spedito a qualche editore e avere atteso il relativo tempo che nessuno sa quale debba essere ma di certo sappiamo essere molto lungo, ha deciso di pubblicarsi da solo, ed è diventato il famoso “editore di se stesso” di cui sopra.
Cosa è accaduto poi? Che Freccero, il quale peraltro scrive bene, ha una tematica originale, molto fuori schema, e una scrittura precisa che punta a scovare storie che sono semplici solo all’apparenza, tanto che nessuno pare vederle prima che lui ce le indichi, ha continuato a scrivere e a studiare per migliorarsi, e difatti si migliora e termina anche questo secondo libro di racconti e si prepara a pubblicare seguendo la medesima strada del primo libro. Il tutto senza interpellare nessuno, perché una volta che si è provata la strada, si finisce per averla sempre davanti, pronta all’uso. Sapete come si dice, no? “Il più è la prima volta”.
Dov’è il punto, mi direte? Vi vedo confusi.
Il punto è che un autore che sta cercando di fare il meglio, e che ha le potenzialità per fare qualcosa di buono, finisce per non spedire più a nessun editore. Si pubblica da solo e se ne frega.
Fra poco tempo, pochi anni? pochi semestri?, gli editori riceveranno solo libri dei soliti noti e pubblicheranno quei loro libri scritti su commissione da un ghostwriter e firmati dal personaggio famoso, dall’idolo del momento.
E l’editoria sarà morta.
Non che adesso sia viva, ma almeno un po’ di respiro poteva ancora trovarlo.

Ditemi che ho torto.

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6 pensieri su “Il self-publishing ucciderà l’editoria

  1. Premettendo che non ho ancora scritto il famoso manoscritto da inviare alle case editrici e che l’unico libro – di poesie – pubblicato l’ho pagato (e di questo ho già detto più volte di essermi pentita), io sono una fan dell’auto pubblicazione, sia in cartaceo che in ebook.
    Proprio ieri ho ricevuto un sacco di complimenti, a cui non sono abituata devo dire, da una persona che non sapeva nemmeno che io scrivessi e che, scoprendolo, aveva voluto acquistare il mio libro di racconti.
    Questo per dire che se non avessi pubblicato da sola, avrei perso certo almeno un lettore. 🙂
    E comunque aver venduto qualche libro e qualche ebook è un’immensa soddisfazione, anche per chi sa benissimo di non essere destinato alla notorietà.

    Non so se le case editrici effettivamente scompariranno nel tempo, ma di certo oggi investono molto meno nella ricerca di novità e anche nella preparazione dei libri, considerando i tanti errori che trovo leggendo.

    Buona giornata!

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  2. Non solo non hai torto, ma nel self-publishing io intravedo anche un’altra strada per il “povero” esordiente…
    Vedi, l’esordiente oggi ha due vie possibili da percorrere: la prima è quella di spedire il manoscritto alla casa editrice di turno; la seconda provare ad auto-pubblicarsi. Questa seconda possibilità una volta non c’era.
    Ora, mettiamo che si voglia tentare comunque la prima, perché la pubblicazione con una CE, soprattutto se importante, dà sempre un valore, almeno morale, più elevato al libro e all’autore; che sorte avrà il manoscritto? Assieme a centinaia di migliaia di altri manoscritti finirà a impolverarsi in qualche oscuro scantinato, in attesa di essere letto, svogliatamente e con una certa rapidità, da qualche impiegato sfortunato. Attesa che si protrarrà per non meno di sei mesi… se non un anno. Un anno è un tempo davvero lungo. La risposta, inoltre, arriverà solo se positiva. Questo significa che dopo un tempo che va dagli otto mesi all’anno e mezzo ci si può mettere l’animo in pace, se nel frattempo al risposta non è giunta. Questo, senza voler essere in mala fede e dando per scontato che i manoscritti vengano davvero letti, letti tutti. Cosa che, visti i flussi dichiarati dalle stesse CE, ritengo improbabile. Ma mettiamo che la risposta arrivi. Siamo bravi, siamo anche fortunati, la storia è abbastanza originale senza tuttavia esserlo eccessivamente, quindi la risposta arriva. Che risposta sarà? Un contratto editoriale, se va bene, molto svantaggioso per l’autore sconosciuto…!
    La seconda strada, invece, quella dell’auto-pubblicazione, permette all’autore di confrontarsi direttamente con il suo pubblico e, in tempi non biblici, gli permette almeno di farsi conoscere. Se poi, l’autore in erba, dovesse essere davvero bravo e anche fortunato – la fortuna è una caratteristica da tenere sempre in considerazione purtroppo – saranno le case editrici a farsi avanti. Questo accorcia i tempi e migliora l’eventuale proposta editoriale a vantaggio (mai troppo) dell’autore. Insomma, non so se la stessa cosa valga anche per lo scrittore già quotato, ma per l’autore sconosciuto, il self-publishing, presenta solo vantaggi.

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  3. Devo dire che il self mi attira non poco, ma allo stesso tempo mi spaventa, anche se l’idea di essere indipendente e di autogestire tutto cio` che ruota intorno al mio romanzo, non e` una cosa da sottovalutare!!!

    Bell’articolo e interessante!

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