Noia

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È come avere male ai denti, senza che sia davvero dolore. È quel senso di presenza scomoda, quel disgusto leggero che non sai da dove proviene ma sai dove vorresti mandarlo.
Forse è solo mollezza intellettuale, legacci alla mente che impediscono di andare, operare, fare, baciare (lettera, testamento). E quindi, disgusto di sé e del poco che si fa.
Come togliere i legacci? Come liberare il pensiero e dargli spazio?
Giocare al lotto e sperare in una vincita milionaria, sognare viaggi intorno al mondo e nuovi stimoli esterni. Perfino un nuovo amore.
Sognare, però, non porta a fare. Solo se sai quando staccarti da quella finestra della mente e inizi a muoverti.
Andare avanti: non si fa da seduti.

Slacciare i polsini,
allacciare le scarpe,
pulirsi la bocca,
riempire la borsa,
aprire la mente
scoprire il cuore.

Sulla noia hanno discettato i grandi pensatori e filosofi del passato, segno che questo sentimento ha sempre albergato le anime di ogni tempo e ha sempre creato quel vuoto, quell’insoddisfazione che macera l’anima e che ha portato molti a un gesto estremo. Che porta ancora oggi a questi gesti.
Molti confondono la noia con l’annoiarsi. Non c’entra con il “non fare nulla” che a volte pratichiamo, ad esempio stesi davanti al mare a fissare l’andirivieni delle onde, non c’entra con una domenica intera passata sul divano a guardare vecchi film. La noia è una sensazione che prende dentro e che non dura un pomeriggio, è una faccenda che ti aggrappa come un coltello che fruga e che non lascia respiro, è un malessere sottile che non sai descrivere e non riesci ad allontanare. Annoiarsi, invece, è una cosa passeggera che dipende da fattori esterni e che può anche risultare utile: nell’inerzia di certi momenti si coltivano pensieri e idee. Una noia a tempo è una faccenda sana. Il non annoiarsi porta alla mediocrità, afferma lo psicologo Patrick Lemoine nel suo saggio Annoiarsi che felicità!. Non è la stessa cosa della vera noia, quella che ti blocca e che diventa accidia. Eppure, in fasi ricorrenti, credo ne siamo tutti malati.
C’è ancora un altro tipo di noia: a me accade di annoiarmi a una riunione barbosa, ma anche a una ‘festa’ in cui si parla di cose che non mi interessano. Però direi che questa ‘noia’ è mancanza di stimoli, è fastidio, antipatia per alcune cose. Quanti modi diversi di intendere cose che sembrano simili tra loro ma non sono uguali.
Come si esce da queste sensazioni? Oltre a cambiare visione del mondo, come suggerisce Snoopy.
E voi, di quale noia soffrite?

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5 pensieri su “Noia

  1. che discorso intenso e profondo che condivido appieno. A me personalmente fare tutti i giorni le stesse cose quindi fondamentalmente la monotonia e non sempre riesco a trovare nuovi stimoli

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  2. Mi annoia dover ripetere tutti i giorni le stesse cose, il mio lavoro è impegnativo ma nello stesso tempo monotono, non è certamente un lavoro che da la possibilità di svago… ma quello che mi annoia ancora di più sono le situazioni dove ci sono persone che ripetono sempre sempre sempre le stesse cose, come un disco rotto…. (sono cattiva vero? )
    Ciao, Pat

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  3. La noia… o depressione? Un filo sottile che delimita i due campi.
    In realtà non lo so. Molte volte è solo l’ambiente che ci circonda a diventare noioso e insopportabile. Basterebbe cambiare aria per avere il brivido della novità.
    Il coraggio però deve essere compreso nell’attrezzatura, altrimenti…

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